Dreamers e muro col Messico, i repubblicani affossano la legge di Trump

Alla Camera il partito si spacca e respinge la proposta su tre punti per le politiche migratorie, sintomo di una più ampia divisione interna

Marina Catucci • 29/6/2018 • Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 362 Viste

Stati uniti. Intanto una corte della California ordina di riunire le famiglie di migranti illegali separati entro 30 giorni

NEW YORK. Ancora confusione alla frontiera tra Stati uniti e Messico: a causa delle divisioni interne al partito repubblicano, non sembra essere all’orizzonte nessuna soluzione in tema di politiche migratorie. La Camera ha respinto clamorosamente un disegno di legge di ampia portata che avrebbe sia protetto i giovani immigrati privi di documenti, i cosiddetti Dreamers, che finanziato il famigerato muro di confine con il Messico, e apportato modifiche significative al problema dell’immigrazione legale, cercando di salvare capra e cavoli, accontentando tutti.
Nonostante l’appello dell’ultimo minuto di Trump, che ha chiesto ai rappresentanti del suo partito di far passare la legge, il voto è finito 121 a 130, indicando così la mancanza di unità repubblicana sul migranti e politiche migratorie.

Eppure alla Camera i repubblicani hanno una maggioranza che può tranquillamente fare a meno dei democratici. Il fallimento del voto è stato imbarazzante sia per Trump che per i leader repubblicani, che avevano passato settimane a cercare di mettere insieme i conservatori e l’ala del partito con idee moderate sull’immigrazione.

Vista la difficoltà nel mettere insieme tre punti così delicati e controversi come il destino dei Dreamers, il muro col Messico e la situazione al confine con bambini divisi dai propri genitori, i repubblicani alla Camera hanno deciso di ridimensionare le proprie aspirazioni e concentrarsi sulle famiglie separate.

Ma tutto è rimandato al 10 luglio, dopo la vacanza forzata del 4 luglio: legiferare non sarà una passeggiata, non basteranno un paio di giorni.

Le frustrazioni per non riuscire a gestire al Congresso questa (provocata) emergenza immigrazione, si accompagna alla confusione di competenze: martedì un giudice federale della California ha emesso un’ingiunzione a livello nazionale che impedisce all’amministrazione Trump di separare alla frontiera i bambini dai genitori e ordina che tutte le famiglie già separate vengano riunite entro 30 giorni.

Il Dipartimento di Giustizia non è d’accordo e ha risposto facendo pressioni sui legislatori e affermando in una dichiarazione ufficiale che l’ordine del giudice «rende ancora più imperativo che il Congresso agisca finalmente sia per dare alle forze dell’ordine federali la possibilità di far rispettare la legge, che per tenere insieme le famiglie. Senza un’azione del Congresso, l’illegalità al confine continuerà».

Il voto della Camera, però, ha reso palesi le difficoltà per i repubblicani a sviluppare qualsiasi tipo di legge sull’immigrazione: in questo anno il senato ha già respinto una serie di misure sul tema e prima di far fallire l’ultimo disegno di legge, la scorsa settimana, la Camera ne aveva respinto un altro più affine ai desideri dei conservatori.

Da parte loro i democratici avevano offerto il proprio sostegno alla legge che assicurava ai Dreamers un percorso verso la cittadinanza, concedendo di far rafforzare la sicurezza delle frontiere, ma non sono stati disposti a soddisfare le più ampie richieste di Trump che includono anche un taglio all’immigrazione legale.

Un problema che dovranno risolvere i repubblicani, contando solo sulle loro forze ora disgregate e traballanti, e che dopo le elezioni di midterm saranno ancora più precarie.

FONTE: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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