I Numeri – Welfare, Salute, Terzo Settore

POVERTÀ E VULNERABILITÀ SOCIALE IN ITALIA

I senza fissa dimora

? La più recente indagine (2012, dati 2011) è di tipo campionario, si tratta pertanto di una stima delle Persone Senza Dimora (PSD) e oscilla tra 43.425 e 51.872. La rilevazione effettuata in 158 comuni presso le mense e i dormitori parla di 47.648 presenze. Per ripartizione geografica, sul totale le PSD del Nord-Ovest sono il 38,8%, al Nord-Est il 19,7%, al Centro il 22,8% al Sud l’8,7l% e nelle Isole il 10,1%.

? Per l’86,9% si tratta di maschi (41.411), il 13,1% femmine (6.238), il 59% è di nazionalità non italiana, le fasce di età più rappresentate 18-34 anni (15.612, il 32,8%), 35-44 (11.957, il 25,1%) e 45-54 (10.499, il 22%); gli over 65 sono 2.538, il 5,3%; si trovano nella condizione di SFD per il 15,3% da oltre 4 anni (ma il 24% degli italiani) e per la stessa percentuale da meno di un mese, per il 16,4% dai 6 ai 12 mesi, per il 14,8% tra 1 e 2 anni e per l’11% da 2 a 4 anni. Il 7,5% dichiara di non aver mai avuto una casa (il 9,2% tra gli stranieri).

? La condizione di SFD dipende da un concatenarsi di eventi esistenziali, solo il 33% ne indica uno soltanto; i più ricorrenti sono perdita del lavoro (61,9%), separazione o divorzio e perdita dei figli (59,5%) e malattia (16,2%). Le relazioni amicali sono più presenti di quelle familiari (73,1% contro 70%) e includono per il 60,7% persone non SFD.

? Lavoro: il 28,3% dichiara di svolgere qualche lavoro, saltuario o a termine (24,5%) stabile solo nel 3,8% dei casi. Tra il 71,7% senza lavoro, il 25,7% ne aveva uno stabile e il 39,3% uno precario, solo il 6,7% non ha mai lavorato. Chi lavora lo fa in media per 13 giorni al mese, il 37,6% meno di 10 giorni (il 40,4% tra gli stranieri), e ha un guadagno medio di 347 euro, il 48,2% tra 100 e 499 euro e il 24,1% meno di 100. Oltre al lavoro, le fonti di reddito sono soprattutto colletta e volontariato per il 37%, amici o parenti (27,2%), pensioni (9%) e sussidi pubblici solo per l’8,3%.

? I SFD abitano soprattutto le grandi città e i capoluoghi: a Milano 13.115, a Roma 7.827, a Palermo 3.829, a Firenze 1.911, a Torino 1.424, a Bologna 1.005, a Napoli 909. Tra loro, il 89,4% usa servizi di mensa e il 40,8% la distribuzione di pacchi alimentari, il 60,6% di abiti e il 33,5% di medicinali, mentre il 63,1% utilizza docce e bagni e il 71% ricorre (almeno una volta) ai dormitori. Quanto ai servizi, il 45% almeno una volta si è rivolto a un servizio per l’impiego, il 27,1% all’anagrafe, il 39,8% ai servizi sociali e il 54,7% a quelli sanitari.

? Tra le soluzioni per la notte, negli ultimi 30 giorni il 61,3% ha trovato ospitalità in un dormitorio, il 24,4% in altro tipo di accoglienza, il 41% ha dormito in strada, parco, area pubblica, il 26,7% in stazione o nella metropolitana, il 22,8% in auto o in un vagone, il 22% in una casa o fabbrica abbandonate. Nell’ultima settimana, il 36,4% non ha mai utilizzato una mensa, il 51% un dormitorio e il 54,1% non si è rivolto ad alcun servizio.

? Le donne: sono per il 56,7% straniere, nel 56,4% dei casi sono sole e senza lavoro (74,6%) e per il 70,2% vedono nella separazione l’evento critico.

(Caritas, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fio.PSD, 2012)

 

La povertà relativa e assoluta

? Nel 2011 la povertà relativa (soglia di povertà a 1.011,03 euro per due componenti) tocca l’11,1% delle famiglie (2.782.000) e il 13,6% delle persone (8.173.000), erano rispettivamente 2.734.000 e 8.272.000 nel 2010. Per distribuzione geografica, ogni 100 famiglie povere 67 risiedono al Sud, 11,4 al Centro e 21,7 al Nord, le persone povere rispettivamente 68,6, 11,4 e 20. L’incidenza della povertà è per il Sud il 23,3%, per il Centro il 6,4% e per il Nord il 4,9%; le regioni oscillano dall’incidenza massima della Sicilia (27,3%) e della Calabria (26,2%) alla minima di Trento (3,4%) e Lombardia (4,2%).

? Tipologia delle famiglie: sono più povere le famiglie con 5 o più membri (il 28,5% delle famiglie) rispetto a quelle con 1 componente (6,7%), 2 componenti (9,4%), 3 (11,7%), 4 (15,6%). La presenza di figli accresce la povertà: il 27,2% con 3 figli (ma il 27,8% se minori), il 14,8% con 2 figli (16,2%) e il 10,4% con 1 figlio (il 13,5% se minore). Cresce la percentuale rispetto alla media anche per le famiglie con 2 o più anziani (14,3%) mentre scende per gli over 65 soli (10,1%).

? Titolo di studio e occupazione: aumenta la povertà per chi ha la licenza elementare (il 18,1% nel 2011, era il 17,2% nel 2010) e media inferiore (14,1%, era il 13,5%), diminuisce per media superiore e laurea (dal 5,6% al 5%); in media i lavoratori dipendenti sono poveri per il 9,4%, ma il 4,4% per impiegati e dirigenti e il 15,4% per gli operai (erano il 5,3% e il 15,1% nel 2010); gli autonomi in media il 7,9%, professionisti il 3,4% e lavoratori l’11,2%. Tra i non occupati, è povero il 13,3%, l’11% tra i ritirati dal lavoro, il 27,8% tra coloro che sono in cerca di occupazione. Le famiglie con disoccupati e senza pensionati sono povere per il 50,7%, quelle con occupati ma senza pensionati per il 9,2%.

? Rischio povertà: le famiglie che sono appena al di sopra della soglia di povertà relativa, cosiddette “quasi povere” sono il 3,7% (al di sopra del 10%) e il 3,9% (del 20%); quelle povere ma appena al disotto della soglia il 3,3% (-10%) e il 2,7% (-20%).

? Povertà assoluta: nel 2011 il 5,2% delle famiglie (1.297.000) risultano in condizione di povertà assoluta, e il 5,7% degli individui (3.415.000), le famiglie in crescita rispetto al 2010 quando erano il 4,6%, in calo i singoli (il 5,2%). Svantaggio per le famiglie numerose, povere nel 12,5% dei casi con 5 o più membri, e quelle con figli, il 10,4% con 3 figli (il 10,9% se minori), e con 1 o più anziani (il 6,3%).

? Differenze geografiche: la povertà assoluta è maggiore al Sud, con l’8% dei nuclei e l’8,8% dei singoli (in media +1% sul 2010), scende al 4,1% al Centro sia per famiglie che per individui e scende ancora al Nord, 3,7% e 4%.

? Titolo di studio e occupazione: più poveri assoluti coloro che hanno la licenza elementare o media inferiore (9,4% e 6,2%), il 2% tra diplomati e laureati. Tra gli occupati dipendenti, è povero assoluto il 4,1%, ma il 7,5% degli operai e l’1,3% degli impiegati e dirigenti, mentre tra gli autonomi (in media il 2,9%) i lavoratori lo sono per il 4,2%. Tra chi non è occupato, i ritirati dal lavoro sono poveri per il 5,4% e chi è in cerca di occupazione il 15,5% (era il 12,8% l’anno prima). Essere senza salario né pensione rende una famiglia povera assoluta nel 22,3% dei casi, se c’è solo una pensione nel 5,7% e se c’è solo salario ma non pensione nel 3,9% (ISTAT, 2012 c).

 

La deprivazione e il rischio povertà (indicatori Europe 2020)

? Indicatore rischio povertà complessivo (rischio povertà + deprivazione + intensità del lavoro): l’Italia si assesta sul 28,4%, era il 24,% nel 2010 (+3,8%) e la media UE27 è del 24%. Differenze geografiche: 46,2% al Sud (+7% in un anno), 23% al Centro (+3%) e 17,3% al Nord (+2%). Tipologie familiari: nuclei numerosi, 41,1%, presenza di 3 figli 41,7% (ma 46% se minori), un anziano 31,5% e i genitori single rischiano per il 40,5%. Gli occupati dipendenti sono a rischio povertà per il 21,9%, gli autonomi per il 27,7% e i pensionati per il 36,7%.

? Indicatore rischio povertà: tocca complessivamente il 19,6% delle famiglie, il 34,5% al Sud (+3% sul 2010), il 15,1% al Centro e il 10,2% al Nord. Tipologie familiari: nuclei numerosi, 30,9%, presenza di 3 figli 33% (ma 38,7% se minori), e i genitori single per il 26%. Gli occupati dipendenti sono a rischio povertà meno degli autonomi (15,1% contro 21,9%) e dei pensionati (22,5%).

? Indicatore di severa deprivazione: complessivamente le 9 variabili della deprivazione indicano che gli italiani sono deprivati per l’11,1%, con picchi del 19,4% al Sud e minime del 6,4% al Nord. Qui si misura il maggior aumento dal 2012: +4,2%. Penalizzati soprattutto nuclei numerosi (17,8%), monogenitori (16,4%), famiglie con 3 figli (17,9%, ma il 20% se minori), pensionati (13,3%) e anziani (13,1%). Sui diversi indicatori: il 38,5% in media non riesce a far fronte a una spesa inattesa di 800 euro, soprattutto al Sud (53,7%), se pensionato (43,1%), se in una famiglia numerosa (47,3%), se genitore single (48,8%) o se ci sono 3 figli minori (49,9%). Arretrati si mutui o affitti: il 14,1% in media, ma il 18,9% al Sud e il 23,4% tra i nuclei numerosi, che arriva al 24,5% se ci sono 3 figli e al 29,7% se sono minori. Non può riscaldare adeguatamente la casa il 17,9%, il 22,5% tra gli anziani (il 24,3% di quelli che vivono soli) e il 22,8% tra i genitori single, e il 25,2% dei bambini under 18. Non fa nemmeno una settimana di ferie fuori casa il 46,6% degli italiani, soprattutto quando hanno 3 figli minori (53,3%), quando sono monogenitori (54,9%) o anziani soli (59,8%) e se stanno nel Mezzogiorno (65,5%).

? Indicatore intensità lavorativa: è il rapporto tra mesi lavorati in un anno e mesi potenziali, e la soglia-limite è lo 0,20%. È al disotto il 10,5% degli italiani, la media UE27 è il 10%, ed è in leggera crescita sul 2010 (+0,3%). Riguarda le famiglie dove vi siano figli minori, il 21,5% (e si tratta del lavoro delle donne), i genitori single (14,6%), i residenti al Sud (17%). Tra gli occupati ne soffrono meno i dipendenti che gli autonomi (2,6% contro 4,9%) (ISTAT, 2012 b).

 

I dati Caritas

In un’indagine del 2012 (anno di riferimento 2011), imperniata sui Centri di Ascolto (CdA) che ha in tutto il territorio nazionale, la Caritas italiana ha esaminato i fenomeni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale che si vanno sempre più intensificando in Italia.

  • Nel corso del 2011, si sono rivolte ai CdA della Caritas 31.335 persone.
  • Il 57% viveva nelle regioni del Nord, il 29% al Centro, il 14% nel Mezzogiorno. Ciò non dipende dal reale grado di incidenza della povertà, ma dal numero di CdA della Caritas che sono allocato sul territorio.
  • Gli utenti dei CdA, per tipologia di cittadinanza, sono così ripartiti: stranieri 20.448 (70,7%), italiani 8.348 (28,9%), altri 0,4%.
  • Al Nord gli utenti dei CdA con cittadinanza italiana sono stati il 26,2%; al Centro il 24,6%; nel Mezzogiorno 48,4%.
  • Al Nord quelli con cittadinanza non italiana sono stati il 73,5%; al Centro il 74,7%; nel Mezzogiorno il 51,4%.
  • Al Nord quelli con doppia cittadinanza sono stati lo 0,2%; al Centro lo 0,7%; nel Mezzogiorno lo 0,2%;
  • In totale i cittadini italiani che si sono rivolti ai CdA sono stati al Nord 16.112; al Centro 8.704; nel Mezzogiorno 4.098.
  • I disoccupati che si sono rivolti ai CdA hanno costituito il 61%, gli occupati il 21,3%, le casalinghe il 7,5%, i pensionati il 5,3%, gli studenti l’1,5%, altro l’1,5%, inabile parziali o totali dal lavoro l’1,3%.
  • I problemi/bisogni più ricorrenti erano così ripartiti: povertà 40.6%, problemi di occupazione 24,6%, problemi abitativi 10,4%, problemi legati all’immigrazione 0,9%, problemi familiari 7,5%, problemi di salute 7,3%, problemi di istruzione 0,9%, detenzione e problemi con la giustizia 2,9%, dipendenze 4,0% Handicap/disabilità 2,3%, Altri tipi di problemi 3,9% (Caritas Italiana, 2012).

 

POVERTÀ IN EUROPA

? Secondo gli indicatori Europe 2020, complessivamente sono a rischio povertà il 22,5% dei cittadini della UE15 e il 24,2% della UE27, con una media di +2% a sfavore delle donne, che sono più a rischio in Irlanda (30,5%, dato 2010), Grecia (32%), Italia (29,9%) e Spagna (27,3%).

? Gli europei in condizione di grave deprivazione materiale nel 2011 sono il 6,1% nella UE15 e l’8,8% nella UE 27, nel 2009 erano rispettivamente il 5% e l’8,1%. Tra gli Stati nel 2011 la situazione peggiore è quella di Grecia (15,2%) e Italia (11,2%), la migliore di Svezia e Lussemburgo (1,2%).

? Disaggregando per genere, i valori 2011 sono per le donne 6,3% (UE15) e 9,1% (UE27), per gli uomini 5,8% e 8,8%. Anche per le donne record negativo per Grecia e Italia (15,4% e 11,5%), con un differenziale rispetto ai maschi di +0,6%. In Svezia il differenziale è dello 0,1% e in Lussemburgo a favore delle donne con -0,2%.

? Gli europei che hanno una bassa intensità lavorativa sono il 10,6% (UE15 e il 10% (UE27) nel 2011, +1% sul 2009. I valori più alti in Belgio e Spagna (13,7% e 12,2%) i più contenuti in Lussemburgo e Svezia (5,8% e 6,8%) (l’Irlanda era al 22% nel 2010, per il 2011 manca il dato). Differenziale di genere: nella UE15, le donne lavorano poco nell’11,3% dei casi, i maschi nel 9,9%, nella UE27 il 10,7% e il 9,4% (Eurostat, 2013).

 

REDDITI E DISEGUAGLIANZE

? Nel 2010 la quota di reddito totale del quintile (il 20%) più ricco delle famiglie residenti in Italia è il 37,4% del totale, quello del quintile più povero l’8%. L’indice di Gini – che misura le diseguaglianze – è in media dello 0,32, al Sud lo 0,33, nel Centro lo 0,30 e al Nord lo 0,29. Entrambi gli indicatori sono in aumento tra il 2009 e il 2010.

? Secondo l’ISTAT, il reddito mediano del 2010 è di 24.444 euro l’anno (2.037 al mese), al Sud 19.982 euro (665 euro mensili), il 73% di quello del Nord, ed è in calo (era infatti il 76% nel 2009). Nel 2011 il livello di reddito disponibile è di 18.098, inferiore a quello medio UE (18.705), mentre il reddito pro capite “aggiustato” (che include servizi e dei trasferimenti sociali) è pari a 21.207 euro.

? Nel 2010 il reddito mediano per i maschi è di 27.698 euro, per le donne 18.306; gli under 35 arrivano a 23.037 euro, tra i 45 e i 54 anni si arriva a 31.324, gli over 65 a 18.042. Per posizione occupazionale: 30.499 euro per i lavoratori dipendenti, 32.429 per gli autonomi, 13.966 per i disoccupati, 20.774 per i ritirati dal lavoro.

? Tutti i valori sono drasticamente più bassi al Sud: il reddito mediano per i maschi è 22. 129 euro, per le donne 15.680; gli under 35 arrivano a 17.297 euro, tra i 45 e i 54 anni si arriva a 25.164, gli over 65 a 15.976. Per posizione occupazionale: 25.536 i lavoratori dipendenti, 22.246 gli autonomi, 12.216 i disoccupati, 19.422 i ritirati dal lavoro (ISTAT, 2012 b).

? Secondo dati CER-IRES, tra il 2008 e il 2014 il reddito disponibile delle famiglie complessivamente perde il 10%, 9 miliardi di euro (CER-IRES, 2012 a).

? Il potere d’acquisto delle famiglie, tra il 2007 e il 2011, è sceso del 5%, i consumi dell’1,1%: significa che si è attinto ai risparmi, che sono scesi dal 15,5% del 2007 al 12% del 2011.

? Secondo dati della Banca d’Italia, la ricchezza è molto più diseguale del reddito (secondo l’indice di Gini, la prima è allo 0,63 contro lo 0,29 del secondo), il 10% delle famiglie più ricche possiede oltre il 45% dell’intero ammontare di ricchezza (era il 44,3% nel 2008), mentre il 10% delle famiglie a più alto reddito ha il 27% del reddito complessivo. Dal 2000 al 2006 la ricchezza è cresciuta del 6% l’anno, considerando l’inflazione, tra il 2007 e il 2010 è di fatto diminuita del 3,2% (CNEL- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

 

LA CASA E GLI SFRATTI

? Secondo l’ISTAT, le famiglie in condizioni di disagio abitativo in Italia sono molto numerose: il 52,7% considera le spese per l’abitazione un carico eccessivo, il 20,3% vive in abitazioni degradate o danneggiate, l’11,5% non può riscaldare la casa in modo sufficiente e l’11% si è trovata almeno una volta in ritardo sul pagamento di affitto o mutuo, e l’8,9% delle bollette (dati 2010) (ISTAT, 2012 b).

? Nel 2011, sul totale di 25.175.793 nuclei familiari, sono stati emessi 63.864 provvedimenti di sfratto, uno ogni 394 famiglie; peggio solo il 2010 (65.489 sfratti, uno ogni 380 nuclei), meglio negli anni precedenti: 43.869 nel 2007, 52.291 nel 2008 e 61.484 nel 2009

? La gran parte degli sfratti è per morosità (27.035 nelle città capoluogo e 28.508 in provincia), le richieste di esecuzione 12.3914 (+11,4% sul 2010), gli sfratti eseguiti 28.641 (INPS, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

? Secondo il sindacato inquilini, in 5 anni, dal 2007, sono stati emessi 287.000 sfratti, 238.000 per morosità, e ne sono stati eseguiti 133.690, circa 100.000 per morosità. Le previsioni: +150.000 emessi nel prossimo triennio, +300.000 eseguiti entro il 2015, di cui 250.000 per morosità. Le città più colpite: Roma (6.686 emessi, 5.330 per morosità), Milano (5.097, 4.359), Napoli (3.696, 2.812), Torino (3.163, 3.090). Gli sfratti richiesti ed eseguiti: Milano (22.146, 741), Roma (7.206, 2.343), Napoli (5.900, 1.598).

? Le caratteristiche delle famiglie sfrattate: under 35 precari o al momento senza lavoro (sono il 21%, erano il 18% nel 2010); migranti (il 26%, erano il 24%); anziani (il 38%, erano il 27%); famiglie con figli (il 62%); famiglie con un solo percettore di reddito (il 35%, era il 28%) (SUNIA, 2012).

? Per la popolazione immigrata, il costo d’affitto medio nominale di una casa di dimensioni medio-piccole (50 mq) in zona periferica ammonta al 35,4% sul reddito medio pro capite, mentre per la popolazione italiana ammonta in media al 21,5%. Il più facile accesso alla casa, con un valore sotto il 30% del reddito, è garantito in Friuli (22,3%), Marche (26,1%), Umbria (27,7%) e Molise (27,9%); tra il 30 e il 33%, Piemonte (30,8%), Valle d’Aosta (30,9%), Emilia-Romagna (31,2%), Sardegna (32,0%), Calabria (32,1%) e Veneto (32,2%). Le città che penalizzano le famiglie migranti sono: Bologna (36,9%), Genova (39,1%), Milano (41%), Roma (47,9%), Firenze (48,8%), Venezia (50,8%) e Napoli (55,4%) (CNEL, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

 

CONCILIAZIONE E LAVORO DI CURA

? Congedi parentali: nel 2011 380.000 donne hanno beneficiato di maternità obbligatoria (il 91% a tempo indeterminato), 296.000 di congedi parentali (di cui solo l’11% uomini). 328.000 sono i beneficiari di misure che riguardano persone con handicap o per l’assistenza di persone con handicap: il 51% maschi e il 49% femmine, il 78% per permessi per familiari, il 12% personali e il 10% come prolungamento del congedo parentale.

? Nel 2010-2011, i comuni italiani offrono (si tratta del 47,4% di tutti i comuni) un posto all’asilo nido a 157.743 bambini (0-2 anni), altri 43.897 usufruiscono di asili nido convenzionati, per un totale di 201.640 bambini. Si tratta dell’11,8% dei bambini in questa fascia di età (era il 9% nel 2004), ma il 3,3% al Sud e il 16,8% al Nord; i comuni del Sud a offrire il servizio sono il 20,8% di tutti i comuni, al Nord il 78,2%. Nella fascia 0-3, il 29% dei bambini ha un posto all’asilo. I comuni spendono per gli asili nel 2010 1.227 milioni di euro (+26,9% sul 2004) (INPS, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

? Spesa a carico delle famiglie per l’asilo nido: la retta media per un bambino all’asilo nido comunale è di 302 euro al mese nel 2012, invariata sul 2011, ma diversificata per area: 364 euro al Nord, 322 al Centro, 220 al Sud. Si oscilla da un massimo di 413 in Valle d’Aosta e 403 in Lombardia, a un minimo di 114 in Calabria e 210 in Puglia. Dal 2011, vi è stato un aumento delle rette tra +1,2% (Caserta e Torino) e +29% (Bologna e Vibo Valentia); e una diminuzione solo in 6 città, da -1,8% di Foggia a -0,6% di Modena (CittadinanzAttiva, 2012 a).

 

LA SPESA SOCIALE IN ITALIA

? La spesa consolidata per la protezione sociale di tutte le Pubbliche Amministrazioni (PA) italiane nel 2010 è 316.991 milioni di euro (310.186 nel 2009, 208.367 nel 2000), pari al 39,9% della spesa complessiva (era il 38,8% nel 2009 e il 37,9% nel 2000). Per la PA centrale la spesa corrente è di 92.719 milioni, quella in conto capitale di 36; per le amministrazioni locali rispettivamente 11.458 milioni e 577.

? Nel settore assistenza, nel 2011 le prestazioni sociali ammontano, per tutte le PA, a 32.886 milioni, di cui 24.361 in denaro (di cui pensioni e assegno sociale per 4.160 milioni e altri assegni e sussidi 3.232) e 8.525 in natura.

? La percentuale sul PIL della spesa per prestazioni sociali è per l’Italia nel 2010 del 29,9%, la media UE15 è del 30,2%, UE27 del 29,4%. Nello specifico: invalidità 1,7% (UE15 2,3% e UE27 2,2), famiglia 1,3% (2,3 sia per UE15 che UE27), vecchiaia 14,7% (11,2% e 11%), disoccupazione 0,8% (1,8% e 1,7%), abitazione 0,0% (0,6% UE15 e UE27), esclusione sociale 0,1% (0,5% e 0,4%) (INPS, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

? Spesa sociale dei Comuni: la spesa annua in conto corrente per l’erogazione dei servizi o degli interventi socio-assistenziali è di 6.978.759.161 euro (anno 2009), di cui 2.127.393.941 (il 30,4%) Nord-Ovest, 1.851.648.511 (il 26,5%) Nord-Est, 1.558.116.328 (il 22,2%) Centro, 720.522.219 (il 10,3%) Sud e 721.078.162 (il 10,3%) Isole. La spesa pro capite media è di 115,9 euro, dal massimo di 269,3 euro della Valle d’Aosta e di 262 del Trentino-Alto Adige, al minimo di 25,5 euro della Calabria e di 35,9 del Molise (CIES – Commissione di Indagine sull’Esclusione Sociale, 2012).

? La spesa sociale dei Comuni per area di utenza (dati 2009): famiglia e minori 2.777.388.084 euro (il 39,8% della spesa sociale), disabili 1.508.928.501 (21,6%), dipendenze 60.564.893 (0,9%), anziani 1.422.353.814 (20,4%), immigrati e nomadi 189.427.238 (2,7%), povertà e adulti in difficoltà 578.536.414 (8,3%), utenza non inclusa nelle categorie 441.560.217 (6,3%). La spesa procapite media è di 116 euro, da un massimo di 2.682 euro per la disabilità al minimo di 1 euro per le dipendenze e 7 per la multiutenza.

? Tipologie di spesa: i servizi e gli interventi costano in totale 2.709.754.014 euro (il 38,8% della spesa), i trasferimenti in denaro 1.876.485.983 (26,9%) e le strutture 2.392.519.164 (34,3%). I servizi sono gestiti per il 75,7% dai comuni stessi, per il 6,4% dai distretti, per l’1,2% dalle comunità montane, per l’8,5% da consorzi, per il 4,7% dalle ASL (INPS, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

? Spesa sociale dei Comuni metropolitani (Torino, Genova, Milano, Venezia, Trieste, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari): in totale, il 17% della spesa corrente, era il 18,5% nel 2010 e nel 2009. Roma la città che spende di più (696,6 milioni, ma solo il 15,4% della spesa corrente), poi Milano (398,1, il 16,6%) e Bologna (100,1, il 20,2%). In media tra il 2009 e il 2011 la spesa corrente globale cresce del 16,7%, quella sociale solo dell’8,1%; nello stesso periodo, i trasferimenti dallo Stato calano del 31,1% e le risorse proprie dei comuni crescono del 16,7%: in media la spesa sociale è composta dal 79% di risorse locali e per il 21% di trasferimenti (le percentuali erano 74% e 26% nel 2010 e nel 2009 69,5% e 30,5%). La spesa sociale pro capite media è di 246 euro nel 2011, era 257 nel 2010 e 256 nel 2009 (Cittalia-ANCI, 2012).

? La spesa per l’assistenza domiciliare: per gli under 65, assistenza domiciliare socio-assistenziale, 131.156.745 euro complessivi, 3.469 euro pro capite; assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari,  21.475.293 euro, 1.980 pro capite. Per gli over 65: assistenza domiciliare socio-assistenziale 339.990.115, 1.860 euro pro capite; assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari 76.179.980 euro, 736 pro capite (INPS, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

? Finanziamento dei Fondi sociali: in 5 anni (2008-2012) è stato decurtato del 75% l’ammontare delle risorse complessivamente stanziate dallo Stato per il sociale (SPI CGIL, 2012 a). Fondo per le politiche sociali: da 923,3 milioni di euro a 435 milioni nel 2010 fino a 44 milioni nel 2012 (ma la legge di stabilità 2013 recupera altri 300 milioni); Fondo per la non autosufficienza: da 400 milioni a 0, nel 2013 ne recupera 275; Fondo per le politiche della famiglia da 185,3 milioni a 31,99; Fondo per le politiche giovanili da 94,1 a 8,18; Fondo per le politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità: 10,80 milioni di euro per il 2013 (erano stato 10,4 nel 2012); Fondo nazionale infanzia ed adolescenza: 39,59 milioni di euro, ma solo per 15 comuni; Fondo per la compensazione degli oneri derivanti dalla fruizione di tariffe agevolate per energia elettrica e gas: 80,90 milioni di euro (ANCI, 2013).

 

beneficiari social card

? Nel triennio 2009-2011 hanno beneficiato dell’erogazione del sostegno economico 857.100 persone, di cui 437.700 bambini (51,1%), 419.400 anziani (48,9%), di cui 107.700 over 80. Al Sud ne hanno fruito 377.100 persone, al Centro 104.900, al Nord-Ovest 52.000 e a Nord-Est 91.200, nelle Isole 219.600.

? I bambini ne hanno fruito soprattutto al Sud (57%) e meno al Centro (34,6%), gli anziani al Centro (65,4%) e meno al Sud (42,7%)(INPS, ISTAT, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2012).

 

LEGGE 194 E INTERRUZIONI VOLONTARIE DI GRAVIDANZA (IVG)

? Nel 2011 sono state effettuate 109.538 IVG, il 5,6% in meno del 2010 e il 53,3% in meno rispetto al primo anno (1982). Il tasso di abortività (ogni 1.000 donne) è del 7,8, era dell’8,3 nel 2010, e il rapporto di abortività (su 1.000 nati vivi) è 202,5 (era 208,3). Poco meno di un terzo (27,2%) ha precedenti IVG, il 21,6% delle italiane, il 38% delle straniere.

? Nelle diverse aree geografiche: Nord 53. 311 (-4,1%), Centro 24.828 (-4,8%), Sud 27.732 (-10,8%), Isole 10.110 (-0,9%). Dal 1982, i decrementi delle IVG sono stati del 49,4% al Nord, del 52,6% al Centro, del 51,7% al Sud e del 45,95 nelle Isole.

? Classi di età: più rappresentata la fascia 20-24 anni (14%), seguita da 25-29 (13.6%), 30-34 (12,3%). Tra le minorenni, che sono il 4,2% del totale, 3.091 sono italiane, 626 straniere. I dati italiani qui sono mediamente inferiori a quelli europei: le minorenni sono il 23% del totale nel Regno Unito, il 20,9% in Svezia, il 15% in Danimarca e Francia.

? Le coniugate sono il 43,8%, le nubili o già coniugate il 56,2%; le italiane sono occupate per il 48,5% (le straniere per il 45,1), disoccupate per il 14,3% (24%), casalinghe per il 23,1% (25,8%), studentesse per il 14,1% (5,1%).

? L’accesso all’IVG avviene attraverso Consultorio (33,9% tra le italiane, 53,3% tra le straniere), medico di fiducia (30,3% e 18,1%), servizi ostetrico-ginecologici (32,9% e 29,9%). L’attesa è inferiore ai 14 giorni (63,5% delle italiane, 58,4% delle straniere), tra 15 e 21 (23% e 25,2%), tra 22 e 28 (9,8% e 11,6%) e oltre i 28 giorni (3,7% e 4,8%).

? Solo il 5,5% delle italiane e il 3,3% delle straniere fruisce di IVG farmacologica: la RU486 è stata utilizzata in 3.836 casi nel 2010 e in 3.404 nel primo semestre 2011. I 7.240 interventi 2010-2011 si sono effettuati soprattutto in Emilia-Romagna (2.271), Piemonte (1.356) Puglia (543) e Lombardia (444). Le regioni che non hanno avviato questa procedura o hanno casi al di sotto di 50 interventi sono Bolzano, Umbria, Marche, Calabria, Abruzzo.

? Operatori obiettori di coscienza: i ginecologi obiettori sono il 70% del totale nel 2012, erano il 58,7% del 2005, il 69,2% del 2006, il 71,5% del 2008, il 70,7% nel 2009 e il 69,3% nel 2010; gli anestesisti sono il 50,8%, il personale non medico il 44,7%. Al Sud le cifre crescono, l’80% tra i ginecologi, gli anestesisti fino al 78,1% della Sicilia, il personale non medico fino a un massimo dell’86,9% in Sicilia e del 79,4% in Calabria (Ministero della Salute, 2012).

 

CONSUMI DI DROGHE IN ITALIA

La Relazione al Parlamento 2012 su droghe e tossicodipendenze elaborata dal Dipartimento Politiche Antidroga (DPA) registra un flessione nella prevalenza dei consumatori di sostanze illegali. Si tratta di dati relativi all’anno 2011 e al primo semestre 2012. In particolare:

? Nella popolazione generale in fascia di età 15-64 anni, nel corso degli ultimi 30 giorni (dato che rileva i consumatori attivi, che sono il 2,16% della popolazione) lo 0,08% ha usato eroina, lo 0,29% cocaina, l’1,82% cannabis, lo 0,04% stimolanti e lo 0,05% allucinogeni. Sono tutti dati in modesto calo nel 2012, mentre sarebbero quasi dimezzati i consumatori di eroina e allucinogeni, e -30% per l’uso di stimolanti.

? Per quanto attiene all’eroina, i consumatori almeno una volta nella vita sono l’1% della popolazione (erano l’1,25% nel 2010), quelli che hanno assunto nell’ultimo anno lo 0,1% (erano lo 0,24%); tra chi ha consumato negli ultimi 30 giorni, il consumo occasionale (1-5 volte) riguarda il 75% dei maschi e il 41,5% delle femmine mentre i consumi più frequenti, più di 6 volte, soprattutto le femmine. La fascia di età in cui si consuma di più è quella 15-24 anni.

? La cocaina una volta nella vita è stata usata dal 4% della popolazione (era il 4,6% nel 2010), e dallo 0,67% nell’ultimo anno (era lo 0,89%). I dati 2012 sono per le donne rispettivamente il 2,6% e lo 0,3%, per gli uomini il 5,7% e l’1,1%. I consumatori attivi prevalgono nella fascia 25-34 anni.

? I consumatori di cannabis almeno una volta nella vita nel 2012 sono il 21%, il 4% nell’ultimo anno e l’1,8% nell’ultimo mese: questi dati erano nel 2010 il 22,1% e il 5,3%, stabili quelli dell’ultimo anno. Nell’ultimo mese ha usato l’1,2% delle donne e il 2,5% degli uomini; la fascia di età più rappresentata è quella tra i 15 e i 24 anni.

? Ecstasy e altri stimolanti sono stati utilizzati dal 2,3% una volta nella vita e dallo 0,1% nell’ultimo anno, se si considera la sola ecstasy i dati sono l’1,6% e lo 0,07%.

? Nel 2012 si consumano anche meno allucinogeni, una volta nella vita dall’1,8% all’1,5%, nell’ultimo anno il dato è stabile e nell’ultimo mese dallo 0,1% allo 0,05%, con una diminuzione più marcata per gli uomini che per le donne (-61,9% e -25%), anche se la stima di consumo nei maschi è più elevata rispetto alle femmine (0,08% contro 0,03%).

Per quanto attiene alle droghe legali:

? Alcool: uso almeno una volta nella vita il 77% nel 2012, le donne -12% dei maschi, e nell’ultimo anno il 58,7%, le donne -18% e nell’ultimo mese il 44,2%, le donne -20%. Al Nord si beve di più, i maschi per il 71,% a Nord-Ovest e 69,5% a Nord-Est), le femmine 47,6% e 48,3%; al Centro 63,4% per i maschi e 47,1% per le femmine e a Sud 56,4% i maschi e 37,8% le femmine. Gi uomini si ubriacano di più delle donne: nell’ultimo anno l’11% contro il 6% e nell’ultimo mese 3,4% contro 2%.

? Policonsumo: considerando sia le droghe legali che quelle illegali, tra chi ha usato due o più sostanze nell’ultimo mese, la maggioranza (il 62,9%, ben +77% sul 2010) ha associato alcool, cannabis e tabacco, l’11% alcool e cannabis e il 10% più di tre altre sostanze. I consumatori di cocaina nell’ultimo mese per l’86,4% hanno bevuto alcolici, l’81,6% ha fumato tabacco, il 62,9% ha consumato cannabis e il 16,5% ha fatto uso di eroina.

? Gli studenti dai 15 ai 19 anni hanno una prevalenza di uso di cannabis del 13%, uno su otto, nell’ultimo mese, meno 0,3% sul 2010; la cocaina è usata dall’1%, percentuali al di sotto dell’1% per stimolanti e allucinogeni, mentre l’eroina è la meno usata, riguarda lo 0,23%. Nel complesso usa il 12%, a cui sommare un 2,2% di policonsumatori. L’alcool è stato provato almeno una volta dall’85%, +1% sul 2010, nell’ultimo anno dal 77%, dato stabile, e nell’ultimo mese dal 59%. Il 44% si è ubriacato almeno una volta nella vita, il 33% nell’ultimo anno e il 15% nell’ultimo mese (Dipartimento Politiche Antidroga, 2012).

 

 

DRUG TEST SUI LAVORATORI

? Tra i lavoratori con mansioni a rischio che sono stati sottoposti a test, su un campione di 88.058 soggetti (5% donne) è risultato negativo il 99,68%, lo 0,01% si è sottratto al test e lo 0,31% è risultato positivo (-51% sul 2010), in totale 269 persone di cui 31 diagnosticate tossicodipendenti.

? Se la gran parte dei testati è nella fascia di età 45-59 anni, coloro che sono risultati positivi sono per lo più in fascia under 30.

? Quanto alle sostanze d’uso, nel 52% dei casi si tratta di cannabinoidi, cocaina nel 26,8% e oppiacei nel 5,9%. Tra loro, il 12% ha avuto una diagnosi di tossicodipendenza, per lo più da cannabinoidi e poi per cocaina, oppiacei e metadone (Dipartimento Politiche Antidroga, 2012).

 

DRUG TEST NELLE FORZE ARMATE

? 119.337 persone testate nel 2011, 99 positivi, lo 0,08%. Prevalenza maggiore nell’Esercito (0,29%), molto inferiore in Marina (0,01%) e Aeronautica (0,04%). I carabinieri testati sono 4.113, 5 casi positivi, lo 0,12% (Dipartimento Politiche Antidroga, 2013).

 

CONSUMI DI DROGHE IN EUROPA

Secondo l’osservatorio europeo sulla droghe e le dipendenze European Monitoring Centre on Drugs and Drug Addiction (EMCDDA) in Europa:

? Hanno consumato cannabis sporadicamente circa 80,5 milioni di europei (il 23,7% della popolazione adulta in fascia di età 15-64 anni), nell’ultimo anno circa 23 milioni (il 6,8%) e nell’ultimo mese 12 milioni (il 3,6%). Il Paese con la prevalenza dell’ultimo mese più bassa è la Romania, con lo 0,1%, quelli con il dato più elevato Repubblica Ceca e Paesi Bassi (4,2%). L’Italia ha la prevalenza più elevata tra i consumatori sporadici (32%) ma inclusi gli adulti e non specificamente dunque in riferimento ai più giovani, dato che condivide con Spagna e Francia.

? 15,5 milioni di europei (il 4,6%) hanno usato cocaina in modo saltuario, circa 4 milioni (l’1,2%) nell’ultimo anno e circa 1,5 milioni (lo 0,5%) nell’ultimo mese. Nella popolazione generale, si consuma di più in Spagna (1,3%), Regno Unito (0,8%), Italia e Cipro (0,7%) e Austria (0,6%) (ultimo mese), mentre i consumatori sporadici sono soprattutto, di nuovo, in Spagna (10,2%), Regno Unito (8,9%) e Italia (7,0%), ma anche in Irlanda (6,8%).

? Eroina e altri oppiacei: i consumatori problematici di oppioidi sono stimati in circa 1,4 milioni, le morti correlate rappresentano il 4% di tutti i decessi tra gli europei di età tra 15 e 39 anni. Gli oppiacei sono la sostanza principale in circa il 50% di tutte le richieste di trattamento per tossicodipendenza: sono 710. 000 i consumatori di eroina e altri oppiacei che hanno ricevuto terapie sostitutive (con farmaci a base di oppiacei) nel 2010.

? Ecstasy e anfetamine. L’utilizzo una tantum di ecstasy riguarda 11,5 milioni (il 3,4%), nell’ultimo anno circa 2 milioni (lo 0,6%), la maggior prevalenza negli ultimi 12 mesi in Slovacchia (1,6%) e Lettonia (1,5%), mentre nella fascia 15-34 Paesi Bassi (3,1%) e Regno Unito (3%). La prevalenza una tantum di anfetamine coinvolge 13 milioni (il 3,8%), e circa 2 milioni (lo 0,6%) hanno usato nell’ultimo anno. Estonia e Regno Unito hanno la prevalenza più alta del consumo di anfetamine nell’ultimo anno (1,1%), il più basso attiene a Francia e Portogallo (lo 0,2%) (EMCDDA, 2012).

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