Penn

L’incontro prima dell’arresto «Sì, la droga distrugge ma il business non morirà»

Dall’infanzia povera alla latitanza. «Oggi sono felice. Vivo con la mia famiglia»

Sean Penn, Rolling Stone (dal Corriere della Sera) • 11/1/2016 • Copertina, Criminalità, controllo & sicurezza, Internazionale • 713 Viste

Pubblichiamo stralci delle risposte date da El Chapo a Sean Penn nell’intervista per la rivista «Rolling Stone».
Gli inizi
I miei ricordi vanno dai sei anni in su. La mia era una famiglia molto umile, e molto povera. Mia madre faceva il pane in casa, per mandarci avanti, e io lo vendevo. Vendevo anche arance, bibite e dolci. Mia madre era una gran lavoratrice. Coltivavamo mais e fagioli. Io badavo al bestiame di mia nonna e tagliavo la legna.
Tutto è cominciato quando avevo quindici anni. Io vengo dalla municipalità di Badiraguato, e sono cresciuto in un paesino chiamato «La Tuna»: in quell’area, allora come oggi, non ci sono opportunità di lavoro. L’unico modo per procurarsi denaro per comprare da mangiare e sopravvivere è coltivare papavero, marijuana, e io ho cominciato a farlo proprio a quell’età. Coltivavo e vendevo. Ecco tutto. La prima volta che ho lasciato «La Tuna» avevo diciotto anni. Sono andato a Culiacán, e poi a Guadalajara, ma sono sempre tornato al mio paese — e continuo a farlo anche adesso, perché mia madre, grazie a Dio, è ancora viva, e sta sempre lì.
Ora mi sento felice, perché la libertà è davvero una bella cosa. Certo, la pressione c’è, ma per me è normale: da anni ormai sono abituato a fare attenzione in alcune città. E non c’è nulla che mi faccia stare male, né fisicamente né mentalmente. Sto bene.
La droga
Sì, è vero che la droga distrugge. Purtroppo, dove sono cresciuto io non c’era — e non c’è tuttora — altra strada per sopravvivere. Non sono io la causa del narcotraffico. Quando io non ci sarò più il consumo di droga non diminuirà minimamente.
Per quanto mi risulta, il mio giro d’affari con la droga è rimasto sempre uguale. La violenza dipende dal fatto che spesso chi fa parte del giro ha problemi alle spalle. Poi c’è l’invidia, e a volte arrivano informazioni compromettenti. Se mi considero una persona violenta? No. Io non faccio altro che difendermi, nulla di più. Non sono mai io ad accendere lo scontro. Il narcotraffico fa parte di una cultura ancestrale. E non solo in Messico. Nel mondo intero.
Nel business della droga rispetto a quando ho iniziato c’è stato un grande cambiamento. Oggi ci sono tanti tipi di droga, mentre allora conoscevamo solo la marijuana e il papavero da oppio. Il business non scomparirà, perché col passare del tempo il numero di persone aumenta. Quest’attività non morirà mai. Molti anni fa ho provato droghe, questo sì. Ma non ne sono mai diventato dipendente. Non ho mai consumato droga negli ultimi vent’anni.
La fine
So che un giorno dovrò morire. Spero sia per cause naturali. Non sono un sognatore. Voglio vivere con la mia famiglia fino a quando Dio me lo concederà.
Se avessi la possibilità di cambiare il mondo? Per me va bene così com’è. Sono felice.
È normale che la gente abbia sentimenti contrastanti su di me, perché alcuni mi conoscono e altri no. Chi non mi conosce non può sapere, in queste circostanze, se io sia una persona per bene o meno. Sono una persona che non va in nessun modo a caccia di problemi. In nessun modo.
(Traduzione di  Enrico Del Sero)

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