Uccisa la giudice-eroina che lottava contro i narcos e i militari corrotti

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Patricia era un’idealista, una Don Chisciotte che combatteva l’illegalità  con le armi della giustizia. «Lei – raccontava ieri ai funerali un collega – era istintiva, faceva tutto con grande passione e considerava un reato commesso da un agente di polizia molto più grave di quello commesso da un cittadino comune». L’hanno ammazzata a Niteroi, la città  nella Baia di Guanabara di fronte a Rio de Janeiro, mentre tornava a casa poco dopo mezzanotte. Venti colpi a bruciapelo mentre parcheggiava la sua Fiat Idea in un agguato al quale, secondo le indagini, avrebbe partecipato un gruppo di fuoco composto da almeno dodici persone. Le armi usate nell’imboscata erano pistole calibro 40 e 45, quelle di ordinanza della polizia di Rio.
Patricia Acioli, 47 anni, tre figli (un maschio già  grande dal primo matrimonio e due bambine piccole), era diventata famosa negli ultimi anni all’interno della magistratura brasiliana come alfiere della linea dura contro “le milizie”, ossia i gruppi criminali organizzati composti da agenti ed ex agenti della polizia, funzionari della polizia militare, guardie giurate e pompieri. Le milizie, note anche come “squadroni della morte”, contendono ai narcos il controllo delle favelas di Rio offrendo protezione agli abitanti in cambio di una “tassa sulla sicurezza”. Vendono connessioni illegali alla tv via cavo, agli impianti di elettricità  e a Internet. Ma soprattutto risolvono sommariamente con l’omicidio qualsiasi tipo di conflitto. In meno di un anno la giudice Acioli aveva condannato sessanta poliziotti ed ex poliziotti accusati di appartenere alle milizie e qualche mese fa aveva dato l’ergastolo a quattro agenti responsabili di almeno undici «omicidi su commissione». Di minacce ne aveva ricevute molte ma all’inizio di quest’anno il suo nome era stato ritrovato in una lista di dodici persone da uccidere. Ce l’aveva in casa, quando è stato arrestato, Wanderson Silva Tavares, meglio conosciuto come “il ciccione” o il “tenente”, famoso ex poliziotto al comando di una milizia.
Nonostante combattesse da anni contro i narcotrafficanti e le milizie, Patricia Acioli non aveva la scorta. L’aveva avuta fino al 2008 ma poi gliela avevano a poco a poco tolta. Negli ultimi mesi la scortava, quando poteva, il suo compagno, un ufficiale della polizia militare, padre delle sue due figlie piccole. Storicamente le milizie paramilitari in Brasile nascono negli anni della dittatura (1964-1985) per la guerra illegale contro gli oppositori politici ma poi si dedicarono alla persecuzione di delinquenti e bande criminali giovanili commettendo migliaia di omicidi extragiudiziali. Il crimine più famoso delle milizie paramilitari rimane l’eccidio della Candelaria, quando otto meninos de rua, ragazzini orfani che dormivano sulla scalinata della Chiesa della Candelaria a Rio de Janeiro vennero giustiziati in una notte di settembre del 1993. Oggi le milizie stanno tornando in auge soprattutto in seguito ai piani anticrimine del governo in vista dei due appuntamenti internazionali di Rio, i mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016.
Il Brasile del boom, nuova potenza economica emergente, non può permettersi una brutta figura e da qualche tempo la lotta alla criminalità  e alle bande di narcos che controllano le mille favelas di Rio è diventata una emergenza nazionale. Ma, sempre più spesso, una favela “liberata” con la forza da mafie e narcotrafficanti si trasforma in un terreno fertile per i paramilitari che arrivano ad assumerne il controllo. Patricia Acioli era una di coloro che si oppongono a questo «nuovo ordine» dove la mafia dei narcos viene sostituita con quella della polizia e condannava con durezza la corruzione degli agenti.
Ieri al suo funerale c’era anche Tereza, la mamma di un ragazzo ucciso in mezzo alla strada da un ufficiale della polizia militare nel 2008. Al processo l’agente si era difeso affermando che era stato costretto a sparare ma la giudice Acioli l’aveva condannato per omicidio, senza attenuanti. «Era molto coraggiosa e disprezzava i codardi», ha detto Tereza. Davanti al feretro di Patricia Acioli il governatore di Rio, Sergio Cabral, ha promesso indagini a tutto campo: «l’omicidio di un giudice è una sfida allo stato democratico». Ma le milizie godono di una impunità  che sarà  molto difficile da vincere.


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