Decoro disumano a Torino: i vigili scacciano i senzatetto

Decoro disumano a Torino: i vigili scacciano i senzatetto

TORINO. La «bonifica» dai poveri del centro di Torino, che si protrae da due giorni, si può considerare quasi compiuta. Ieri passeggiando sotto i portici di via Cernaia si potevano incontrare appena cinque clochard: francesismo indispensabile, che alleggerisce. Via Po è praticamente sgombra, dato che nel pomeriggio resistevano solo un paio di rom che allungavano la mano. In via Roma una solitaria donna con il cane discuteva con una coppia di vigili urbani, visibilmente imbarazzati, che la invitavano gentilmente a spostare la sua mercanzia.

Scomparsi i migranti che allungano il cappello da baseball mentre, poco prima di piazza Bodoni, un uomo che tendeva la mano recava un cartello con la scritta: «italiano al 100%».

Pare che una città che vive di loisir, la nuova vocazione post industriale, non possa permettersi di esporre le sue vergogne: i poveri. Anche perché secondo gli ultimi dati prodotti dall’ente Turismo Torino, i visitatori, nel 2017, sono cresciuti appena dello 0,7%, con una seria contrazione negli ultimi mesi dell’anno. Ben maggiore la crescita delle persone in povertà assoluta, oggi circa 294 mila, due terzi tra Torino e provincia. Coloro che assiste il Banco alimentare sono circa 115 mila, mentre i senza fissa dimora si attestano a quota 3 mila. Un massa crescente, difficile da nascondere.

Così, da un paio di giorni è in corso una minuziosa operazione di sgombero per il decoro della città. Un puro processo di gentrification che rimuove il dato di realtà: il centro di Torino è diventato un rifugio a cielo aperto. E se ieri i mendicanti lungo l’asse turistico per eccellenza, che parte da Porta Nuova e giunge in Piazza Vittorio, erano una dozzina, a volte superano le duecento unità. Rifiutano i dormitori, spesso lontani da tutto, come quello del parco della Pellerina, dove la scorsa settimana un giovane somalo è morto assiderato in una baracca poco distante.

Coppie di vigili, seguite dagli operai della nettezza urbana allontanano i senzatetto più ingombranti, rimuovono i cartoni.

La scorsa settimana l’assessora al welfare, Sonia Schellino, aveva invitato la cittadinanza a non donare denaro a queste persone: «Fare l’elemosina a un senzatetto significa mettere del denaro in mano a una persona che spesso ha una dipendenza: alcol, droga. Piuttosto è meglio dare del cibo, vestiti, farmaci. O, ancora meglio, si sostenga chi aiuta queste persone».

«I senzatetto – aveva aggiunto – prediligono il centro: hanno più possibilità di recuperare soldi con l’elemosina e di avere del cibo. E noi non abbiamo nessuna intenzione di sgomberarli». Ma ieri ha dovuto fare i conti con una realtà che non conosceva: «Non è così che si affrontano povertà ed emarginazione. Non sapevo niente del controllo e chiederò informazioni al riguardo». Si potrebbe quindi pensare a una iniziativa della polizia locale, magari stimolata dalle diverse segnalazioni dei cittadini che passeggiano sotto i bellissimi portici del centro città.

In realtà il «servizio decoro» ha una storia non troppo recente, dato che venne istituito dalla giunta di Piero Fassino.

Giovanni Semi, docente di sociologia presso l’Università di Torino commenta: «Questa pratica nasce, in maniera clamorosa e drammatica, in occasione delle Olimpiadi del 2006, quando venne fatta una pulizia sociale del centro di Torino. Coloro che non qualificavano le bellezze architettoniche furono spostati: un processo che diede vita al tristemente famoso “tossic park”. Queste politiche di riqualificazione sono molto pericolose, perché vengono lette dalla cittadinanza come contingenti ma necessarie nel breve periodo: ma poi sono ripetute all’infinito. Tutto sommato quanto accade in questi giorni si può iscrivere nella drammatica tradizione torinese con l’aggravante dei nuovi dispositivi giuridici messi a disposizione dalla Minniti-Orlando».

Già in serata, assediati da una fitta nebbia, gli sgomberati stavano tornando a occupare i loro posti, con nuovi cartoni recuperati nell’immondizia per passare la notte.

FONTE: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO



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