Deficit, annullate le multe a Spagna e Portogallo

Bruxelles . La Commissione Ue concede flessibilità ma in cambio di “misure più efficaci”. Lisbona dovrà mettersi in riga entro quest’anno, Madrid ha tempo fino al 2018. Saranno aumentati i controlli

Goffredo Adinolfi, il manifesto • 28/7/2016 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 741 Viste

LISBONA Ieri pomeriggio, alla fine di una riunione molto tesa, la Commissione europea, dopo avere aperto un processo di infrazione per deficit eccessivo intorno alla metà di luglio contro Portogallo e Spagna, ha deciso di essere clemente e di evitare sanzioni effettive. Il rischio per i due paesi iberici era alto, perché la pena massima era dell’0,2% del Pil, ovvero 370 milioni di euro per il Portogallo e 2,2 miliardi per la Spagna.

Magnanimità sì, ma fino a un certo punto, perché in realtà la notizia non è del tutto positiva. La benevolenza nei confronti della penisola iberica non sarà gratuita, anzi è legata all’adozione di misure addizionali di restrizione di bilancio. Inoltre la Commissione innalzerà i livelli di controllo, quasi una tutela, per verificare che i nuovi obiettivi stabiliti vengano rispettati.

Nei giorni scorsi in Portogallo si era lungamente parlato di probabili sanzioni: la rete televisiva Sic ha divulgato i contenuti di una lettera che sarebbe stata scritta dal vice presidente della Commissione al presidente del parlamento Martin Schulz con la quale si proponeva il congelamento dei fondi strutturali. Poche ore più tardi la Commissione smentiva e rettificava dicendo che in quella lettera veniva fatto semplicemente un elenco di fondi di cui il Portogallo poteva beneficiare, ma che questo nulla aveva a che vedere con un loro ipotetico congelamento. La questione del congelamento comunque resta ancora pendente.

Per quel che riguarda la Spagna la correzione di bilancio sarà particolarmente gravosa. Viene concessa da una parte una proroga di due anni, che inizialmente doveva essere di uno, e un aggiustamento di bilancio stimato intorno ai dieci miliardi di euro e una riduzione del deficit che dovrà essere del 4,6% nel 2016, del 3,1% nel 2017 e del 2,2 nel 2018.

Decisamente meno gravoso sarà l’impegno di Lisbona, «appena» 450 milioni di euro. La cosa però è comunque paradossale perché, secondo dati che proprio in questi giorni sono stati pubblicati da Eurostat, il deficit di bilancio portoghese nel primo trimestre è appena dello 0,8% contro una media europea dell’1,6%.

Apparentemente dalle varie cancellerie e da Bruxelles si cerca di smorzare i toni e di giustificare la clemenza, indigeribile nelle latitudini nord del continente, con le misure drastiche che i due paesi iberici hanno già adottato gli scorsi anni.

Da una parte della penisola, quella orientale, ancora non esiste un governo, dall’altra l’esecutivo, attraverso la voce del suo ministro degli Esteri Augusto Santos Silva, si ritiene soddisfatto e considera la decisione della Commissione come un successo della politica di bilancio. Appena pochi giorni fa il primo ministro socialista António Costa aveva minacciato di mettere sotto processo Bruxelles nel caso avesse comminato anche solo un euro di multa.

Ancora una volta, dopo le smentite dei giorni scorsi, un giallo: la Commissione europea avrebbe elogiato la promessa dell’esecutivo lusitano di rafforzare il processo di consolidamento (provocando asprissime polemiche) che, però, Mario Centeno, responsabile del dicastero delle finanze, assicura di non avere mai fatto. In ogni caso quei 450 milioni dovranno essere recuperati e non sarà facile trovare una soluzione all’interno della maggioranza parlamentare formata da Partido Socialista (Ps), Bloco de Esquerda (Be) e Partido Comunista Português (Pcp). La commissione propone un aumento dell’Iva, un miglioramento nell’efficienza nella sanità pubblica e una riduzione nei trasferimenti di bilancio per le pensioni.

Resta il fatto che l’Europa appare sempre più divisa. Le posizioni di indulgenza o inflessibilità hanno a che vedere anche con le opinioni pubbliche e i fronti interni dei vari paesi. Da un lato sanzioni dure avrebbero alimentato un sentimento anti europeo nei paesi del sud e, quindi, si sarebbe rafforzata la crisi di legittimità del progetto di unificazione già messa a dura prova dopo la vittoria del sì nel referendum britannico sulla Brexit.

Dall’altro lato però non prendere nessuna misura contro i governi di Madrid e Lisbona avrebbe incrementato un sentimento anti-europeo nei paesi del nord (tra i quali, secondo il settimanale portoghese Expresso, i più rigidi sarebbero stati i commissari finlandesi, tedeschi e svedesi).

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