Il calo della spesa frena i prezzi, debito record

ROMA — I l 2013 si è chiuso lasciando al nuovo anno un’inflazione in calo. Ma il raffreddamento dei prezzi è una notizia da leggere con attenzione e prudenza visto che l’economia ristagna, non cresce e che i consumi al contrario continuano a diminuire. Un’indagine della Coldiretti ipotizza addirittura che quasi il 70% degli italiani abbia rivisto al ribasso le proprie abitudini di spesa. L’immagine dell’Italia che esce dalle rilevazioni dell’Istat sui prezzi è quella di un Paese fermo e preoccupato per il futuro. Con la deflazione in agguato, il Paese deve poi fare i conti con un debito che, mese dopo mese, macina inevitabilmente record. Ma anche quella della ennesima impennata del debito a oltre 2 mila e 100 miliardi di euro in novembre, comunicata dalla Banca d’Italia, è una notizia da leggere con attenzione.
Iniziamo dai prezzi: in dicembre, dice l’Istat, sono aumentati dello 0,2% rispetto a novembre e dello 0,7% rispetto a dicembre 2012. Il tasso di inflazione medio del 2013 è stato dell’1,2%, in «netta decelerazione» nei confronti del 3% del 2012. In dicembre l’andamento dei prezzi è stato influenzato in molti casi dal periodo festivo come per esempio in quello dei biglietti aerei, rincarati del 9,2% su base mensile ma diminuiti dello 0,8% su base annuale. In linea generale a determinare il ritmo del tasso dell’inflazione sono stati i rialzi dei prezzi degli alimentari non lavorati, in particolare della verdura, il recupero della flessione dei prodotti energetici e l’accentuata contrazione nel settore delle comunicazioni. Tra i rincari spicca anche l’aumento dei servizi regolamentati, in particolare della raccolta di rifiuti, salita del 6,4% su base mensile e del 14% su base annuale. Più del dato mensile, è comunque più significativo quello tendenziale o quello medio. Sotto questo punto di vista a registrare i maggiori rincari sono stati i beni alimentari, in particolare come si è detto le verdure — e questo ha contribuito a far salire dello 0,5% su base mensile e dell’1,2% su base annua i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie — il latte fresco, i crostacei e meno la carne.
Di contro sono diminuiti frutta, zucchero e caffè. Nella media nel 2013 sono aumentati dell’1,7% beni energetici regolamentati (in calo solo negli ultimi mesi dell’anno). Tra i beni durevoli, nel diversificato paniere di beni delle rilevazioni Istat, emerge il rincaro dei fiori. I prezzi dei servizi sono saliti più di quelli dei prodotti se si fa eccezione di quelli per la comunicazione (calati del 4,6%) nella media del 2013. In salita i «pacchetti vacanza» soprattutto nazionali e di montagna (+17,2% su base annua) mentre sono calati i servizi di alberghi e motel (-1,5% su base annua). L’Istat infine segnala che è L’Aquila la città con rincari tendenziali più elevati (+1,3%) mentre a Livorno (-0,2%) ma anche a Palermo, Venezia e Treviso i prezzi sono risultati in flessione (-0,1%).
Dall’inflazione al debito pubblico, che in novembre ha raggiunto il nuovo massimo storico di 2.104,1 miliardi, 18,7 miliardi in più di ottobre. L’aumento — spiega la Banca d’Italia, che ha diffuso il dato — è riconducibile principalmente al fabbisogno del mese (6,9 miliardi) e all’aumento (11,5 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro che hanno raggiunto 59 miliardi, un surplus di raccolta sui mercati che è stato però in buona parte assorbito in dicembre quando il debito dovrebbe, come sempre, ridursi. L’incremento nei primi undici mesi dell’anno (114,6 miliardi) ha riflesso principalmente il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche su cui ha inciso anche per 12,8 miliardi il sostegno finanziario ai Paesi dell’area dell’euro che dal 2010, segnalano ancora i dati della Banca d’Italia, è stato pari a 55,1 miliardi.
Nei primi 11 mesi dell’anno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), in lieve calo rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (340,7 miliardi).
Stefania Tamburello


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