Acqua, decreto contro il referendum rivolta dell’opposizione: un furto

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ROMA – Secondo colpo ai referendum del 12 giugno. Il governo presenterà  all’inizio di maggio un decreto legge per riformare la gestione dei servizi idrici. La principale novità , spiega il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, sarà  l’arrivo di un’Autorità  «che stabilisca le regole del gioco», in particolare tariffe e standard di qualità  del servizio. «Le liberalizzazioni, come accaduto per l’energia elettrica ed il gas, devono essere regolate – aggiunge Saglia – quindi ci vuole un’autorità  terza rispetto al governo, fino ad oggi non individuata». Il decreto punta a superare i due quesiti referendari sull’argomento che chiedono di abolire due obblighi di legge. La legge Ronchi dispone che devono avere soci privati per almeno il 40% del capitale tutte le società  che gestiscono l’acqua, questo entro la fine dell’anno. Il secondo quesito elimina il decreto legislativo 152 del 2006 dove è previsto che le tariffe debbano sempre contenere un ritorno per il capitale investito. L’Autorità , con le sue decisioni, renderebbe un dettaglio la proprietà  pubblica o privata degli operatori e non garantirebbe il profitto (come accade già  per l’energia elettrica). Ma anche in questo caso a stabilire se il referendum è superato sarà  sempre la Corte di Cassazione. C’è anche un problema sui tempi: «Penso che l’unica modalità  possibile sia quella di un decreto legge – ripete Saglia – oppure la modifica di altri decreti che il Consiglio dei ministri sta per varare». «I referendum sull’acqua ci saranno. Perché siano cancellati vanno abrogate le norme oggetto dei quesiti», ribatte da Repubblica Tv Paolo Carsetti, del Comitato Referendario “2 Sì per l’acqua bene comune”. Insorgono anche le opposizioni: il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, rinnova l’appello al presidente Giorgio Napolitano, affinché non firmi la legge sul nucleare: «Stanno studiando il modo di dare un’altra fregatura ai cittadini e alla Costituzione. Dopo il nucleare, l’acqua. Tutto pur di evitare che sia superato il quorum sul referendum che fa paura a Berlusconi: quello su di lui e sulle sue leggi per l’impunità ». «Siamo di fronte a un vero e proprio furto di democrazia da parte del governo sotto la spinta delle lobby affaristiche», scrive il leader di Sel, Nichi Vendola. «Il governo – aggiunge Bersani – si è rimangiato la sua strategia sul nucleare: con un emendamento rinunciano a costruire nuove centrali. È una vittoria del Pd. Anche prima di Fukushima, sostenevamo che la strada scelta era sbagliata. Ora teniamo alta la guardia e lavoriamo per raggiungere il quorum». Il leader dei verdi Angelo Bonelli sottolinea: «Non era mai accaduto nella storia della Repubblica che si rubasse con queste modalità  il diritto degli italiani di esprimersi democraticamente».


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I nostri governanti sono stati spesso accusati di mancanza di lungimiranza, ma stavolta bisogna davvero ricredersi. Il decreto sullo sviluppo varato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri guarda lontano, molto lontano. Stabilisce, infatti, a chi saranno affidate le concessioni demaniali sulle nostre spiagge fra ben 90 anni. Non ci sarà  nessuna gara in cui le concessioni vengano offerte al miglior offerente, ma una semplice proroga delle concessioni in essere.

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