Ambiente. Il clima è un diritto umano: la Corte europea condanna la Svizzera

Ambiente. Il clima è un diritto umano: la Corte europea condanna la Svizzera

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La sentenza della Corte di Strasburgo è un precedente per i 46 Stati del Consiglio d’Europa. Il merito va alle «Anziane per il clima», l’associazione elvetica che ha fatto causa alla Confederazione

 

La Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata contro la Svizzera per l’inerzia del Paese di fronte al cambiamento climatico. È la prima volta che uno Stato viene condannato per violazione della Convenzione sui diritti dell’uomo e dovrebbe costituire un precedente per i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa. Il merito va alle «Anziane per il clima», un’associazione che conta più di 2000 associate, alcune delle quali – tutte nate tra il 1931 e il 1942 – avevano fatto causa alla Confederazione elvetica. La più anziana è tra l’altro deceduta mentre era ancora in corso la battaglia legale davanti alla Corte.

IERI IL CASO è stato discusso insieme ad altri due, bocciati: a far causa al Portogallo e ad altri 31 Paesi, tra cui l’Italia, erano stati invece sei giovani nati tra il 1999 e il 2008; contro la Francia si era invece mosso l’ex sindaco di Grande-Synthe, un comune situato nel dipartimento del Nord nella regione dell’Alta Francia. Nel rigettare la sua azione legale la Corte ha evidenziato il fatto che l’uomo, Damien Careme, europarlamentare dal 2019, non vive più nel comune, in cui tra l’altro non possiede alcun immobile.

Per quanto riguarda invece la causa contro la Svizzera, con 16 voti a favore e 1 contrario, la Corte ha stabilito che vi è stata effettivamente una violazione dell’articolo 8 della Convenzione, che sancisce il diritto ad una tutela effettiva, da parte delle autorità statali, contro i gravi effetti dannosi dei cambiamenti climatici sulla vita, sulla salute, sul benessere e sulla qualità della vita. La Svizzera, ha spiegato la Corte, non ha agito «in tempo e in modo appropriato per concepire, sviluppare e attuare le leggi e le misure opportune». Aggiungendo, che questo «elemento viola i diritti umani». La Corte europea per i diritti dell’uomo fa parte del Consiglio d’Europa, che è composto da 46 membri. Le cause (anche quelle rigettate) sono state comunque trattate come priorità dalla Grande Camera, la cui decisione in merito alla Svizzera va a costituire un precedente legale potenzialmente cruciale.

Mentre diversi Stati europei, tra cui la Francia, sono già stati condannati dai tribunali nazionali per non aver rispettato gli impegni legati al riscaldamento globale, la sentenza della Corte va oltre per garantire un riconoscimento del diritto individuale e collettivo ad un clima il più stabile possibile. «Un passo importante che potrebbe avere un effetto a cascata per tutti i 46 stati del Consiglio d’Europa» ha ricordato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente. Una decisione che «rappresenta una pietra miliare per le controversie sul clima a livello globale» sottolinea in una nota Greenpeace.

LA SENTENZA è infatti inappellabile e irriformabile, e per questo la posizione della Corte «potrebbe segnare un punto di svolta nella lotta globale per un futuro vivibile», come ha affermato l’avvocato Gerry Liston, della ong Global Legal Action Network. «Una vittoria in una qualsiasi delle tre cause potrebbe costituire lo sviluppo giuridico più significativo sul cambiamento climatico per l’Europa dalla firma dell’Accordo di Parigi del 2015» aveva spiegato prima della sentenza.

LA SVIZZERA ADESSO è tenuta a rispettare la sentenza di condanna, andando a modificare le proprie politiche: «Questa decisione dettagliata verrà analizzata con le autorità interessate e verranno esaminate le misure che la Svizzera dovrà adottare per il futuro» ha affermato Alain Chablais, rappresentante del governo svizzero davanti alla Corte, spiegando che «i mezzi (da attuare) saranno determinati dal governo e dal parlamento svizzeri» e che ci vorrà «un certo tempo per determinare quali misure saranno adottate».

Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa verificherà successivamente la conformità della Svizzera alla sentenza, mentre due partiti nel Paese elvetico (tra cui uno di estrema destra) hanno chiesto al Paese di lasciare il Consiglio d’Europa, contro l’ingerenza della Corte che avrebbe sposato le tesi degli attivisti climatici. «Questa sentenza – ha commentato Greta Thunberg – è un invito all’azione, sottolinea l’importanza di portare i nostri governi nazionali in tribunale».

La fondatrice di Fridays for Future era presente ieri a Strasburgo per l’udienza: tra meno di dieci giorni, il 19 aprile, è in programma il Global Climate Strike.

* Fonte/autore: Luca Martinelli, il manifesto



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