Tav, in vista la ratifica E si prepara l’assedio

Loading

Il governo italiano vuole arrivare con i compiti a casa già fatti e chiudere l’iter di recepimento dell’accordo internazionale sull’opera iniziato il 30 gennaio 2012. In realtà, come hanno fatto notare i 5 Stelle, il trattato sarà ratificato solo a metà dal parlamento italiano. Mercoledì 20 solo la Camera – salvo clamorosi ripensamenti – l’avrà approvato in prima lettura. Il testo dovrà poi andare al Senato. E non è detto che non possa ritornare alla Camera. Questa è l’ultima anomalia di un progetto contestatissimo per cui saranno stanziati 8,2 miliardi di euro (previsti nel progetto preliminare), ma che non inizierà dopo la ratifica dei parlamenti italiani e francesi. Sarà infatti necessario il via libera da parte dell’Unione Europea che dovrà erogare il 40% dei finanziamenti per completare la tratta trans-frontaliera da Susa-Bussoleno a Saint-Jean-de-Maurienne. Per i No Tav si tratta di un «accordo capestro» che impone all’Italia di pagare il 58% dei costi per 12,1 km di tunnel in territorio italiano (in totale sono 57,1), pagando un costo 5 volte superiore rispetto a quello dei cugini d’Oltralpe. Secondo i No Tav l’Italia «regalerà» alla Francia 4.365 miliardi di euro. Per quanto riguarda il traffico passeggeri dal 1991 si è dimezzato attestandosi a 700 mila viaggiatori all’anno (un decimo delle previsioni). Il traffico merci (su strada e ferrovia) è passato da 8,6 milioni di tonnellate a 2,4 milioni in 10 anni (dal 2000 al 2009). Per quale ragione si continua ad insistere su questa opera? Nessuno è riuscito a dare una risposta a questa domanda. Ora che siamo arrivati (quasi) all’atto finale, i No Tav scenderanno in piazza a Roma per contestare il bilaterale italo-francese mercoledì 20 novembre. Lo ha annunciato sabato scorso Alberto Perino, uno dei portavoce del movimento, al telefono con l’assemblea affollatissima della «sollevazione contro la precarietà» che si è tenuta nell’aula 1 della facoltà di Lettere della Sapienza. Quel giorno i movimenti per il diritto all’abitare e tutti gli altri soggetti che hanno partecipato alla manifestazione del 19 ottobre a Roma torneranno ad «assediare» i palazzi e a chiedere l’investimento dei fondi per la realizzazione della Tav Torino-Lione per l’emergenza abitativa, il welfare, la scuola o l’università, la sicurezza del territorio. Il percorso di avvicinamento a questa manifestazione è costellato da una fitta serie di appuntamenti.
Il primo sarà in Val di Susa sabato 16 novembre a cui parteciperanno 15 sindaci No Tav e anche quello de L’Aquila Massimo Cialente. In contemporanea, il movimento appoggia la grande manifestazione contro il «biocidio» che si terrà a Napoli. Nell’assemblea (continuata domenica in un’occupazione in via delle Province a Roma) si è fatto riferimento anche alla manifestazione a difesa dei beni comuni e dell’Ex Colorificio sgomberato a Pisa che si terrà nello stesso giorno, oltre che le manifestazioni studentesche di venerdì 15 novembre. La mobilitazione continuerà con iniziative sul tema della casa (29 e 30 novembre) e contro il carovita e la precarietà (a dicembre). I movimenti si interrogano sull’auto-organizzazione, sul rifiuto della delega, e ritengono di sviluppare «forme di illegalità diffusa e di massa come rifiuto della crisi e dell’austerità».


Related Articles

Russia, incendio su un sottomarino nucleare “Ma non c’è stata fuga radioattiva”

Loading

MOSCA – Disastro sfiorato a Murmansk, per un incendio divampato a bordo del sottomarino nucleare “Yekaterinburg”, fiore all’occhiello della Flotta navale russa.

Eventi estremi, non bastano gli allarmi

Loading

   Fiumi in città  – Foto: diariodelweb.it

Siamo in autunno e cominciano a susseguirsi gli allarmi per perturbazioni cariche di pioggia. Gli aggettivi si sprecano, gli avvertimenti pure e le polemiche politiche sono dietro l’angolo. Intanto il paese frana. Gli eventi estremi saranno sempre più abituali, ammonisce il capo della Protezione Civile. Ricordiamo che fino a ieri la guidava Bertolaso, vicinissimo a Berlusconi, che dava lezioni agli americani dopo il terremoto di Haiti e che qui prometteva le new town invece di ricostruire l’Aquila. Purtroppo non è soltanto una questione di uomini ma di un’Italia piegata dall’incuranza generalizzata del nostro territorio e piagata da abusi edilizi, inquinamento di mari e fiumi, sfregi senza apparente soluzione. Ancora una volta non ce la possiamo fare da soli. Forse l’Europa o provvedimenti a livello globale ci salveranno. Perché gli eventi estremi minacciano il pianeta.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment