Spiagge ai privati per 20 anni permessi più brevi ma irrevocabili

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ROMA – Si rischia il pasticcio sulla spinosa questione delle spiagge. Il decreto sviluppo – che contiene la norma all’articolo 3 – ieri è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» dopo un chirurgico intervento del Quirinale che ha portato a ridurre la durata della disponibilità  degli arenili da parte dei proprietari degli stabilimenti balneari dai 90 anni previsti dal governo nella versione originaria del provvedimento a soli 20 anni. La modifica è stata saggiamente assunta dopo le critiche dell’Unione europea che aveva puntato l’indice contro l’eccessiva lunghezza dell’assegnazione del diritto.

Il nuovo testo tuttavia non scioglie il nodo principale, messo in luce da molti specialisti del diritto amministrativo e sul quale le possibilità  d’intervento del Quirinale erano tuttavia limitate. La norma introduce infatti un inedito «diritto di superficie» relativamente alle spiagge italiane, ovvero un diritto di proprietà  a tutti gli effetti ma limitato a tutto ciò che sta sopra al terreno, che trasferisce le spiagge dalla sfera del diritto pubblico a quella del diritto privato. A differenza della concessione, che fino ad oggi ha regolato la disciplina della assegnazione delle spiagge ai privati, infatti il diritto di superficie non può essere revocato in caso di necessità  dallo Stato e per ragioni di pubblico interesse.
Il nuovo testo dice anche – recependo forse in parte l’istanza del Quirinale – che il diritto di superficie sarà  rilasciato «nel rispetto dei criteri comunitari di economicità , efficacia, imparzialità  e trasparenza». Non arriva a stabilire l’esigenza di una gara ma la evoca, rischiando di lasciare aperto un contenzioso con la giurisprudenza europea. Ma fatto sta che dal 2015 in poi (se non prima), quando scadrà  la proroga già  inserita nel decreto “milleproroghe”, si azzereranno tutte le concessioni demaniali (che a questo punto di fatto non esistono più come fattispecie giuridica per le spiagge) per essere sostituite con i nuovi diritti di proprietà  ventennali. Sarà  comunque il ministero del Tesoro a determinare il “corrispettivo” della vendita.
Resta incerto anche il nodo del soggetto al quale spetta la potestà  di rilasciare il diritto di superficie: nel nuovo testo si fa esplicito riferimento alle Regioni, alle quali però si impone una intesa non solo con i Comuni ma anche con lo Stato, attraverso le Agenzie del demanio. Un aspetto che potrebbe aprire la strada ad un contenzioso di fronte alla Corte costituzionale per violazione del principio di decentramento contenuto nel 118 della Carta. 
La pubblicazione del decreto con le correzioni assunte dal Tesoro non ha placato le proteste. Wwf e Fai parlano di un vero e proprio «inghippo» riguardo alla trasformazione delle concessioni in diritto di superficie: infatti – dicono – se lo Stato alla fine dei vent’anni del nuovo diritto vorrà  liberare le spiagge dalle infrastrutture che sono state costruite nel frattempo dovrà  sonoramente pagarle. Guardinga Bruxelles che attende di studiare la nuova versione del provvedimento. Polemizzano con la Ue Gasparri e Quagliarello che accolgono i rilievi del Quirinale e si dicono determinati ad andare avanti: «L’Europa voleva imporci il socialismo balneare», dicono.


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