In Germania Andrea Nahles, prima donna eletta leader Spd, ma pochi i voti

Nahles eletta presidente dei socialdemocratici tedeschi con soltanto il 66% dei voti “Ma oggi rompiamo il tetto di cristallo”

TONIA MASTROBUONI • 23/4/2018 • Internazionale • 479 Viste

WIESBADEN. «Sì, certo», Astrid Westermann ha votato per Andrea Nahles. Ma la delegata di Neuss scuote la testa, uscendo dalla sala maggiore. E non nasconde la delusione: «Mi sarei aspettata un risultato migliore».

Pochi attimi prima, sul maxischermo della sala congressi di Wiesbaden, è apparso il volto pietrificato di Nahles. La prima donna in centocinquantacinque anni di storia della Spd è stata eletta presidente con appena il 66,4% dei voti. Il secondo peggior risultato della storia del Dopoguerra. E anche lei, combattiva capa dei parlamentari socialdemocratici, ci mette un po’, prima di riconquistare il sorriso.

Nel suo appassionato discorso della mattina la 47enne aveva ruggito che «oggi rompiamo il tetto di cristallo — e resterà aperto». Perché la sola rivale che si era presentata per contenderle lo scettro era un’altra donna, la sindaca di Flensburg, Simone Lange. Che aveva messo il dito nella piaga, dichiarandosi poco fiduciosa che si possa rinnovare il partito come presidente «se bisogna cercare come capogruppo il compromesso quotidiano» con i rivali della Cdu/Csu. Touché.

In effetti il problema, nel partito più antico della Germania, resta un altro. E nel discorso del pomeriggio che chiude il congresso, Nahles lo ammette: «Abbiamo ancora molto lavoro da fare». Il rinnovamento di una forza politica scesa al minimo storico del 20,5% alle elezioni di settembre e inchiodato al 18% nei sondaggi più recenti, è appena cominciato. E la Grande coalizione non aiuta.

L’interpretazione più convincente di quel 66% arriva da una delle donne più brillanti del partito, mentre vengono rivelati i 414 “sì” sui 624 voti validi. A Phoenix, l’ex ministra dell’Economia Brigitte Nahles ricorda che all’inizio di marzo anche il referendum tra gli iscritti sulla Grande coalizione aveva incassato esattamente lo stesso risultato, il 66%.

All’epoca, quel numero era sembrato un miracolo, dopo le lacerazioni provocate dall’annuncio dei vertici di voler tentare una terza coabitazione con Merkel. Ma indiscrezioni raccolte tra i maggiorenti della Spd e numerosi analisti puntavano nei giorni scorsi su un 75% di voti per Nahles. Invece, la ferita della Grande coalizione sembra bruciare ancora.

Un’altra delegata intercettata all’uscita dal voto, Baerbel Kofler, minimizza: «Con due candidate in campo mi sembra comunque un buon esito». E comunque, per la delegata bavarese, «è importante che finalmente ci sia una donna alla testa della Spd». Qualche ora prima Nahles aveva gigioneggiato: «mi chiamo Andrea Nahles», aveva sorriso ai delegati, «e vivo nella Eifel con mia figlia Ella». Poi aveva ricordato gli esordi della sua ascesa incredibile: «Trent’anni fa abbiamo fondato con dei miei amici un circolo della Spd nel mio paese, nessuno avrebbe potuto immaginare che saremmo arrivati fin qui». I suoi biografi amano ricordare come per scherzo Nahles avesse scritto nell’album della maturità di voler diventare «casalinga o cancelliera». Ma dopo il voto di ieri, la strada per quest’ultimo tassello è ancora in salita. Anzitutto nel partito.

Nahles ha indicato nella creazione di una «cornice sociale per la digitalizzazione», nella caccia alle aziende che dirottano i profitti nei paradisi fiscali o in una politica estera più assertiva verso la Russia alcune delle sue priorità. E, a proposito di uno dei temi più dibattuti delle ultime settimane, gli assegni sociali Hartz IV, la ex responsabile del Lavoro ha richiamato i delegati al realismo: «Quando diciamo “aboliamolo”, non abbiamo detto ancora nulla».

La sua contendente Lange aveva sottolineato poco prima come il dibattito sull’integrazione al reddito sia indispensabile: «Abbiamo imparato che ci sono molte persone povere nonostante lavorino. Vorrei scusarmi con loro».

Infine, sul 66% a Nahles potrebbe pesare anche la sensazione, e un delegato berlinese lo sussurra a microfoni spenti, «che i vertici non ci abbiano lasciato molta scelta», che «si siano spartiti le poltrone con un’avidità un po’ troppo evidente». Insomma, di una scelta troppo verticistica, che peraltro ha lasciato sull’asfalto qualche vittima eccellente. Alla fine del congresso, suona un po’ stonato il ringraziamento che Nahles tributa al grande sconfitto dell’anno elettorale 2017: Martin Schulz. I delegati salutano l’ex presidente del Parlamento Ue ed ex candidato cancelliere con una standing ovation. Ma il fatto più evidente del suo congelamento politico è la quasi assenza, nei discorsi di ieri, del tema Europa, se non in qualche frase di circostanza della neopresidente e del ministro delle Finanze Olaf Scholz.

Fonte: TONIA MASTROBUONI, LA REPUBBLICA

photo: By Heinrich-Böll-Stiftung (Flickr: Andrea Nahles) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons

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