Una donna ai comandi il generale Woodward a capo dei caccia americani

Certo è uno spettacolo anche vederla sorridere in cucina, il grembiulone dell’Air Force in bella mostra – il passato non passa mai nelle gallerie fotografiche di Facebook. Sì, è proprio lei a impartire le direttive al 17esimo battaglione dell’Air Force di stanza a Stoccarda. Gli americani sottolineano che è la prima volta di una donna al comando dei bombardamenti. E poi, come in un tic politicamente poco corretto, ricordano che l’Africa Command dove sverna era stato del resto concepito per svolgere azioni umanitarie, rifornimento in volo, assistenza ai profughi. Anche il New York Times s’è domandato se l’Africom è all’altezza della missione. Fra l’altro con un comandante, il generale Carter F. Ham, che sarà  anche un eroe dell’Afghanistan e dell’Iraq, però è anche uno dei primi militari ad aver ammesso di dover ricorrere allo psicologo dopo lo shock per un attacco terroristico a Mosul: anche questo un atto di coraggio, per carità , ma così lontano dalla retorica soldatesca. Margaret è stata promossa lo scorso luglio. Ma le sue prime mosse in Libia hanno fatto scattare gli applausi perfino di quei criticoni di Foreign Policy: «Nel giro di un paio di giorni» – ha scritto la rivista – è stata portata a termine un’operazione resa difficilissima anche dalla «complessa integrazione» delle forze della coalizione. Così anche Margaret – che quando comandava la base di Andrews accompagnò Bush jr nell’ultimo volo da Washington, nel giorno del giuramento di Obama – è stata iscritta tra le «valchirie» di Barack. Che non solo è stato convinto a bombardare Gheddafi dall’azione congiunta del segretario di Stato Hillary Clinton, dell’ambasciatrice all’Onu Susan Rice, dell’assistente per i diritti umani Samantha Power: adesso si ritrova pure una donna per Top Gun.


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Speriamo. Speriamo che la festa dell’altra notte a New York e in tante altre città  americane celebrasse la fine di una guerra e non una vittoria sportiva (Obama 1 Osama 0). Speriamo che quei ragazzi salutassero l’emancipazione dal terrore, la liberazione di una nazione per dieci anni tenuta in ostaggio di incubi ingigantiti ad arte.

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