Gisela Mota Ocampo

Gisela, la sindaca martire massacrata dai narcos dopo un giorno di lavoro

Nuovo omicidio in Messico. Gisela Mota Ocampo uccisa in casa, aveva 33 anni

Guido Olimpio, Corriere della Sera • 4/1/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 882 Viste

Non è facile fare il sindaco in Messico. Essere il primo cittadino spesso vuol dire diventare un bersaglio. E i nemici possono sotterrarti con le maldicenze, i ricatti, le pallottole. È ciò che hanno riservato a Gisela Mota Ocampo, la sindaca di Temixco, Stato di Morelos. Esponente del partito della Rivoluzione democratica, 33 anni e tante speranze, è stata assassinata nella sua casa da un commando di killer alle 7.30 del mattino. Era appena al secondo giorno di incarico, aveva mosso le prime pratiche e l’hanno fermata. Con la consueta rapidità mostrata quando c’è di mezzo un delitto che fa notizia, la polizia ha liquidato due assassini, ne ha arrestati altrettanti. In apparenza il caso è stato risolto, anche se per ora è ignoto il movente dell’agguato. Uno degli assassini ha confessato di aver ricevuto una somma di denaro per il «contratto», indiscrezioni chiamano in causa i Los Rojos, gang collegata a organizzazioni maggiori. Testimoni del quartiere ipotizzano complicità, visto che non si sono viste pattuglie in giro nonostante che la Ocampo avesse ricevuto molte minacce, più intense nelle ultime settimane. Una fine annunciata? Potevano proteggerla meglio? Domande che non cambiano il destino della donna. Il caso di Gisela, una breve vita dedicata tutta alla politica, non è certo l’unico. Tanti amministratori sono stati tolti di mezzo, ben più di 70 dal 2006. Per ragioni diverse. Erano nemici del crimine, erano collusi con i narcos, stavano nel mezzo badando a governare, provavano a cambiare le cose. I sicari trovano sempre un motivo per far cantare il kalashnikov. O meglio chi li ha manda ne ha sempre uno e cerca anche di nasconderlo. I delitti eccellenti sono avvolti da insinuazioni, chiacchiere, versioni contrastanti per sprigionare la cortina fumogena.
Ecco che per Gisela hanno subito ricordato l’incidente stradale che l’aveva vista coinvolta di recente: era ubriaca alla guida di un’auto. Episodio irrilevante davanti alla raffica di colpi esplosi dagli assassini in una regione, Morelos, attraversata dalla guerra tra i cartelli. Almeno 4: la Familia Michoacana, i Templari, Beltran Leyva e Jalisco Nueva Generación, ognuno con i pandilleros , i sottogruppi delle missioni sporche.
Temixco, il comune che avrebbe dovuto governare Gisela, è vicino a Cuernavaca, località dal clima accattivante resa pestifera dalla violenza narcos. Da giorni anche il sindaco della città di 349 mila abitanti è al centro delle news. È Cuauhtemoc Blanco, uno dei calciatori più famosi del Messico, alias Cuau, famoso per lo strano dribbling e per il linguaggio poco ortodosso. Eletto nelle file del Partito social democratico,42 anni, ha smesso da pochissimo di giocare con il Puebla e si è lanciato in politica nel nome dell’antipolitica. In modo irruento. Gli avversari sostengono che abbia pagato 500 mila dollari per essere candidato. Lui ha tirato dritto, arrivando alla vittoria salutata con un feroce «ho fottuto tutti».
Blanco ha sollevato polemiche a non finire.
Fresco del successo, è letteralmente sparito due volte per lunghi periodi. Che fine ha fatto? si chiedevano. Eppure diceva che voleva essere al fianco dei cittadini, che avrebbe diviso la sua anima con loro. È riapparso come se nulla fosse.«La campagna elettorale mi ha fatto ammalare, ero stanco», ha detto sfrontato. Più vaga la scusa dopo la fuga in ottobre: «Avevo delle questioni da sbrigare».
Forse pensando a future «scomparse» ha creato una sorta di super Gabinetto per gestire la città quando è assente. Ha sospeso la collaborazione tra polizia locale e statale perché a suo dire il comando unificato fa poco per combattere i gangster. I 2,9 milioni di dollari che il municipio versa come contributo alla sicurezza — è l’accusa — si potrebbero usare meglio. Non tutti credono sia una scelta assennata. Poi si è rivolto al presidente Peña Neto per denunciare quelli che nel consiglio comunale sarebbero sabotatori.
Risse verbali abituali ma sterili. Morelos, secondo le statistiche, è lo Stato più violento del Messico, con oltre 450 omicidi nel solo 2015. E la conta non è finita.
Guido Olimpio

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