Così cambia la strategia di Black Lives Matter

Usa. Per essere più visibili e correre meno pericoli, si prova a bloccare le tangenziali

Marina Catucci, il manifesto • 12/7/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 689 Viste

A seguito dell’uccisione di due uomini neri, disarmati, per mano della polizia, sono ricominciate le manifestazioni di Black Lives Matter in tutta America e il mass shooting di Dallas per mano di un ex militare, ha portato altro sangue ma non ha fermato le manifestazioni che ogni sera avvengono nelle principali città statunitensi.

Nella maggioranza dei casi le proteste si svolgono in modo pacifico, ma non a Baton Rouge, Louisiana, dove è avvenuto uno degli omicidi della polizia, quello di Alton Sterling. Le immagini che arrivano sono note e somigliano a quelle viste a Ferguson, a Baltimore: manifestazione pacifica di afro-americani affrontata e caricata da un corpo di polizia in assetto da guerra. Si sono viste immagini di vera repressione, come quella della poliziotta che avanzava verso i manifestanti imbracciando un’arma automatica puntata ad altezza uomo; o la ragazza ferma all’angolo di una strada buttata per terra e presa a calci mentre veniva ammanettata da un poliziotto mentre un altro la teneva ferma.

Come dice Mica Grimm, una delle voci più note del movinento Black Lives Matter, originaria del Minnesota dove è avvenuto l’omicidio di Philandro Castile, le dinamiche delle proteste Blm son cambiate nell’ultimo anno perché chi manifesta sa che ora è sufficiente palesarsi in pubblico per essere caricati. Dello stesso parere è Derey Maccarson, forse il più noto attivista di Black Lives Matter, arrestato ieri sera a Button Rogue perché manifestando era sceso dal marciapiede. «Quello che stanno facendo ora – ha dichiarato Deray, appena rilasciato dopo 16 ore in prigione – è cercare di spaventarci, vogliono che la gente abbia paura di manifestare e smetta di scendere in piazza per paura».

Per essere visibili e correre meno pericoli, le manifestazioni spesso si svolgono bloccando le tangenziali, pratica comune anche per Occupy Wall Street, movimento affine a Black Lives Matter ma composto prevalentemente da bianchi. Per Ows occupare una tangenziale voleva dire avere più visibilità politica e mediatica; per Blm è per non essere massacrati dalla polizia.

La piega degli eventi, come ben sappiamo, non è tranquillizzante: chi manifesta con Blv lo fa per una basica ragione di sopravvivenza, e non smetterà perché convinto da una forza brutale che, comunque, almeno in potenza, può colpire quotidianamente. Senza nulla togliere alle sacrosante istanze di Ows, ma gli afro-americani in piazza chiedono di non essere uccisi senza ragione dalla polizia; ciò che li spinge a manifestare è il grado zero: restare in vita.

Nelle notti appena trascorse i due Stati dove sono stati uccisi i due afro-americani la settimana scorsa, Louisiana e Minnesota, sono stati quelli dove la repressione delle manifestazioni (tutte manifestazioni pacifiche) sono state più violente.

A Dallas, dove il capo della polizia è persona dotata di buon senso umano e civile, dopo l’uccisione di cinque poliziotti non si è verificata la reazione a catena che si temeva potesse accadere.

Sembrerebbe essere un problema di uomini, risolvibile cambiando le cariche, come sta accadendo a New York dove il governatore Cuomo,il sindaco De Blasio e il capo della polizia di New York city Bratton sanno di non potersi permettere un altro caso Eric Garden e hanno dato direttive ben precise per quanto banali.

Dalla Polonia Obama ha invitato polizia e manifestanti a rispettare reciprocamente le proprie vite; martedì, in anticipo su quanto previsto, tornerà negli Stati uniti e sarà a Dallas al funerale dei poliziotti uccisi.

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