Piazza Affari boccia le banche dopo gli stress test

Piazza Affari boccia le banche dopo gli stress test

I risultati degli «stress test» resi noti venerdì, a listini chiusi, dall’Eba non sono piaciuti alle borse che ieri hanno affondato i listini europei e, in Italia, i titoli delle banche. Unicredit è sprofondata del 9,4% a Piazza Affari: il test lo ha superato, anche se non risulta soddisfacente rispetto ai valori europei. In ballo resta un aumento di capitale, ancora incerto per dimensioni e tempistica. Negative Ubi (6,2%), Intesa (-3,5%), Mediobanca (-1,9%), mentre Monte dei Paschi di Siena – giudicata la banca peggiore – è arrivata a guadagnare il 10%, con un rialzo dello 0,58%. È l’effetto dell’aumento di capitale da 5 miliardi annunciato nelle ultime ore. Non è bastato tuttavia ad allontanare i dubbi: è condizionato dalla concessione delle garanzie pubbliche. Critiche sono arrivate dall’ex candidato sindaco a Milano Corrado Passera, tornato a fare il banchiere con un piano alternativo elaborato con Ubs: «Un aumento di capitale improvviso di 5 miliardi proietterebbe ingiustificatamente, un’immagine di banca pericolosa e sarebbe difficilmente collocabile perché Mps non è in grado di assicurare rendimenti adeguati a un capitale di questa portata».

La cessione degli crediti deteriorati «Npl», all’origine della crisi del Monte, dovrebbe avvenire entro il 2016. Nel frattempo si consolida il cordone di sicurezza creato dal governo Renzi attorno al malato d’Italia, anche se non mancano le incertezze generate dal rifiuto delle Casse previdenziali private di aderire al salvataggio. Di sicuro, al momento, c’è la disponibilità di «Quaestio» su una 1,6 miliardi di euro. Nel fondo Atlante2 ci dovrebbero essere anche i contributi di Cassa depositi e prestiti, Generali e altri. E si stanno facendo i conti senza l’apporto delle Casse. In meno di una settimana il vento è cambiato, anche grazie alla campagna di sindacati e associazioni.

Dal governo respingono l’accusa di uno scambio tra enti e governo: da un lato sgravi fiscali e dall’altro la promessa di un’uscita dal perimetro del pubblico.Eppure è su questo che è avvenuto lo «show down» di ieri: come birilli sono crollati quasi tutti i paletti messi dal governo a garanzia della spericolata operazione con le pensioni dei lavoratori autonomi. Il 25 luglio era tutto un coro tra chi, nell’Adepp, voleva «investire nel sistema paese» le risorse degli iscritti. Ora dilaga il sospetto e la sfiducia. Dal governo reagiscono: se le casse non vogliono aderire a «Atlante 2» è una loro scelta. Sembra che si sia limitato ad illustrare dell’operazione senza nessun obbligo. Giusto, ma quello dell’esecutivo era – come si dice – un invito piuttosto pressante ad accettare l’operazione. E tuttavia si nega che abbia mai costituito l’inizio di una trattativa o un terreno di scambio.
Il salva Mps e, più in generale, la creazione di un «mercato delle sofferenze bancarie» è ancora all’inizio.

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