Il Fondo Monetario promuove Renzi e resta in attesa dei compiti a casa

Austerità. «Per crescere ci vuole una riforma del lavoro con più flessibilità». L’ex ministro del lavoro Treu: «Nel Jobs Act non c’è il contratto unico ma un contratto di entrata senza rigidità»

redazione • 28/2/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 1087 Viste

Roberto Ciccarelli,

Riforma del lavoro e ridu­zione del cuneo fiscale. Il Fondo Mone­ta­rio pro­muove gli annunci di Mat­teo Renzi che mette al petto un’altra meda­glia nella sua stra­te­gia dell’accreditamento. «Lo abbiamo ascol­tato atten­ta­mente – ha detto il por­ta­voce dell’Fmi Gerry Rice – diamo il ben­ve­nuto ad alcune delle misure che ha toc­cato nel suo inter­vento in Par­la­mento all’inizio della set­ti­mana accol­gono le riforme eco­no­mi­che e strut­tu­rali sol­le­ci­tate dall’Fmi all’Italia in que­sti anni, e la loro imple­men­ta­zione sono la chiave per assi­cu­rare che l’Italia torni sulla strada della soste­ni­bi­lità e della crescita».Cosa vuole l’Fmi? «La fles­si­bi­lità dei con­tratti» risponde Rice. Que­sta è la solu­zione con­tro «l’alta disoc­cu­pa­zione che è ovvia­mente un pro­blema pres­sante».
L’Fmi chiede una nuova «fles­si­bi­liz­za­zione» dei con­tratti nel paese dove la pre­ca­rietà è stata appli­cata con raro furore ideo­lo­gico sin dall’approvazione del «pac­chetto Treu» da parte del governo di centro-sinistra Prodi nel 1997. Renzi intende creare un con­tratto di inse­ri­mento, un appren­di­stato, e sospen­dere per tre anni l’articolo 18. Si parla di una dere­go­la­men­ta­zione dei con­tratti a ter­mine, esten­dendo la cosid­detta «acau­sa­lità» fino a 36 mesi alle nuove assun­zioni, di gio­vani e meno gio­vani (fino a 29 anni, ma anche a 35, tutto da sta­bi­lire). Se così fosse, si trat­te­rebbe di una misura ille­gale rispetto alle norme euro­pee che proi­bi­scono que­sta pra­tica. In attesa di capire dove Renzi e il suo mini­stro dell’Economia Padoan («un uomo molto rispet­tato quando era nel board ese­cu­tivo dell’Fmi» ha detto Rice) tro­ve­ranno i soldi, si con­ti­nua a par­lare in maniera insi­stente di un sus­si­dio uni­ver­sale per disoc­cu­pati o che licen­ziati prima della sca­denza dei con­tratti di inse­ri­mento che ven­gono defi­niti impro­pria­mente «con­tratto unico».
A fare chia­rezza su que­sto imbro­glio lin­gui­stico, che allude ad una for­mula usata in maniera anche diversa da Tito Boeri e Pie­tro Gari­baldi, da un lato, e Pie­tro Ichino, dall’altro lato, è stato l’ex mini­stro del lavoro Tiziano Treu, oggi al Cnel: «Quello pre­vi­sto nel Jobs Act non è un con­tratto unico ha detto Treu in un’intervista a Il sus?si?dia?rio?.net — que­sto è un modo di dire che non risponde a verità. E’ un con­tratto di entrata che è reso più facile per­ché per i primi tre anni non ha rigi­dità. Restano però gli altri con­tratti come lo stesso con­tratto a ter­mine, che mi auguro sarà però sem­pli­fi­cato, e allo stesso modo resta il con­tratto di som­mi­ni­stra­zione».
Un ele­mento sem­bra essere chiaro: nella «riforma» del lavoro ispi­rata alla «fles­si­bi­lità» chie­sta dall’Fmi ci sarà uno sfol­ti­mento della giun­gla dei con­tratti pre­cari esi­stenti (oggi sono 46) e riguar­derà quelli meno usati dalle imprese (o meno con­ve­nienti). Il«contratto unico» è in realtà un nuovo con­tratto pre­ca­rio.
Impres­sioni da veri­fi­care una volta che Renzi avrà pre­sen­tato il suo «com­pito» sul «Jobs Act» a Angela Mer­kel in un ver­tice bila­te­rale italo-tedesco pre­vi­sto il 17 marzo a Ber­lino. Sin­go­lare deci­sione che resti­tui­sce tut­ta­via il peso reale dei con­di­zio­na­menti a cui è sot­to­po­sto il governo. Bonanni della Cisl ha com­men­tato ras­se­gnato: «Sarebbe meglio por­tare il Jobs Act ai lavo­ra­tori, anzi­ché alla Mer­kel».
«Renzi farebbe meglio a non sal­tare la rap­pre­sen­tanza sociale e a dire dove prende i soldi», ha detto una Camusso (Cgil) irri­tata. Scal­tro com’è, Renzi recu­pe­rerà il ter­reno, ma per lui sarà dif­fi­cile bar­ca­me­narsi tra Fiom e Con­fin­du­stria, met­tendo d’accordo Cgil, l’alleanza delle coo­pe­ra­tive (che diri­gono il mini­stero del lavoro) e le pic­cole imprese.
Dal 17 marzo dovrà rispon­dere all’ordine eco­no­mico domi­nante e sarà costretto a sce­gliere quale strada pren?dere?.Ma potrebbe riu­scire anche nell’impresa di co-gestire l’austerità «mite» pre­di­cata dall’Fmi con la con­cer­ta­zione con le parti sociali che infatti vogliono dire la loro sulla revi­sione della riforma For­nero delle pen­sioni ed esclu­dono, per­sino con il numero uno di con­fin­du­stria Gior­gio Squinzi la «distru­zione del con­tratto nazio­nale del lavoro». Non sap­piamo, al momento, cosa ne pensi l’Fmi. Que­sta resta, anche per Renzi, la strada per ras­si­cu­rare tutti, mer­cati e sin­da­cati, ma forse non i disoc­cu­pati o i precari.

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