Thailandia Ucciso mentre parla alla folla il leader dei falchi della protesta

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La sua morte attribuita ai gruppi progovernativi potrebbe essere il segnale di un sanguinoso salto di qualità dello scontro. Il corteo guidato da Tharatin aveva sfilato davanti a uno dei 50 seggi alla periferia della capitale dove una parte degli elettori thai poteva votare
con una domenica di anticipo rispetto alla data del 2 febbraio stabilita dal governo – nonostante il boicottaggio dell’opposizione che teme brogli – per eleggere la nuova maggioranza. Davanti al tempio buddista di Sri Eiam nel distretto di Bang Na, mentre Tharatin parlava sotto il sole cocente coperto da un cappello a falde larghe, un gruppo di giovani giunto a bordo di decine di motociclette ha iniziato a sparare contro di lui e la folla che lo circondava. Suthin è caduto fuori dal camion colpito alla testa e al collo, e almeno altri nove suoi compagni sono rimasti feriti. Una parte dei motociclisti – secondo testimoni anti-governativi – lasciava la scena per dileguarsi lungo le strade adiacenti, mentre altri costringevano i superstiti a rifugiarsi nel tempio, vicino al quale è stata fatta esplodere anche una bomba.
La notizia dell’omicidio e della sparatoria si è diffusa in un baleno attraverso tutti i cortei e sit-in che notte e giorno circondano gli uffici del governo. L’uomo ucciso, già dirigente del New Politics Party, fronte politico delle Camicie gialle che bloccarono l’aeroporto di Bangkok nel 2008, guidava uno dei gruppi più oltranzisti della protesta, nominato “Forza democratica popolare per cacciare i Thaksin”. Tra le file dei “Comitati del popolo per le riforme” guidati da Suthep Thaugsuban, secondo il quale la premier Yingluck «ha la piena responsabilità» del delitto, cresce ora la paura di una sanguinosa escalation del confronto con le temute “camicie rosse” pro-governative, perfino una aperta guerra civile se non interverrà l’esercito a riportare l’ordine.
Anche se il bilancio delle nove vittime già seppellite dall’inizio della protesta non ha spaventato lo zoccolo duro dei supporter, comincia a serpeggiare il malcontento tra quanti non condividono il metodo dei leader della rivolta di ostacolare il diritto di voto dei cittadini che lo desiderano, e l’assassinio di ieri viene visto come un avvertimento pesante delle possibili conseguenze in caso di altri boicottaggi fisici da parte dell’ala dura dei “Comitati” quando il grosso degli elettori si recherà alle urne domenica prossima.


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