Albania, il gran ballo delle privatizzazioni

”La direzione è obbligata: dobbiamo andare verso la privatizzazione completa”, ha commentato il premier albanese Sali Berisha, al termine del consiglio. Si tratta delle centrali di Ulez, Shkopet e Bistrica 1 e 2, che producono il 5,5 percento del fabbisogno energetico dell’Albania. Entro la fine del 2011, inoltre, il governo ha deciso di mettere sul mercato la compagnia nazionale del petrolio, l’Albpetrol, e il gigante delle assicurazioni, la INSIG. Dopo di che toccherà  alla compagnia telefonica nazionale, l’Albtelekom, la raffineria petrolifera ARMO, i distributori dell’energia OSSH e CEZ.

La reazione dell’opposizione socialista, guidata da Edi Rama, non si è fatta attendere. ”L’iniziativa è un saccheggio, l’ennesimo furto della corte dei briganti“. Rama avverte che quando l’attuale opposizione tornerà  al governo queste privatizzazioni saranno revocate e saranno fatte inchieste approfondite sulle procedure e sugli acquirenti per assicurare il massimo di trasparenza. “La privatizzazione è l’ennesimo atto di banditismo dei briganti che hanno rubato i voti per saccheggiare l’Albania” ha denunciato Rama confermando che l’opposizione tornerà  in piazza per chiedere le dimissioni del governo. A gennaio, la mobilitazione della opposizione generò scontri violenti e la morte di tre manifestanti.

Una delle risorse in ‘vendita’ più contestate è quella delle proprietà  della Difesa. Per Berisha e i suoi, si tratta solo di ruderi inutili. Rama non è d’accordo. “Non sono solo vecchi edifici fatiscenti”, ha sottolineato il leader socialista, denunciando che ”la privatizzazione riguarderà  ampie fette del territorio nazionale attualmente di proprietà  del demanio militare. Si sta cercando di privatizzare i punti più panoramici e dalle potenzialità  turistiche del Paese“.

Questo il fulcro della vicenda: l’accusa di Rama è quella di voler svendere in fretta, prima della certa – almeno dal punto di vista di Rama – sconfitta di Berisha alle prossime elezioni, in modo da distribuire ‘prebende’ alla fitta rete di collusioni di cui si nutre il premier. In verità , lo stesso Rama ha la sua di rete da gestire, ma di sicuro la procedura d’urgenza varata dal governo che prevede anche la cancellazione del concetto di ‘prezzo minimo garantito’ per sveltire la vendita dei beni non appare trasparente.

Berisha, dal canto suo, difende la misura e ne sottolinea l’elevato valore etico, in quanto il libero mercato sarà  garanzia di trasparenza e assesterà  un duro colpo alla corruzione che affligge il Paese delle Aquile, finito nel mirino Ue che – in vista dell’adesione di Tirana – chiede misure urgenti in questo senso. Nel dubbio, però, le dichiarazioni di Rama fanno rumore, perché è difficile immaginare un imprenditore che investa in Albania nel momento in cui il futuro premier annuncia che non riterrà  valide le privatizzazioni dell’attuale esecutivo. Rama, in passato, ha cambiato idea su tante cose. La sensazione è che se l’imprenditore è quello giusto, per Berisha o per Rama, sull’Albania si sta per abbattere un’ondata di speculatori


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