I No Tav: domenica ci riprenderemo il cantiere

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SUSA – «Domenica andremo a riprenderci la Maddalena». I No-Tav il giorno dopo lo sgombero del presidio e l’apertura del primo cantiere della linea ferroviaria Torino-Lione rispondono con un fiume di valsusini in corteo. Una fiaccolata che taglia le vie di Susa: la gente comune è di nuovo scesa in strada per dire no al supertreno: 15-20 mila persone. Un po’ meno per le forze dell’ordine, ma sempre tanti. Tutti dietro lo striscione “La valle che resiste e non si arrende”. Non manca la rabbia per quello che è successo lunedì, per lo sgombero del presidio a Chiomonte, per la pioggia di fumogeni. «Ora siamo qui, ma domenica torneremo a riprenderci il nostro presidio», dicono. L’appuntamento è alle dieci, una mega marcia nazionale, probabilmente da Susa fino alla Maddalena, ma oggi decideranno se concentrarsi subito a Chiomonte. Annunciati tanti pullman da tutta Italia. Beppe Grillo ha già  lanciato il tam tam e non si perderà  la marcia. «Si diceva che avessimo militarizzato la valle, che avessimo messo i check-point – dicono oggi i leader del movimento No-Tav – andate a vedere chi militarizza, chi mette i blocchi e chiede i documenti. Domenica proveremo a riprenderci quello che è nostro».
Si cerca una replica di Venaus, nel 2005, quando con una grande marcia i No-Tav riuscirono a riprendersi la prima area di cantiere dell’alta velocità . I tempi, però, sono cambiati. Il progetto anche e, forse, il movimento contro il supertreno non potrò contare sulla stessa forza d’urto. E soprattutto l’area della Maddalena, ormai, è un fortino presidiato giorno e notte da 600 agenti. Il leader del movimento No-Tav non ha dubbi: «Abbiamo perso una battaglia, non la guerra e – sostiene Alberto Perino – torneremo alla Maddalena».
I lavori al presidio continuano senza sosta. I 150 operai delle due ditte, Iltalcoge e Martina, entrambe della Val di Susa, sono impegnate su due fronti: la costruzione di uno svincolo sull’autostrada Torino-Bardonecchia, per far passare i mezzi, e la fortificazione del cantiere. Nel giro di ventiquattro ore sono spuntati pali e reti metalliche altre tre metri e mezzo, blocchi new jersey, come quelli in autostrada, filo spinato e l’accesso all’area è super controllato. Un piccolo presidio No Tav solo al fondo della strada che porta a Chiomonte. «Non potevano impedircelo, non è tutto loro», dicono i leader.
Magistratura e forze dell’ordine stanno visionando i filmati dello scontro per identificare le persone che hanno lanciato sassi e ogni altro genere di roba contro polizia e carabinieri negli scontri di lunedì. Nel mirino gli esponenti dei centri sociali. Sono stati invece tutti dimessi dagli ospedali di Torino e della Val di Susa gli uomini delle forze dell’ordine e i manifestanti rimasti feriti nella guerriglia. In tutto una novantina di persone tra agenti e manifestanti. «Le forze dell’ordine hanno operato in modo eccezionale in un clima ad alto rischio. Senza il loro intervento avremmo perso i finanziamenti europei», sottolinea il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, durante l’intervento alla festa della polizia.
Polemico il sindaco di Chiomonte: «Sono stufo di proclami da qualunque parte arrivino; i politici alzino il c… e vengano in Valle di Susa a vedere dove è la Tav, dove è la Valle di Susa, dove sono i problemi». Renzo Pinard, all’indomani del blitz attacca. «Noi abbiamo dimostrato aprendo il Comune alle 7 e 30 e accettando anche attacchi verbali, che il Comune non si difende con le forze di polizia ma con la voglia di fare politica e di amministrare». Il sindaco deve rispondere a tutti i suoi concittadini che sentono di vivere assediati. Una militarizzazione che potrebbe durare per anni. à‰inard è uno dei sindaci della Valle che non è contrario all’opera e al cantiere: «Sono stato aggredito verbalmente dai No Tav che sono piombati nel mio ufficio. Nei giorni scorsi ho subito minacce personali e mi hanno ricordato che ho dei figli. Purtroppo le affermazioni di chi dice che vuole riprendersi La Maddalena non giovano».


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