Gli spioni del telefonino

Da L’espresso le foto e i campi in Sardegna dei Tavaroli boys

Peter Gomez, Vittorio Malagutti e Leo Sisti per “L’espresso”

È un tiepido weekend di fine aprile 2004. Nelle foto tutti sudano e sorridono felici, al grande blitz di mercoledì 19 settembre mancano ancora più di due anni. I vertici della Sicurezza Telecom, un esercito privato di 500 uomini, si sentono una squadra. Sotto l`occhio attento di Giuliano Tavaroli e del responsabile security della Tim, Adamo Bove, arrancano per i sentieri delle montagne intorno a Tiscali: luogo magico della Sardegna dove prosperava la civiltà nuragica e, per ironia della sorte, nome di una delle società che attentano al monopolio della prima compagnia telefonica italiana. Nelle immagini compaiono molti dei dirigenti che in queste settimane sfilano davanti ai pm di Milano come arrestati, indagati o semplici testimoni. C`è Fabio Ghioni, il mago dell`informatica, creatore e nume tutelare del Tiger Team, la squadra di hacker assoldata da Telecom per testare la sicurezza dei sistemi e ora sospettata di aver `bucato` i computer della Rcs-Corriere della Sera. C`è Angelo Jannone, l`ex ufficiale dei Ros inviato in Brasile per fronteggiare gli attacchi a colpi di dossier e microspie condotti dagli uomini dell`agenzia investigativa americana Kroll. C`è l`assistente di Tavaroli che a Roma teneva i contatti con i vertici delle forze di polizia e col Vaticano. E via via ci sono tutti gli altri. Sì, perché secondo la Procura la struttura messa in piedi in anni e anni di lavoro da Tavaroli era una macchina complessa. Quasi un servizio segreto parallelo in cui ciascuno, magari inconsapevolmente, contribuiva a raggiungere lo scopo: raccogliere e archiviare informazioni. Ecco, per i personaggi più controversi, le ipotesi al vaglio dei pm.


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