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Forte nervosismo della Borsa. Ma l’allarme è per il rating

Finanza. In forte calo la piazza di Milano e a seguire tutte le altre europee. Moody’s minaccia declassamento

Bruno Perini • 30/5/2018 • Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 316 Viste

Ora c’è il pericolo che il panico, quello che ha accompagnato i grandi crack finanziari del 2008 e del 2011, prenda il sopravvento nell’orientamento dei big della finanza mondiale, trasformando i nostri Btp in carta straccia, junk bond, con effetti devastanti sui risparmi degli italiani e sulle migliaia di mutui a tasso variabile firmati dai cittadini con il sistema bancario.

Il Btp a 10 anni ha toccato ieri i 330 punti e i Btp a due anni per un momento hanno sorpassato il Btp decennale. A metà giornata sembrava che la tensione rallentasse in vista della formazione del governo ma quando è circolata la notizia, parzialmente smentita, che oggi Carlo Cottarelli potrebbe rinunciare a formare il governo lo spread è tornato a quota 300 e la Borsa è peggiorata verso il 2,50%. Insomma, massima confusione sotto il cielo italiano.

Come spiega un broker londinese: «Se si ragiona al netto degli acquisti della Bce che sta continuando nella sua politica di paracadute per equilibrare le vendite quei 330 punti toccati dallo spread diventano 400 e oltre. Ora il pericolo è che non si trovi un punto di equilibrio nell’assetto politico e una certezza sul futuro. Se le voci di una rinuncia di Carlo Cottarelli fossero vere i mercati ci porterebbero vicino al baratro. Come lei sa il nemico più acerrimo degli investitori è proprio l’incertezza in un Paese in cui il debito pubblico è alle stelle».

La giornata di ieri è stata da brivido per i grandi operatori finanziari e il forte calo della piazza di Milano ha coinvolto al ribasso tutte le piazze europee. A metà pomeriggio lo spread tra Btp e Bund è scivolato sotto la soglia dei 260 punti base, a 255 punti, con il rendimento del 10 anni italiano al 2,87%. Il divario tra i titoli biennali italiani e tedeschi è anch’esso calato sotto i 250 punti base, a 243, con il tasso del Btp a 2 anni all’1,7%. Poi, come si sa, il colpo di scena del tardo pomeriggio ha riportato tutto al peggio.

Quando lo spread ha toccato la preoccupante quota di 320, l’allarme è piombato come un temporale sulla platea di Bankitalia, riunita come ogni anno a Palazzo Koch ad ascoltare le considerazioni finali del Governatore. Ignazio Visco a un certo punto della sua relazione è uscito dal testo dell’intervento scritto per tentare di tranquillizzare i mercati ha detto: «È grave e non ci sono giustificazioni, se non emotive, per ciò che osserviamo oggi sui mercati». L’intervento a braccio del governatore di Bankitalia non ha tuttavia placato le paure, forse ha attenuato il panico ma tutti sanno che le emozioni e le aspettative sono ormai da tempo una delle cause dei mutamenti repentini dei mercati.

L’allarme arriva anche dalle agenzie di rating. Moody’s taglierà il rating italiano, oggi a Baa2, se il prossimo governo porterà avanti politiche di bilancio «insufficienti a posizionare nei prossimi anni il debito su una traiettoria di discesa». Altrettanto negativo sarebbe «un fallimento nell’articolare e presentare un’agenda di riforme strutturali credibili». Moody’s reputa «molto improbabile» un rialzo del rating, spiegando che una conferma potrebbe invece arrivare se il programma di riforme si rivelasse ambizioso e se il governo prossimo non aiutasse un effettivo percorso di rientro del debito.

Anche la Borsa italiana ha viaggiato sulle montagne russe È iniziata malissimo con perdite del 3,50% per cento. Sui listini del Vecchio Continente ha pesato il nervosismo di Piazza Affari che ha ampliato le perdite del 2,4%, poi è risalita a una perdita dell’1,7% e con la notizia di possibili elezioni a luglio è tornata a salire. Jeff Rosemberg, capo di Blackrock, il più grande gestore finanziario del mondo, dice la sua sulla crisi italiana: la sfiducia del mercato nei confronti dell’Italia, con il rialzo dello spread e il tonfo della Borsa, è legato al fatto che gli investitori ritengono che «potenzialmente potrebbe esserci un referendum» sulla permanenza nell’euro. «Il mercato sta prezzando la distribuzione di una serie di esiti» legati alla situazione politica e uno di questi è «la rinegoziazione» dei rapporti con l’Unione Europea, ha spiegato intervistato da Bloomberg tv. Un esito che era visto «come molto improbabile» ma che il mercato «sta iniziando a prezzare».

FONTE: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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