Il ritorno del magnate sloveno che manda a casa la pupilla

Il ritorno del magnate sloveno che manda a casa la pupilla

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BRUXELLES — A volte ritornano. Anzi, quasi sempre: politici potenti, ricchi, amati, detestati, padroni di media, di squadre sportive. E indagati, accusati di conflitti di interessi e soprusi sull’informazione, chiacchierati per presunte trame di corruzione.
Così, ora, e non in Italia ma in Slovenia: Zoran Jankovic, imprenditore e sindaco di Lubljana discusso per certe presunte piroette fra le casse del Comune, e bloccato nel 2012 sulla soglia del governo da una rivolta di giornalisti che gli rimproveravano appunto le sue pressioni sui media, torna in queste ore alla vetta di «Slovenia Positiva», il partito di maggioranza da lui fondato. E poiché torna lui, dopo giornate di gran confusione, se ne va quasi certamente Alenka Bratusek, ex atleta e attuale primo ministro che un anno fa aveva preso il suo posto ai vertici del partito. Così, la poltrona della signora al governo resterà libera: e su chi la occuperà, non ci sono molte incertezze. Che cosa stia avvenendo, nessuno fra i commentatori locali riesce a capirlo bene: erano d’accordo, Zoran e la signora Alenka, come in molti sospettano? E’ stato un abile trucco, quell’annetto trascorso da Jankovic nel frigorifero della politica, per lasciare che la piena giudiziaria e mediatica passasse? Sia come sia, oggi la signora Alenka andrà a parlare con il presidente della repubblica Barut Pahor, e poi deciderà se annunciare o no le sue dimissioni: ma anche su questo, le incertezze sono quasi a zero.
Ripresosi il partito, Jankovic dovrebbe guidare finalmente il governo tanto agognato. E dopo? Il dopo é già oggi: avendo appreso che Jankovic regna di nuovo su «Slovenia Positiva», tutti i partiti che sostengono la coalizione governativa annunciano già che sbatteranno la porta per protesta. Dicono che il magnate non sia il personaggio più adatto a guidare il primo partito, e tanto meno il governo. Sia per quelle male voci sulla gestione delle casse comunali, sia per altri sospetti su come ha guidato la sua catena agroalimentare Mercator (nel 2003 lanciò una campagna per bloccare una legge che vietava l’alcol ai minori, l’alcol venduto proprio in quei magazzini). Poi qualcuno non ha digerito una vecchia imputazione dell’uomo per abuso d’ufficio, e neppure certi presunti favoritismi procurati ai suoi due figli (il papà ha sempre negato). Uno di questi, Jure, un giorno minacciò di morte in pubblico un giornalista finanziario che stava conducendo un’inchieste sulle beghe della famiglia. Il padre si scusò, dichiarò che aborriva la violenza, pur regalando al giornalista la qualifica di «provocatore». E la cosa finì lì.
Ora, però, le vecchie polemiche si riaffacciano. Anche perché non è un bel momento per i politici sloveni: l’ex premier Janez Jansa è stato appena condannato a due anni per corruzione. Ma Jankovic è leader di lungo pelo, nel senso dell’esperienza accumulata, e sa anche essere diverso dall’immagine un po’ guascona e prepotente che i suoi oppositori gli cuciscono addosso: i dipendenti delle sue aziende, per esempio, lo adorano perché si mostra sempre attento ai loro problemi, e perché — si dice — non ha mai licenziato nessuno (ma questo lo si dice anche di altri, in altri Paesi).
La signora Alenka che adesso potrebbe lasciargli il posto ha anch’essa una discreta popolarità. Ma Jankovic, soldi e carisma e abilità politica a parte, ha anche una carta in più: un padre serbo, che attira simpatie e voti dalla minoranza serba (40mila anime, secondo statistiche del 2011, o 60mila secondo voci ufficiose). E quando va in televisione, dicono anche i suoi avversari, nessuno lo batte nell’arte della seduzione su schermo piatto.
Luigi Offeddu


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