L’Fbi come ai tempi del Black Panther: caccia a Black Lives Matter

L’Fbi come ai tempi del Black Panther: caccia a Black Lives Matter

Stati uniti. Il rapporto della coalizione di associazioni per i diritti dei neri: azioni penali e dispiegamento di polizia e informatori per scoraggiare il movimento nato dopo l’omicidio di George Floyd

NEW YORK. Il governo federale degli Stati uniti ha deliberatamente preso di mira i manifestanti e gli attivisti di Black Lives Matter attraverso procedimenti penali, nel tentativo di bloccare e scoraggiare il movimento che la scorsa estate ha travolto tutto il mondo, a seguito dell’omicidio di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis.

A dare la notizia è il quotidiano britannico The Guardian che cita un nuovo rapporto pubblicato da Movement for Black Lives, una coalizione di oltre 50 gruppi di attivisti, legali che si occupano della difesa dei diritti civili e associazioni professionali che rappresentano le comunità nere. Il rapporto è stato pubblicato in collaborazione con il gruppo Creating Law Enforcement Accountability and Responsibility della City University di New York e la Facoltà di Giurisprudenza.

Nel rapporto condiviso con l’Ap, si sostiene che nell’estate 2020 con l’aumento delle manifestazioni sono aumentati anche presenza della polizia, dispiegamento di agenti federali e perseguimento penale dei manifestanti. Si fa un confronto con il modo in cui il governo ha usato le tecniche del programma di controspionaggio per «bloccare il lavoro del Black Panther Party e di altre organizzazioni che combattono per la liberazione dei neri».

Nel corso della sua storia l’Fbi ha più volte visto l’attivismo, e in special modo quello afroamericano, come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale e ha usato i suoi poteri investigativi per inibire i diritti di parola e di associazione degli attivisti neri.

La sua reazione alle proteste a seguito degli omicidi di Breonna Taylor e George Floyd mostra che poco è cambiato da quando nel 1919 J Edgar Hoover, allora direttore della divisione di intelligence generale del Bureau of Investigation, precursore dell’Fbi, prese di mira «Black Moses» Marcus Garvey per la sua presunta associazione con «elementi radicali» che «agitavano il movimento negro».

Hoover ha ammesso che Garvey non aveva violato le leggi federali, ma il Bureau si era già infiltrato nella Universal Negro Improvement Association di Garvey con informatori, provocatori e agenti sotto copertura che per anni hanno cercato qualsiasi appiglio che potesse giustificare la sua espulsione.

«Con questo rapporto vogliamo mostrare come il governo Usa ha continuato a perseguitare il movimento nero attraverso la sorveglianza, criminalizzando le proteste e usando il sistema legale penale per impedire alle persone di protestare e punirle per essere state coinvolte in proteste», ha affermato Amara Enyia, coordinatrice della ricerca politica del Movement For Black Lives.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto



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