Firme false e medici distratti così i furbetti del ticket evadono un miliardo l’anno

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Le Regioni erogano annualmente 13,6 miliardi di euro e riescono a recuperarne con la tassa solo l’11,8 per cento. Esentato senza diritto quasi il 40% dei malati Come fa a sparire una parte così cospicua della cosiddetta “quota di partecipazione ” al sistema sanitario? Che cosa rischia in Italia chi viene scoperto e finisce sotto processo per non aver pagato il dovuto? Il segreto sta tutto in una firma e nella giusta faccia tosta. Un frego dietro la ricetta del medico e anche chi magari è proprietario di tre appartamenti e guadagna 4mila euro al mese se ne va senza pagare. L’importante è non impappinarsi di fronte all’impiegato della Asl quando si afferma: «Ho l’esenzione per reddito». Il giochetto riesce ogni giorno a migliaia di italiani, in tutte le regioni. Il Veneto, ad esempio, si è messo a controllare le dichiarazioni al fisco del 5% dei cittadini che nel 2009 hanno detto di essere indigenti e perciò non hanno tirato fuori un euro per esami, visite e analisi nelle strutture sanitarie pubbliche. Ebbene, una parte significativa di loro non aveva diritto all’esenzione. Secondo quanto comunicato dalla Regione al ministero delle Finanze, in un anno quel gruppo di falsi esenti, certamente molto ridotto rispetto al totale, ha fatto mancare alle aziende sanitarie venete la bellezza di 10 milioni di euro. Siamo un paese di evasori e il ticket sanitario non fa eccezione. Tra imbrogli, controlli scarsi e una normativa dalle maglie larghissime, nessuna Regione riesce ad evitare di perdere soldi. Il ministero delle Finanze vuole di correre ai ripari e cerca di avviare una riforma, già  al centro di polemiche, per riscuotere più denaro. Questo tipo di tassa ha una particolarità  rispetto alle altre: vale poco. Per la cosiddetta specialistica, visite esami ed analisi, il ticket è al massimo di 36 euro ma spesso costa meno. Chi non lo paga non si sente autore di un crimine, come chi nasconde i soldi all’estero o fa migliaia di euro di nero, ma contribuisce a produrre un danno molto rilevante. Le prestazioni sanitarie infatti sono un numero enorme e i furbetti del ticket, messi tutti insieme, ogni anno evadono almeno un miliardo e 100 milioni di euro. Una cifra di poco inferiore a quella che versano nelle casse delle Asl i non esenti, cioè un miliardo e 600 milioni. Vuol dire che il 40% di coloro che dovrebbero pagare la tassa sulla sanità  in realtà  la evadono. Come fa a sparire quella bella fetta della cosiddetta “quota di partecipazione” dei cittadini al sistema sanitario? UN ESERCITO DI ESENTI Dal ticket per la specialistica (quelli sulle ricette e sul pronto soccorso non sono previsti in tutte le Regioni) sono dispensati due gruppi di cittadini: chi ha problemi di salute o invalidità  e chi ha problemi economici. Sono gli ultimi a sfuggire al controllo delle Asl, perché a loro basta un’autocertificazione per non pagare la tassa su visite ed esami. Questa categoria di esenti è composta da disoccupati, titolari di pensione minima o sociale e da tutti coloro che hanno più di 65 anni, o meno di 6, e un reddito lordo familiare inferiore a 36mila euro e spiccioli. Ma quanti sono i cittadini con un’esenzione nel nostro paese? Di certo la maggior parte di coloro che si rivolgono alle strutture pubbliche. In una Regione considerata virtuosa come la Toscana, a non pagare il ticket sia per motivi di salute che di reddito è il 57% di chi consuma prestazioni sanitarie. Se si vanno a prendere le fasce di età , si trovano numeri ancora più interessanti. Considerando solo chi nell’arco di un anno non paga la tassa a causa del reddito basso, gli ultrasettantacinquenni sono oltre il 65%, i bambini sotto i 5 anni oltre il 55%. In buona parte delle altre Regioni i numeri sono anche sensibilmente più alti. E disegnano una situazione economica degli italiani assai poco credibile. Ma quali sono i dati dell’evasione? E soprattutto, quanto pesa in ogni Regione italiana il mancato guadagno? QUELLO CHE SPENDIAMO PER I TICKET Non esiste un calcolo certo ma incrociando i dati del ministero della Salute si comprende il fenomeno. Ogni anno il sistema sanitario recupera 1 miliardo e 605 milioni di euro di ticket. Il 73% della cifra entra direttamente nelle casse delle aziende sanitarie, il resto viene riscosso dal privato convenzionato. Per avere una prima idea dell’evasione va fatto il rapporto tra incassato e popolazione di ogni Regione. Le differenze tra le varie realtà  sono legate alla maggiore o minore incidenza degli esenti per reddito, perché non ci sono motivi epidemiologici che facciano pensare a grosse differenze nei dati di quelli per patologia. Questo tipo di esenzioni, tra l’altro, richiedono un certificato medico e un attestato della Asl, cioè si ottengono con una procedura assai più complessa dell’autocertificazione. Ovviamente esistono i falsi malati, e sono tanti, ma se si parla di ticket pesa di più l’evasione di chi dice di non guadagnare abbastanza. Ebbene, a guardare il dato nel dettaglio si trovano differenze importanti. Ogni anno in Valle d’Aosta gli abitanti pagano in media 36,3 euro a testa per visite ed esami nel pubblico, in Veneto 36,2, in Emilia 33,9, in Friuli 33,6, in Toscana 32,9, in Piemonte 30,8, nelle Marche 28,8. Partendo dal fondo della classifica ci sono la Calabria con 15,5 euro versati all’anno, poi la Puglia con 17,5, la Campania con 22,3 euro, l’Umbria 26,1, la Sardegna con 26,5, la Sicilia, 27,7. Non brillano il Lazio, con 21 (ma il dato non tiene conto di quanto riscosso dal privato convenzionato), e la Lombardia, che si ferma a 27,1. La media nazionale è 26,7 euro. Si potrebbe dire: valutare la spesa dei cittadini non basta perché certe Regioni sono più povere. Abbiamo così corretto il dato con la distribuzione del reddito medio nelle Regioni nel 2008. In Veneto il ticket rappresenta così l’1,85 per mille di quanto guadagnato in media all’anno da ogni cittadino, in Val d’Aosta l’1,77, in Friuli l’1,72, in Toscana l’1,69, in Emilia l’1,64, nelle Marche l’1,63, in Piemonte l’1,53, in Lazio lo 0,98 (ma c’è il problema dei convenzionati). In questi nuovi dati, una parte del sud recupera sul nord. In Campania il ticket rappresenta l’1,41 per mille di quanto denunciato da ogni cittadino mediamente in un anno, in Sicilia addirittura l’1,83, in Sardegna l’1,62. Restano basse Calabria (1,15) e Puglia (1,18). Colpisce il dato della Lombardia, che è l’1,20 per mille, come fosse una realtà  del sud. Questa Regione però ha deciso che chi ha meno di 14 anni non paga mai il ticket, al di là  del reddito familiare, quindi incassa di meno. La media nazionale è di 1,41. I NUMERI DELLA FRODE Se il sistema si uniformasse e le Regioni facessero maggiore attenzione all’evasione, i soldi recuperati dalle casse delle Asl sarebbero molti di più. Questo ragionamento è rafforzato da altri dati, ricavati dal rapporto tra l’investimento del sistema per offrire ai cittadini l’attività  specialistica e i soldi che rientrano dai ticket per compensare questi esborsi. Le strutture pubbliche per assicurare ai cittadini italiani esami, analisi e visite spendono circa 13 miliardi e 600 milioni di euro. Il sistema, si diceva, incassa dai ticket circa 1 e 605 milioni, cioè l’11,8% di quanto spende. Ma quanto entra nel giro di un anno nelle casse di ciascuna Regione grazie alla tassa sulla specialistica e quanto in più potrebbe entrare? Anche in questo caso la situazione non è omogenea. La Campania incassa circa il 9,2% della spesa, la Calabria il 7,5%, la Lombardia il 9,9%, la Liguria il 10,4% e la Puglia l’11,7%. Le altre Regioni stanno sopra la media nazionale (Valle d’Aosta 16,8%, Umbria 16%, Toscana 16,5%, Friuli 15,4%, Emilia il 14,6%, Marche il 13,7%, Piemonte il 13,1% Sicilia il 12,6%, Sardegna 12,5%). Le differenze tra i numeri non sono giustificate, teoricamente la percentuale di soldi che rientrano dovrebbe essere uguale ovunque. Ebbene, se tutte le Regioni, grazie a più verifiche mirate a scovare i furbetti, portassero i loro dati ad un livello ritenuto dai tecnici sanitari plausibile e comunque non irraggiungibile, cioè intorno al 20%, quanto incassato con i ticket salirebbe a 2 miliardi e 722 milioni di euro. Cioè un miliardo e 100mila euro in più, soldi che presumibilmente oggi vengono evasi. Si arriva quasi alla stessa cifra con un calcolo più semplice (e un po’ meno affidabile). La Toscana stima di perdere per l’evasione 45 milioni all’anno, e ha circa un ventesimo degli abitanti del paese. Se si moltiplica si arriva a circa 900 milioni. 4500 DENUNCIATI OGNI ANNO Al di là  dei tentativi delle Asl italiane di fare controlli e recuperare i soldi di ticket perduti, resta fondamentale l’attività  delle forze di polizia. Negli ultimi mesi Nas e Finanza hanno denunciato 40 persone a Nocera, 266 a Parma, 344 a La Spezia, 150 ad Ancona e via così. Le Fiamme Gialle nella relazione sull’attività  del 2010 riportano il dato di 4500 denunce di falsi invalidi e falsi poveri. Emblematico il caso di un paese di 7mila abitanti in provincia di Reggio Calabria, Caulonia. I finanzieri ha scoperto tra chi in un anno si è rivolto al presidio sanitario locale ben 621 persone che si sono dette disoccupate o indigenti mentre in realtà  erano proprietarie di case o titolari di attività  da 300mila euro all’anno. «Fa impressione che si sia trattato di una verifica a campione – dicono dalla procura di Locri – L’evasione del ticket sanitario appare quasi un costume sociale, al nord e al sud». Negli uffici regionali e nelle Asl, c’è chi è convinto che non sempre l’evasione avvenga per volontà  del cittadino, magari anziano. Il fatto è che in molti, anche tra chi lavora nel sistema sanitario, pensano che gli ultrasessantacinquenni non debbano pagare comunque, al di là  del reddito. Che cosa rischia in Italia chi viene scoperto e finisce sotto processo per non aver pagato il ticket? Normalmente le procure contestano il reato di truffa ma le sezioni unite della Cassazione il 25 febbraio hanno depositato una sentenza che cambia le cose, alleggerendo la posizione dei colpevoli. Il reato di chi ottiene l’esenzione per prestazioni sanitarie attraverso un’autocertificazione sul reddito sarebbe “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”. Il codice penale prevede, se si tratta di una prestazione da meno di 4mila euro, come in questo caso, una sanzione amministrativa, e quindi non penale, tra 5.164 e 25.822 euro. La sentenza dovrà  essere tenuta in considerazione da tutti i magistrati che avranno a che fare con i furbetti del ticket. NUOVE REGOLE E POLEMICHE I ministeri della Salute e delle Finanze sanno bene che la partita del ticket è fondamentale, tanto più in un periodo difficile dal punto di vista economico. Dal primo aprile dovrebbe partire un nuovo sistema per certificare l’esenzione per patologia ma è polemica da parte di chi si vorrebbe al centro dei controlli: i medici di famiglia e i pediatri. L’idea del decreto del dicembre 2009 che vuole potenziare “i procedimenti di verifica delle esenzioni in base al reddito” è di utilizzare la tessera sanitaria, la carta ancora piuttosto lontana dall’essere attiva in buona parte delle Regioni, e soprattutto di dare responsabilità  ai dottori. Saranno loro a dover consultare attraverso il pc i dati del ministero per accertare l’eventuale esenzione di ogni loro paziente. «Non siamo ragionieri ma medici», protesta il segretario del sindacato Fimmg, il più rappresentativo dei dottori di famiglia, Giacomo Milillo, che ha da poco ingaggiato una dura polemica contro il sistema dei certificati online. Sulla stessa linea i pediatri: «Qui si sta esagerando, vogliono farci sbrigare sempre più burocrazia», dice Giuseppe Mele della Fimp. Con i dottori di traverso, il nuovo sistema è destinato a slittare. La grande evasione va avanti.


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