«Nel decreto nulla contro l’evasione»

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Maria Cecilia Guerra è docente di scienza delle finanze all’università  di Modena e Reggio Emilia.
Il governo studia un nuovo scudo fiscale. Cosa ne pensa?
L’idea nasce dall’ipotesi che ci siano ancora capitali all’estero che potrebbero beneficiarne. Ma ci avevano detto che il precedente scudo fiscale aveva fatto rientrare tutto, perché chi avesse mantenuto all’estero capitali sarebbe stato rintracciato e avrebbe pagato multe salate. Se tutto questo non è avvenuto, perché dovremmo fare un altro scudo per gli evasori e fargli pagare il 5 o il 6 o il 7%? Non sarebbe meglio accertarli e fargli pagare il 40%? Negli Stati Uniti o in Gran Bretagna non si fanno scudi. Da noi, chi ha pagato il 5% sui capitali non dichiarati, si è messo a posto con l’agenzia delle entrate per non subire altri accertamenti. In America dicono all’evasore: da domani ti trovo, questa è l’ultima chiamata. Prima ti rimetti in pari con le imposte sul capitale non pagate, dunque il 40%, poi paghi le imposte che hai evaso sugli interessi e solo allora, tutto finisce. Un’altra storia.
Infatti ci sarebbe la fila a prenotare depositi anonimi in Svizzera e altrove…
Tutti ci stanno dicendo che c’è un grande movimento a portar via capitali all’estero per paura di una patrimoniale. Dunque non ha senso che si proponga uno scudo su qualcosa che torna. E trovo scandaloso che si pensi a un condono. Per sua natura, è un regalo fatto agli evasori o un gettar la spugna da parte dell’amministrazione. Di nessuna delle due cose abbiamo bisogno nel momento in cui si sta chiedendo molto a tante persone in difficoltà  in termini di tagli diretti e indiretti di servizi sociali, e si lasciano fuori persone che dovremmo essere in grado di tassare direttamente. Non c’è niente di serio in fatto di evasione fiscale in questa manovra.
Il contributo di solidarietà  sui redditi alti sta dilaniando la maggioranza. È davvero così scandaloso?
Io penso che una qualche misura di tipo straordinario sia in questo momento inevitabile e quindi non ho nulla da dire contro. Per altro, non è nemmeno particolarmente onerosa per quei livelli di reddito. Mi sembra tuttavia stupefacente che ci si preoccupi di questo e non di altri effetti della manovra. Per esempio, si dice che il contributo dovrebbe essere calibrato rispetto al numero dei figli. Ma il problema di come considerare il peso della famiglia riguarda tutto il sistema fiscale, non solo questo contributo temporaneo e per redditi così alti che non hanno nemmeno detrazioni fiscali a carico. Mi preoccuperei piuttosto che nella stessa manovra abbiamo il taglio delle agevolazioni fiscali anche per le famiglie, permanenti e gravanti principalmente su soggetti a reddito basso e con carichi familiari elevati. L’altra critica al contributo è che riguarda solo lavoratori dipendenti: è vero. Ma allora vorrei una manovra che contrasta davvero l’evasione fiscale: è uno scandalo che oltre i 90.000 euro e 150.000 euro trovo solo lavoratori dipendenti, quelli che non possono evadere. La verità  è che il contributo di solidarietà  diventa un catalizzatore di tutti gli scandali di questa manovra, compreso l’atteggiamento del presidente del consiglio che si permette di dichiarare che lui pensava si pagasse per due anni, e invece sono tre. Ma cosa fanno lì dentro? Chi è che fa le leggi?
Quale è il suo giudizio sulla tassa sulle transazioni avanzata adesso da Merkel e Sarkozy? Una Tobin Tax ideata dalla sinistra e applicata dalla destra?
La Tobin Tax prevede un sistema più ampio della sola imposta sulle transazioni, ma sono assolutamente favorevole. Non è facile imporla, dal punto di vista tecnico. Ed è cruciale che sia applicata il più possibile: in Europa, farla senza la Gran Bretagna non va bene. Soprattutto, bisogna riuscire a tassare anche i prodotti derivati.
Le borse scricchiolano: quanto per effetto della speculazione e quanto per l’andamento negativo dell’economia reale?
È molto difficile da dire. La speculazione è per certi versi un fenomeno fisiologico sui mercati. Sicuramente però adesso c’è molta incertezza, con andamenti erratici sia per la situazione economica che per le decisioni politiche. Le faccio un esempio: il fatto che il nostro governo salti fuori con proposte ad hoc come la cosiddetta Robin Tax sulle imprese energetiche, è sbagliato. Se ci sono casi di monopolio, è giusto intervenire, non si va a tassare un solo settore. Questo è esattamente un modo di gestire il sistema fiscale che contribuisce a creare incertezza. Che i mercati già  sentono rispetto agli indici economici.


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