Paura debito, cade Wall Street L’Europa brucia 197 miliardi

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MILANO — Standard & Poor’s affonda Wall Street. Wall Street affonda l’Europa. Sono altri 197 miliardi bruciati in una sola seduta. E solo qui, nel Vecchio Continente. Che va giù a picco mano a mano che da New York si gonfiano le perdite del Dow Jones. La Borsa Usa apre a -1,9%, arriva a -2,5% in pochi minuti, «picchia» già  oltre il 3% mentre i listini europei si avviano alla chiusura. E non si salva nessuno. Le perdite sono anzi amplificate. Non serve che Moody’s attenui la botta di S&P confermando la tripla A agli Stati Uniti, non c’è possibilità  di aspettare e sperare nel discorso di Barack Obama (alle 19.30 italiane: e in realtà  andrà  ancora peggio, il Dow Jones precipita in fretta al 5%, per poi chiudere a -5,55%). Il bollettino dei crolli recita: Francoforte 5%, Parigi 4,68%, Londra 3,40%. Ed è una sorpresa solo parziale il fatto che, questa volta, le Borse dei Paesi «forti» facciano peggio di quelle delle capitali da cui è partita la nuova febbre europea. Milano limita le perdite a 2,35%. Madrid al 2,44%.
È l’effetto Bce. È la rete di protezione stesa dalla Banca centrale, a evitare un’altra disfatta record anche alle Borse italiana e spagnola. E a funzionare, nonostante tutto, sulla prima linea del «fronte mediterraneo»: quella degli spread. I mercati azionari collassano, ma i differenziali d’interesse rispetto ai Bund tedeschi si riprendono quasi allo stesso ritmo. Sia i Btp sia i Bonos iberici recuperano un centinaio di punti sui massimi. Subito. E lì, stabili intorno a quota 300, si manterranno anche mentre gli indici di Borsa iniziano l’avvitamento. Il che dà  l’esatta fotografia dei diversi focolai di crisi e, insieme, delle diverse, possibili fonti di contagio.
C’è già  l’incubo Wall Street, quando i listini europei aprono. Dura da sabato e quali dimensioni possa assumere, insieme ai timori di una nuova recessione, lo dicono i mercati asiatici: tutti giù tra il 2% e il 4%. Qui, Europa, in primo piano c’è però sempre anche lo spettro concreto delle crisi di fiducia su Roma e Madrid. C’è la paura altrettanto concreta della «trasmissione» all’intera area euro, cosa che aggiunge altri elementi di preoccupazione agli stessi Stati Uniti. E ci sono le frenetiche consultazioni (soprattutto tra Francia e Germania) che alla fine della settimana scorsa si sono tradotte nei diktat alla Spagna e, soprattutto, all’Italia: «Interventi solo se accelerate su risanamento e crescita». Vi aiutiamo se vi aiutate, sostanzialmente. E il weekend le prime risposte le porta. «Commissariata», l’Italia riapre il Parlamento e lavora in modo frenetico alle misure pretese dall’Unione e dalla Banca centrale.
È sufficiente (per ora: restiamo sotto stretta osservazione) a far scattare la promessa rete di protezione Bce. Quanto conti lo si vede immediatamente. Venerdì scorso lo spread tra i Btp e i Bund aveva toccato anche quota 416. Più alto persino (per la prima volta) di quello dei Bonos spagnoli. Ora scende, di colpo, fino a 291. Resta superiore a quello iberico. Ma non supererà  i 302 punti nemmeno nei momenti di peggiore turbolenza. Anzi: a dimostrazione di quanto stia soprattutto lì, la crisi, il differenziale all’inizio fa volare anche Piazza Affari. Mentre le Borse asiatiche hanno già  chiuso in ribasso, mentre quelle europee le seguono, Milano — l’unica, non a caso, con Madrid — parte a razzo e sale addirittura fino al 4,5%. E così come erano state le banche, con i loro portafogli pieni di titoli di Stato, le più bombardate dalle vendite, ora sono le banche a trascinare l’indice Ftse Mib.
Solo che dura poco. Verso mezzogiorno cominciano a prevalere anche qui i timori per l’apertura di Wall Street. Il Mib scende, ricomincia a perdere, risale, va ancora giù. Continui, violenti cambi di direzione. Fino a quando il Dow Jones apre. Ed è ribasso a senso unico: raffica di sospensioni, titoli come Fiat o Pirelli giù fino al 10% (l’automotive è uno dei settori più penalizzati in tutta Europa, le previsioni di mercato 2011 targate Bank of America si traducono in un crollo medio del 7,5%), indice a -2,35%. L’effetto Bce, lì, era già  finito. L’effetto Wall Street, appena incominciato.


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