Stato d’emergenza in Francia fino al 15 luglio

Francia. Quinto prolungamento delle leggi d’eccezione dopo gli attentati, per coprire il lungo periodo elettorale. 5mila missioni della Francia in Iraq e Siria, 1600 obiettivi “neutralizzati”, più di 2500 jihadisti uccisi

Anna Maria Merlo, il manifesto • 14/12/2016 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 520 Viste

Nuovo prolungamento dello stato d’emergenza in Francia: ieri l’Assemblée ha approvato la richiesta del governo di mantenere le leggi d’eccezione fino al 15 luglio 2017, per coprire il lungo periodo elettorale, le presidenziali (23 aprile e 7 maggio) e le legislative (11 e 18 giugno). Il Senato voterà domani. È la quinta volta che lo stato d’emergenza viene prolungato da quando è stato imposto dopo gli attentati del 13 novembre 2015. Ieri, c’è stata solo una modifica alle norme sugli arresti domiciliari, dopo le perplessità espresse la vigilia dal Consiglio di stato. I saggi hanno chiesto che il limite di un’assegnazione ai domiciliari sia di 12 mesi e non dei 15 attuali. Delle circa 400 persone condannate ai domiciliari, anche solo in via amministrativa (cioè senza processo), 40 lo sono da più di un anno. Il Consiglio di stato ha anche messo in guardia contro una durata «eccessiva» dello stato d’emergenza, che in tutto – se non ci saranno altre tragedie – sembra destinato a durare più di un anno e mezzo. Per il Consiglio di stato questa misura d’eccezione «deve restare temporanea».

La Francia è in guerra, non smette di ripetere François Hollande. Il presidente ha precisato, nella visita sulla portaerei Charles-De-Gaulle, venerdì scorso, che in Iraq e in Siria l’aviazione francese ha effettuato 5mila missioni e «neutralizzato» 1.600 obiettivi. Almeno 2.500 combattenti dell’Isis sarebbero stati uccisi da missioni francesi nell’ambito della coalizione guidata dagli Usa.Nell’ultimo anno, 17 attentati sono stai sventati in Francia. Lo ha rivelato il nuovo primo ministro Bernard Cazeneuve, che ha presentato al parlamento il suo progetto nel tradizionale discorso di politica generale (seguito da un voto di fiducia). Impegni nel proseguimento della politica realizzata finora, ma una volontà di incidere e non solo di essere il capo di governo nominato da Hollande a fine mandato per «spegnere la luce» prima delle elezioni. Cazeneuve era ministro degli Interni, dove era succeduto a Manuel Valls nel 2014. È stato quindi al centro della svolta securitaria che ha fatto seguito agli attentati. Lo stato d’emergenza è ormai stato introdotto nella Costituzione, mentre prima era definito solo da una legge del ’55. Con la presidenza Hollande e in seguito agli attentati sono state votate molte leggi. C’è una nuova incriminazione per «impresa individuale terroristica» che permette di intervenire nella fase di «preparazione» di un attentato anche sulla base di semplici intenzioni. È stata varata una riforma dei servizi, che autorizza la sorveglianza di sospetti al di fuori di decisioni giudiziarie. Alcune norme in vigore con lo stato d’emergenza sono state inserite nella legislazione ordinaria (con l’intenzione di uscire dalla legge d’eccezione, cosa però che non si è ancora realizzata): prefetti e procure hanno ormai maggiori poteri, a scapito del giudice istruttore, le pene per terrorismo sono diventate più severe e i condannati non potranno accedere alla riduzione dei tempi di carcere, come gli altri detenuti (per buona condotta ecc.).

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