Svimez: il Sud cresce ma con poco welfare e lavoratori poveri

Mezzogiorno. Il Rapporto 2017 evidenzia una buona performance del Pil, ma ad arrancare sono gli indicatori del benessere e dei servizi sociali

Mirco Viola • 8/11/2017 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 667 Viste

Saldi negativi nelle migrazioni e nella Pubblica amministrazione. La Sicilia tra le regioni che soffrono di più

8 confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord, «tuttavia la ripresa congiunturale è insufficiente ad affrontare le emergenze sociali». Il Rapporto 2017 sull’economia del Mezzogiorno redatto dallo Svimez vede un Sud del nostro Paese che potrebbe avere tutte le carte per segnare una buona crescita, ma che resta ancora indietro sul fronte del welfare, dell’occupazione, dei salari.

SECONDO LE STIME, nel 2017 il Pil italiano cresce dell’1,5%, risultato del +1,6% del Centro-Nord e del +1,3% del Sud, che quindi segna una buona performance. Nel 2018 la crescita si attesta all’1,4% con una variazione territoriale dell’1,4% nel Centro-Nord e dell’1,2% al Sud. Ancora cifre che si avvicinano tra loro, ma quando si va al tasso di occupazione, si nota che nel Mezzogiorno è ancora il più basso d’Europa (-35% su media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura «Occupazione Sud».

Nel 2016, calcola lo Svimez, 10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta, contro poco più di 6 nel Centro Nord. L’incidenza della povertà assoluta nel 2016 nel Mezzogiorno aumenta nelle periferie delle aree metropolitane e nei comuni più grandi.

IL RISCHIO DI CADERE in povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese, nelle due regioni più grandi, Sicilia e Campania, sfiora il 40%. «L’emigrazione sembra essere l’unico canale di miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie meridionali», spiega l’istituto. Alla fine del 2016 il Mezzogiorno ha perso infatti altri 62 mila abitanti.

La Sicilia tra le regioni del Sud è quella che soffre di più. Nell’isola, il Prodotto interno lordo nel 2016 si è fermato allo 0,3% mentre il rischio povertà è il più alto d’Italia, con una percentuale del 39,9%.

IL SALDO MIGRATORIO totale del Sud continua a essere negativo e sfiora le 28 mila unità, mentre nel Centro Nord è in aumento di 93.500. In particolare nel 2016 la Sicilia ha perso 9.300 residenti, la Campania 9.100, la Puglia 6.900.

Al Sud, prosegue il Rapporto dello Svimez, crescono gli occupati ma a basso reddito. Nelle regioni meridionali nel 2016 gli occupati sono aumentati dell’1,7%, pari a 101 mila unità, ma mentre le regioni centro settentrionali hanno recuperato integralmente la perdita di posti di lavoro avvenuta durante la crisi (+48 mila nel 2016 rispetto al 2008), in quelle meridionali la perdita di occupazione rispetto all’inizio della recessione è ancora pari a 381 mila unità.

C’È DA REGISTRARE, infine, un forte ridimensionamento della pubblica amministrazione nel Mezzogiorno, in termini di risorse umane e finanziarie, tra il 2011 e il 2015: -21.500 dipendenti pubblici (nel Centro-Nord sono calati di -17.954 unità) e una spesa pro capite corrente consolidata della Pa pari al 71,2% di quella registrata nel Centro-Nord. Un divario in valore assoluto di circa 3.700 euro a persona.
«Un Mezzogiorno che mostra segnali positivi di ripresa, ma resta ben lontano dai livelli pre-crisi, con il perdurare di una emergenza sociale e occupazionale», commenta la segretaria confederale Cgil Gianna Fracassi. «La politica delle decontribuzioni ha prodotto risultati modesti rispetto alle risorse investite e un’esplosione del part-time involontario», l’analisi della Cgil, che per rilanciare il Mezzogiorno chiede «più investimenti pubblici e politiche di sviluppo».

FONTE: Mirco Viola, IL MANIFESTO

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