Immigrati, sbarco record a Lampedusa Frattini accusa: ritorsione di Gheddafi

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ROMA – «Il regime di Gheddafi sta cominciando a organizzare il traffico di esseri umani», come ritorsione contro l’Italia. Franco Frattini punta il dito contro il colonnello libico: l’ex alleato che nel 2008 ha firmato il Trattato d’amicizia con l’Italia. Per il responsabile della Farnesina è lui il “mandante” dello sbarco record di ieri a Lampedusa: 760 migranti, tra cui 63 donne e 7 bambini, partiti dalle coste libiche e arrivati a bordo di un vecchio motopeschereccio. E così, dopo tre giorni di tregua dovuti alle cattive condizioni del mare, riprende la conta degli sbarchi: ai profughi dalla Libia (che verranno trasferiti nei centri di Mineo e Crotone) vanno aggiunti anche 54 tunisini arrivati nella notte di lunedì. Dall’inizio dell’anno sono oltre 29mila gli immigrati sbarcati e 330 i tunisini rimpatriati. «Il regime di Gheddafi – sostiene il ministro degli Esteri italiano – così come aveva minacciato, sta cominciando dal porto di Al Zwara a organizzare il traffico di esseri umani». Solo il sostegno al Consiglio Nazionale Libico di Bengasi garantirà  all’Italia, secondo Frattini, il controllo dei flussi: «E’ dimostrando fiducia nella transizione verso la nuova Libia che ci garantiamo un futuro di maggiore controllo migratorio. Abbandonando questa posizione, dicendo “chissà  Gheddafi può ancora vincere”, questo sì aprirebbe le porte alle migrazioni. Del resto – aggiunge Frattini – dall’inizio della crisi sono arrivati in Italia non più di 3.000 profughi, rispetto ai 500mila» che, via terra, sono andati in Egitto, Tunisia e Algeria. Poi, sul caso scoppiato attorno ai permessi temporanei concessi dall’Italia e non ritenuti sufficienti per l’espatrio dalla Francia, Frattini attenua i toni: «A livello bilaterale credo che la questione sia finita. Italia e Francia hanno interesse comune, domani gli immigrati che arrivano in Italia potrebbero giungere in Corsica». Ma quanti sono i permessi concessi finora? 4.039, mentre altre 10.286 domande sono ancora in fase istruttoria, secondo quanto fa sapere il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano. «L’obiettivo è chiudere la partita entro Pasqua», promette il capo della Protezione civile e commissario per l’emergenza immigrazione, Franco Gabrielli, secondo il quale dei circa 23.500 tunisini sbarcati in Italia, il Viminale ha fornito solo una lista di 11.800. Ciò significa che la metà  si sono allontanati dai centri d’accoglienza e hanno fatto perdere le loro tracce. Non solo. Il dipartimento della Protezione civile chiarisce che i migranti con permesso temporaneo «sono liberi di circolare sul territorio» e, quindi, «di riunirsi in luoghi pubblici come le stazioni, di acquistare biglietti per treni, navi e aerei». Sul fronte europeo, Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta si alleano e approvano un documento congiunto: l’Europa sostenga concretamente i Paesi che sopportano la maggiore pressione migratoria. Ma il fronte mediterraneo perde una pedina pesante: la Francia infatti si sfila, dopo settimane di tensione con Roma. «Si deve riconoscere – ammette la commissaria Ue, Cecilia Malmstrom, in una bozza di comunicazione per il Consiglio europeo – che la Ue non è equipaggiata per aiutare gli Stati membri più esposti a massicci movimenti migratori». E a chiamare in causa l’Europa è anche Giulio Tremonti. «Missing in action, anzi in no action», ovvero scomparsa nella non azione: così il ministro dell’Economia definisce la reazione europea davanti all’emergenza immigrazione e all’ondata di rivolte del Nord Africa.


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