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Manovra: rispunta l’aumento Iva, briciole contro la povertà

Manovra economica . Risposta di Padoan alla Commissione Ue: noi in linea con patto

Massimo Franchi • 31/10/2017 • Lavoro, economia & finanza • 374 Viste

Nonostante i tanti bonus elargiti all’ultimo, in manovra per il capitolo sociale ci sono solo briciole. Per non parlare della assenza totale del capitolo pensioni. Almeno in attesa dell’incontro con i sindacati che Gentiloni ha fissato per il 2 novembre.
Il governo sostiene di aver potenziato le misure per la lotta alla povertà, ma la platea dei beneficiari del Rei, il reddito di inclusione, è prevista solo per le famiglie numerose. Per i nuclei con 5 o più componenti, gli unici per i quali è previsto un beneficio potenziale sopra il massimale, la misura aumenta il contributo massimo dagli attuali 485,41 euro mensili fino a circa 534 euro, circa il 10 per cento in più. La platea di beneficiari per questa tipologia passa da 100,1 mila a 106 mila, mentre nel complesso i beneficiari potenziali del Rei si attestano a 499,8 mila. Leggero aumento anche il fondo per le politiche della famiglia con una dotazione di 100 milioni di euro l’anno a partire dal 2018.
Ieri invece è arrivata la sorpresa sull’Iva: l’aumento di un punto infatti torna a rischio nel 2019. Le clausole di salvaguardia sull’imposta sono state annullate solo per il 2018 e potrebbero farla salire negli anni successivi, a partire dal 2019, diversamente da quanto sempre dichiarato da Renzi che aveva usato lo slogan «Mai più l’aumento dell’Iva». Unico aggiustamento in positivo dell’Iva riguarda il cosiddetto «pacchetto cultura» che prevede tra l’altro l’Iva agevolata al 10 per cento per i concerti, come già previsto per gli spettacoli teatrali.
In serata poi è arrivato lo scambio di lettere tra il ministro Pier Carlo Padoan e la commissione europea. Per il ministro dell’Economia con la manovra «l’Italia rispetta tutte le regole europee e i piani per il bilancio del prossimo triennio sono in linea con il Patto di stabilità». Nella lettera inviata da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici venerdì scorso infatti si sollevavano dubbi sull’aggiustamento strutturale messo in campo dall’Italia per il 2018 e si paventava un rischio «deviazione significativa» anche per il 2017. Ma la differenza dello 0,1 per cento riscontrata dagli uffici di Bruxelles, un aggiustamento dello 0,2 invece dello 0,3 per cento annunciato da Roma per il 2018, si deve a una sottovalutazione delle condizioni cicliche dell’Italia che restano ancora «difficili» anche se «in miglioramento», spiega il ministro, e al conseguente diverso calcolo dell’output gap. Sulla definizione della crescita potenziale (da cui si ricava il «gap» con quella reale) l’Italia già da tempo ha ingaggiato, insieme a diversi altri Paesi Ue, una battaglia per arrivare a un cambiamento del metodo di calcolo. Non solo. La stessa commissione, ricorda Padoan, aveva riconosciuto che con l’attuale metodologia si corre il rischio, per Paesi come il nostro, di arrivare a «stime implausibili». L’Italia peraltro ha messo in campo in primavera la «manovrina» correttiva dello 0,2 per cento e continua a sostenere spese ingenti per i migranti, che arrivano allo 0,25 per cento del Pil.
In più non si e’ affatto fermato lo sforzo per le riforme strutturali che avranno «effetti cumulati, se pienamente implementati», di un più 3 per cento del Pil in 5 anni mentre «una ulteriore spinta alla crescita arriverà dagli investimenti».
In sostanza, scrive Padoan, «riteniamo che gli obiettivi fiscali previsti nel Documento Programmatico di Bilancio siano in linea con i requisiti del Patto di Stabilita’ e Crescita e riflettano la strategia del governo di riduzione del deficit e del debito sostenendo allo stesso tempo la ripresa economica in atto. Confidiamo – conclude la missiva Padoan – che la Commissione ne terra’ conto nel suo giudizio».
Da Bruxelles arriva a stretto giro la laconica conferma che si terrà conto delle informazioni aggiuntive ricevute per le valutazioni della manovra, in vista delle pagelle che arriveranno per tutti i Paesi a fine novembre. La Commissione Europea «ha ricevuto dall’Italia la risposta» alla propria lettera sul documento programmatico di bilancio. «Includeremo le informazioni in essa contenute nella nostra valutazione del documento programmatico di bilancio, che verrà effettuata prima della fine di novembre», spiegano dalla Commissione.

FONTE:Massimo Franchi,  IL MANIFESTO

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