In un anno 836mila «viaggi della speranza»

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Ma attenzione: il 45% se ne va dal Sud, e di loro in 150mila emigrano al Nord e altri 138mila vanno nelle regioni del centro Italia, dal Lazio alla Toscana. La regione più gettonata è la Lombardia, che riceve da tutta Italia 157.383 pazienti di cui 60.606 dal Sud. Mentre è la Campania a segnare l’esodo di massa più elevato: 89.119 cittadini, per un saldo negativo tra pazienti in entrata e in uscita di 62.383 cittadini.

In gergo tecnico si chiama “mobilità  sanitaria”: tradotto in fatti concreti, sono i numeri dei viaggi della speranza degli italiani da una regione all’altra appena elaborati dal ministero della Salute. Dati che vanno letti con attenzione, anche in controluce: perché nel mezzo ci sono i pazienti che si spostano verso una regione confinante per ragioni puramente geografiche o perché c’è una concorrenza di confine anche spietata ormai tra i governatori e tra le asl e gli ospedali o le strutture private accreditate. D’altra parte quei quasi 840mila italiani che si curano fuori regione sono anche un affare: nel 2010 hanno spostato oltre 1,2 miliardi. Ben 1,14 miliardi li ha pagati proprio il sud, mentre il nord ha incassato 890 milioni e il centro circa 60 milioni, trascurando i 190 incassati dal pediatrico «Bambino Gesù» di Roma e dagli ospedali dell’«Ordine di Malta». Ancora una volta a fare il pienone di incassi è la Lombardia (441 milioni) e a perdere di più è sempre la Campania (-338 milioni).
Non è un caso d’altra parte che tutto il Sud sta cercando di far massa per cambiare le regole di pagamento della mobilità  passiva per i suoi cittadini e di avere controlli più severi sui ricoveri extra regione. Ma cautele a parte, non è certo un caso che proprio dal Sud si scappa in cerca di cure e si va verso le eccellenze o la maggiori sicurezze del Nord e del Centro Italia. E non è un caso che l’esercito degli emigranti della salute sia fatto principalmente dalle regioni commissariate o sotto piano di rientro del Sud. Chissà  se col federalismo fiscale – questa vuol essere la parola d’ordine – tutto davvero potrà  aggiustarsi.
La geografia degli spostamenti tra una regione e l’altra spacca l’Italia tra Centro-nord e Sud. Fino al Lazio, infatti, la mobilità  è più che altro quella di confine, tra regioni vicine cioè. Con casi limite come quello di Lombardia ed Emilia Romagna – le due regioni con la mobilità  attiva maggiore e i maggiori guadagni dal punto di vista economico: circa 790 milioni in due – che si scambiano praticamente quasi tutti i pazienti in uscita tra loro. O il Lazio, che pure avendo un’elevata mobilità  passiva rispetto alle altre regioni (è al secondo posto dopo la Campania), accoglie comunque più pazienti di quanti ne perda e di questi un terzo circa arrivano proprio dalla sola Campania.
Ma scendendo al Sud le cose cambiano. Ad esempio la maggior parte dei pazienti a caccia di cure di Puglia, Sicilia e Sardegna vanno in Lombardia. E il Lazio è la regione più cercata dai calabresi. Unica eccezione ai saldi di mobilità  sempre negativi del Sud è il Molise. Che rispetto al numero di abitanti ha un forte esodo, ma un attivo di quasi 5mila assistiti grazie a un solo istituto: il Neuromed di Isernia, di altissima specialità  per le cure neurologiche che attrae da solo circa il 50% di tutti i pazienti in entrata nella regione. E che stavolta non arrivano dalle zone confinanti, ma davvero da tutta Italia.


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