Manager di Stato, subito i tagli Stipendi fino a 311 mila euro

Da aprile le nuove retribuzioni dei manager pubblici, tre fasce per le aziende del Tesoro Rai al top, il Coni si ferma a 249 mila euro, Istituto Luce a 155 mila

Antonella Baccaro, Corriere della Sera redazione • 29/3/2014 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 1751 Viste

I primi tagli agli stipendi dei manager pubblici partono dal 1° aprile, riguardano le società non quotate, controllate direttamente o meno dal Tesoro, e portano la firma del governo Letta. Prima ancora che la spending review di Matteo Renzi affondi il bisturi sulle retribuzioni dei dirigenti, come anticipato dal Corriere , martedì prossimo entra in vigore il decreto ministeriale del 24 dicembre 2013 che «impone l’immediato adeguamento ai nuovi limiti dei compensi». I limiti non riguardano Enel, Eni, Finmeccanica, Ferrovie, Cassa depositi e prestiti e Poste.
Il tetto massimo è quello di circa 311 mila euro, cioè lo stipendio lordo annuo del primo presidente della Corte di cassazione. Ma esistono tre fasce, a seconda della complessità societaria relativa a valore della produzione, investimenti e numero di dipendenti.
Fascia 1. Anas, Invimit, Rai. Sono le società non quotate con valore della produzione di almeno un miliardo, investimenti di 500 milioni e dipendenti pari a 5 mila unità o più. L’ad deve percepire al massimo 311.658 euro lordi e il presidente circa un terzo: 93.497 euro.
È già così all’Anas dove, nel 2013 il presidente-ad, Pietro Ciucci, ha percepito un compenso pari 301 mila euro. Anche il presidente di Invimit, la società che da ottobre scorso gestisce gli immobili pubblici, Vincenzo Fortunato, rispetta il tetto, avendo preso 90 mila euro, mentre il compenso dell’ad, Elisabetta Spitz, si è fermato a 300 mila. Alla Rai il presidente, Anna Maria Tarantola, si è ridotta il compenso nel 2012 a 366 mila euro l’anno: 66 mila euro come consigliere, più 300 mila per le deleghe. Al direttore generale, Luigi Gubitosi, sono andati 650 mila euro.
Fascia 2 . Coni servizi, Consap, Consip, Enav, Eur, Gse, Invitalia, Ipzs, Sogei, Sogin. Sono le società con valore della produzione maggiore o uguale a 100 milioni, investimenti pari ad almeno un milione e almeno 500 dipendenti. Il limite ai compensi è pari all’80% di quello del primo presidente della Cassazione: 249.327 euro per l’ad e 74.798 per il presidente.
Non tutte le società si sono già adeguate. Secondo i dati del Mef, Coni Servizi nel 2013 ha stabilito per il presidente Franco Chimenti un compenso pari a 110 mila euro e per l’ad Alberto Miglietta pari a 240 mila. Nel 2013 è stato nominato il nuovo ad di Eur, Gianluca Lo Presti, per il quale sono stati confermati 270 mila euro. Il cda di Invitalia del 2013 ha stabilito per il presidente Giancarlo Innocenzi un compenso pari a 90 mila euro e per l’ad Domenico Arcuri uno pari a 300 mila euro. Sogei ha ridotto la composizione del cda da cinque a tre membri, unificando le cariche e le deleghe di presidente e amministratore delegato, riducendo gli emolumenti a 301 mila euro. Sogin nel 2013 ha stabilito per il presidente un compenso pari a 72 mila euro e per l’ad pari a 242 mila euro.
Fascia 3. Arcus, Istituto Luce, Italia Lavoro, Ram, Sogesid, Studiare Sviluppo. Sono le società con meno di 500 dipendenti e una produzione sotto i 100 milioni. All’ad sarà attribuito un compenso massimo di 155.830 euro, 50% di quello del primo presidente di Cassazione. Al presidente 46.749 euro.
Società quotate. Eni, Enel, Finmeccanica. Il decreto del Fare del 2013 ha imposto che, dal 21 agosto scorso, tali società all’atto del rinnovo degli organi di amministrazione, sottopongano all’assemblea una proposta di riduzione dei compensi degli organi amministrativi pari al 25% dei precedenti emolumenti, ma la maggioranza assembleare può determinare un esito del voto diverso. Le prossime assemblee di Enel, Eni e Finmeccanica sono chiamate a deliberare al riguardo.
Società emittenti strumenti finanziari quotati diversi da azioni. Cdp, Ferrovie e Poste. Qui il taglio del 25% dei precedenti compensi degli organi amministrativi è obbligatorio.
Ieri l’ad dell’Enel, Fulvio Conti, è intervenuto a proposito dell’indagine della Corte dei conti del Lazio su un presunto danno erariale conseguente alla remunerazione dei manager delle aziende partecipate o controllate dallo Stato. «Sono molto sorpreso e mi stupisce che la Corte dei conti stia indagando su di noi, dato che le attuali misure sui compensi dei manager pubblici non si applicano alle società quotate» ha detto. La Corte dei conti peraltro «non avrebbe giurisdizione sulle aziende statali quotate».
Antonella Baccaro

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One Response to Manager di Stato, subito i tagli Stipendi fino a 311 mila euro

  1. […] La decisione di introdurre un tetto di 311.000 euro agli stipendi dei manager pubblici è, ad avviso del sottoscritto, e come detto altrove, un errore madornale: il rischio è che il “pubblico” finisca per attrarre solo gli incapaci, peggiorando la condizione, già pietosa, in cui versano le società dello stato. Se il “privato”, tanto per fare un esempio, offre 3.000.000 di euro l’anno ai bravi manager, perché mai costoro dovrebbero accettare di lavorare per il “pubblico” e guadagnarne “solo” 300.000? Non solo. Se si fosse voluta fare una cosa davvero giusta, utile soprattutto a migliorare la gestione delle aziende statali (e, dunque, la qualità dei servizi offerti ai cittadini), più che tagliarlo, lo stipendio dei manager, lo si sarebbe dovuto suddividere in due parti, una fissa ed una variabile; e legare quest’ultima alle performance conseguite: migliori queste, più alta quella e, complessivamente, lo stipendio stesso. […]

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