E dopo la sentenza gli operai tornano a dividersi

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Nuove divisioni aspettano di essere colmate: tra chi pensa, come le rsu di Fim e Uilm, che «è ingiusto che la Fiom potrà  rappresentare i lavoratori senza aver firmato nulla»; e chi ritiene, invece, come le stesse rsu Fiom «che si andrà  comunque avanti sui ricorsi individuali per l’articolo 2112. Ma per la Fiat è un colpo: volevano cacciarci, ora ci entriamo per diritto». Intanto, alla vigilia del tavolo sul contratto convocato da Federmeccanica con Fim, Uilm, Fismic e Ugl metalmeccanici, c’è chi auspica «ormai uno spirito diverso». Analoga spinta alla concretezza, per le comunità  «provate dalla sofferenza», arriva dalla Chiesa.
Davanti al cancelli dello stabilimento “Irisbus” di Valle Ufita, che la Fiat ha deciso di dismettere, ecco il vescovo Giovanni D’Alise, che celebra messa e lancia un monito ai politici. «Chi ha l’onore di rappresentare la comunità  nelle istituzioni ha l’onere di difendere il lavoro e la dignità  delle persone a cui è sottratto». Parole forti anche da don Peppino Gambardella, parroco di San Felice in Pincis, a Pomigliano. «La sentenza fa giustizia, una fetta di lavoratori non poteva non avere rappresentanza. Ma ora si trovi l’unità , la divisione non aiuta gli operai». È in gioco il futuro di centinaia di famiglie, sul futuro del “Vico”. «La situazione è disperata – ricorda don Gambardella – tante famiglie non riescono a pagare più affitto, mutuo, la spesa. La povertà  si estende, l’usura aumenta: e qui la camorra è forte. La sentenza ha trovato un compromesso che salva il lavoro ed i diritti. Adesso chi deve agire, lo faccia».


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