Il governo pronto alla prova di forza con l’Ue “Ci aiuti o non controlleremo più i confini”

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ROMA -«Sull’emergenza immigrazione ci giochiamo le amministrative, rischiamo di perdere anche il 5% dei voti». Silvio Berlusconi lancia l’allarme. Italia e Francia sono di nuovo ai ferri corti. Per Roma i permessi di soggiorno sono in grado di far circolare nel resto d’Europa i migranti sbarcati a Lampedusa. Per Parigi no. Accuse e minacce sono ormai all’ordine del giorno, con il governo italiano che non riesce a risolvere l’emergenza immigrati. Il premier allora si sfoga con i suoi fedelissimi. E in vista delle elezioni la Lega è ancora più spaventata. La partita si gioca tutta nei prossimi giorni. Oggi alla prefettura di Milano il vertice tra il ministro degli Interni Maroni e il collega francese Gueant. Lunedì il summit dei ministri dell’Unione europea a Lussemburgo. La strada è tutta in salita. Da Bruxelles arrivano notizie sconfortanti: al momento non c’è una maggioranza in grado di sostenere la richiesta italiana di attivare la direttiva europea che imporrebbe a tutte le capitali di accogliere i migranti arrivati in Italia. E sul contenzioso italo-francese la Ue non si sbilancia, limitandosi a dire che i permessi non consentono automaticamente la libera circolazione in Europa. A questo punto il Cavaliere non ha più molte carte da giocare, se non quella delle minacce. Più o meno velate. Chi ieri gli ha parlato spiega: «Se non troveremo un accordo con la Francia o un sostegno dagli altri governi europei faremo capire a tutti che non siamo più in grado di controllare le frontiere, non solo quelle con la Francia». Come dire, partirà  l’esodo dei migranti anche verso Austria e Slovenia, da dove poi si riverseranno nel resto del continente. Che la tensione sia alle stelle lo conferma il ministro degli Esteri Frattini: «Siamo convinti che i nostri permessi valgano per circolare in tutta Europa, al riguardo abbiamo anche un parere dell’avvocatura di Stato. Ma ormai la partita è politica». Anche perché, aggiunge, solo la Corte di giustizia Ue potrebbe dirimere la disputa, «ma i tempi sarebbero troppo lunghi». E così il governo trema. Berlusconi e Maroni chiedono a Bossi di tenere a freno le esternazioni anti-immigrati dei leghisti, ansiosi di smarcarsi per non perdere voti ma in grado di mettere a repentaglio le trattative internazionali. Trattative che sono partite ieri. A Bruxelles la prima riunione tra gli ambasciatori Ue in vista del vertice dei ministri degli Interni di lunedì. Qualche risultato l’Italia lo porterà  a casa. I governi chiederanno a Bruxelles di dare a Roma nuovi fondi per gestire l’emergenza e di farsi sentire nei negoziati con i paesi di origine e di transito dei migranti, promettendo aiuti in cambio di chiusura delle frontiere, rimpatri e lotta ai trafficanti di esseri umani. Ma i guai inizieranno quando si chiederà  di ripartire gli immigrati tra i 27 paesi Ue. L’attivazione della solidarietà  è stata chiesta 10 giorni fa da Malta e solo ieri dall’Italia con una lettera ufficiale alla Commissione Ue. Ma oltre a Spagna e Grecia non sono in molti a sostenere il governo italiano (la decisione passa a maggioranza qualificata). Con i nordici, guidati dai francesi, decisamente contrari. Oltretutto l’eventuale solidarietà  varrebbe solo per i rifugiati e non per gli “immigrati economici”, come i tunisini sbarcati a Lampedusa. L’Italia chiederà  di estendere l’accoglienza anche a loro, spiegano dalla Farnesina, ma sarà  difficile. Frattini avverte: «I governi che voteranno contro se ne dovranno assumere la responsabilità ». Di fronte alle rispettive opinioni pubbliche (in questi giorni bombardate dalle immagini delle tragedie nel Canale di Sicilia, fa notare un europarlamentare italiano). E sulle possibili fughe di massa dall’Italia. Ma la tensione a Roma resta alta. Ieri al consiglio dei ministri in molti si sono scagliati contro la Francia. Poi il dibattito è stato troncato da una telefonata del capogruppo pdl Cicchitto: ha chiesto Berlusconi di spedire i ministri alla Camera per dare manforte sulla prescrizione breve. Assorto nei problemi sulla giustizia, Berlusconi resta comunque convinto di poter chiudere la partita nel vertice con Sarkozy del 26 aprile. Ma potrebbe rivelarsi una speranza vana, visto che anche Sarkò sull’immigrazione si gioca l’Eliseo.


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