“Ecco come funziona la Security”. Liberta’ di manovra per Tavaroli

Tavaroli: spese libere sino a 2,5 milioni

Il documento inviato dai vertici del gruppo ai pm per chiarire i compiti degli 007. La memoria Telecom: l`ex numero uno della sicurezza, spese libere fino a 2,5 milioni

di WALTER GALBIATI e CRISTINA ZAGARIA MILANO – Una memoria per fare chiarezza. Lo scorso 6 giugno la Telecom ha alzato il velo sui suoi servizi di sicurezza. Fatture, deleghe, organigrammi, mansioni. Ma anche dossier e brevi riassunti delle operazioni sotto accusa. Un tentativo di aiutare la magistratura sul caso dei dossier illegali. Attraverso un faldone di 280 pagine, firmato da Francesco Chiappetta, general counsel del gruppo Telecom e coordinatore degli affari legali e societari della Pirelli. Depositato in Procura a Milano. Le notizie di stampa, le voci di Borsa e le inchieste hanno creato un alone torbido intorno al gruppo di telecomunicazioni, che da parte sua si affida alla magistratura per discernere il bianco dal nero. «Soltanto all´Autorità giudiziaria è affidato il compito di accertare la sussistenza di fatti illeciti», scrive Chiappetta.

È la società, per cominciare, a inquadrare il ruolo di Giuliano Tavaroli, ex numero uno della sicurezza. Il 3 maggio 2005, il giorno dopo la perquisizione del proprio ufficio e della casa, il manager si mette in aspettativa. Dal 1° gennaio ´99 aveva ricoperto l´incarico di direttore della sicurezza di Pirelli e dal 1° marzo 2003 in Telecom. L´amministratore delegato Carlo Buora gli conferisce i poteri di rappresentanza sociale «esclusivamente nella sua qualità di Responsabile della funzione security da esercitarsi per importi non superiori a 2,5 milioni di euro». Una libertà economica elevata, che scende a 500mila euro per ogni singola consulenza o prestazione professionale. Tavaroli ha il compito di attuare le delibere del cda e di sottoscrivere «contratti aventi come oggetto l´acquisizione e/o la prestazione di servizi di ogni genere».

A lui poi erano demandati tutti i rapporti di sicurezza con la Nato, i Servizi Segreti e la Difesa Nazionale. Può operare presso gli Uffici doganali, le Ferrovie dello Stato e le Poste Italiane. La sua libertà di manovra, pur sempre inquadrata in un organigramma che lo vede riferire direttamente a Buora, è confermata dal flusso di denaro che riusciva a fare entrare nelle società satelliti dell´investigatore privato Emanuele Cipriani, la Polis d´Istinto, la Worldwilde Consultants Security (Wcs) e la Security Research Advisors (Sra). La ricognizione di Chiappetta parla di 5,7 milioni di euro versati da Telecom tra il 2002 e il 2004. E di ben 14,9 milioni pagati da Pirelli in dieci anni. Soldi spesi per spionaggio industriale e per verificare la fedeltà dei dipendenti, lascia intuire la ricostruzione. Ma in alcuni casi le ombre sono lecite, perché mancano le pezze giustificative di molte operazioni: «Parte delle attività svolte da Wcs e Sra non sono state identificate, nel senso che allo stato non risultano ancora completamente individuate tutte le singole attività a fronte delle quali sono state emesse fatture», si ammette nel documento. Tra le ricostruite spicca il fascicolo New Entry Tlc, mantenuto aperto sia nel 2002 che nel 2003, descritto come «due diligence sui soci Bell», la holding dell´ex socio di Tronchetti Provera, Emilio Gnutti, che controllava l´Olivetti prima di cederla alla Pirelli. Oppure il faldone Mazzetta, che racchiude «un´indagine su pagamenti non dovuti da fornitori all´ufficio acquisti. Emerge anche una spesa di 60mila sterline per un´attività di intelligence sulla rivale Vodafone. Senza porvi l´accento in modo specifico, la relazione di Chiappetta evidenzia anche come l´agenzia di Cipriani non aveva il monopolio assoluto in termini di fatturato per la sicurezza sul gruppo Telecom- Pirelli. Un ruolo di primo piano infatti spetta anche alla Global Security Services di Gianpaolo Spinelli (ex agente Cia in Somalia nel 1993), presso la quale lavorava l´investigatore Marco Bernardini. Tra il 2002 e il 2005 la Gss incassa dalla Telecom ben 8,6 milioni di euro, con un picco nel 2004 di 4,8 milioni.


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 «Noi sottoscritti consiglieri nazionali ci riconosciamo nella leadership di Silvio Berlusconi», si legge al primo degli otto punti. E, si chiarisce al punto due, «abbiamo testa, cuore ed entrambi i piedi ben piantati nel centrodestra».

FUORI IL SECONDO

La fase è delicata, Berlusconi serve in parlamento. Fermate i processi e soprattutto le sentenze. Lo chiede il presidente della Repubblica. Che è anche il capo del Csm. Il leader della coalizione arrivata seconda alle elezioni serve al processo democratico del paese. È questa la convinzione di un Giorgio Napolitano preoccupatissimo per i prossimi passaggi istituzionali. Tanto da ricevere lo stato maggiore del Pdl.

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