Regeni. “È una messinscena, l’Italia reagisca”

Regeni. “È una messinscena, l’Italia reagisca”

LA notte difficile, con quei brandelli di notizie, così simili a provocazioni, che arrivavano dall’Egitto. Il dolore di vedere il passaporto di Giulio, il suo tesserino da ricercatore di Cambridge, una patente al valore, offerta invece come feticcio di una provocazione. Prima lo scoramento. E poi, invece, accanto all’avvocato Alessandra Ballerini, la voglia di reagire: ecco quindi la foto postata su Facebook, papà Claudio, mamma Paola, Irene, la sorella, tutti e tre in posa con quello striscione: “Verità per Giulio Regeni”. Poco dopo, le telefonate con le istituzioni e le parole pubbliche, dirette, a gamba tesa: «Siamo feriti ed amareggiati dall’ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane sulla barbara uccisione di nostro figlio Giulio che, esattamente due mesi fa, veniva rapito al Cairo e poi fatto ritrovare cadavere dopo otto giorni di tortura».

Se non fosse stato fin qui chiaro, i Regeni non si arrenderanno. Non accetteranno alcuna verità di comodo sulla morte di Giulio. «E lo si deve — dicono oggi — non solo a nostro figlio ma anche alla dignità di questo paese». Lo hanno confermato ancora ieri al telefono al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che li hanno chiamati per far sentire loro la vicinanza del Governo. Assicurando loro che non saranno lasciati soli. Una conferma. Visto che le stesse parole Claudio e Paola se l’erano sentiti ripetere negli incontri che avevano avuto due settimane fa a Roma con il premier, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e tutte le altre istituzioni. «Avevamo chiesto di non essere lasciati soli».

E, a vedere anche il diluvio di tweet e messaggi che sui social network che sono girati per tutta la giornata di ieri, certo soli non sono. «Siamo certi — dicono infatti i genitori di Giulio — della fermezza con la quale saprà reagire il nostro Governo a questa oltraggiosa messinscena che peraltro è costata la vita a cinque persone, così come sappiamo che le istituzioni, la nostra procura ed i singoli cittadini non ci lasceranno soli a chiedere ed esigere verità». Il passaggio sulla Procura non è affatto casuale: i Regeni hanno grandissima fiducia nel lavoro del procuratore Pignatone, del suo sostituto Colaiocco e del team investigativo che sta lavorando al Cairo con i quali sono in continuo contatto. Da loro, sin dal primo momento, hanno avuto rassicurazioni che la giustizia italiana non permetterà nessun ulteriore affronto alla memoria di Giulio.

 



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