Cina. Una moderna potenza militare Per la crescita

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È questo il messaggio lanciato dal Libro bianco pubblicato ieri dal Consiglio di stato (l’esecutivo della Repubblica popolare), un documento politico che arriva in un momento in cui la crisi in Occidente (che il Quotidiano del popolo ha definito «una profonda crisi istituzionale» della quale «non s’intravede la fine») rischia di far crescere la diffidenza nei confronti dell’ascesa della seconda potenza economica, la quale non può permettersi di fare a meno del resto del pianeta.
«Situata in Oriente, la Cina, un paese con un’antica civiltà  e una popolazione di oltre 1,3 miliardi di abitanti, sta avanzando ad ampi passi verso la modernizzazione. Che percorso di sviluppo ha scelto la Cina? Che effetti avrà  sul resto del mondo lo sviluppo cinese? Si tratta di domande cruciali per il mondo intero» esordisce il lungo testo (in inglese, su: www.chinadaily.com.cn/china/2011-09/06/content_13630926.htm).
Nessuna tentazione imperiale: «Lo sviluppo pacifico della Cina rappresenta una rottura rispetto al modello tradizionale in cui una potenza in ascesa è destinata a ricercare l’egemonia». Il Libro bianco auspica relazioni internazionali improntate alla cooperazione e al multilateralismo, da esercitarsi attraverso le Nazioni unite. Una posizione reiterata negli ultimi giorni, con Pechino che ha chiesto che alla crisi libica – iniziata con un’azione unilaterale da parte di Francia e Gran Bretagna coperta da una risoluzione Onu – si ponga fine restituendo a quest’ultima un ruolo effettivo.
Ma la teoria dello «sviluppo pacifico», piuttosto che legata a contingenze, si configura come una scelta strategica. E certo mantiene il punto fermo sulla necessità  di tutelare l’integrità  territoriale del paese (Taiwan, Tibet e Xinjiang) e sul principio della non interferenza negli affari interni da parte di altri paesi e/o istituzioni.
E se il mese scorso l’ultimo documento del Pentagono sullo sviluppo militare cinese aveva previsto che entro il 2020 Pechino avrà  a disposizione un esercito moderno «in grado di stravolgere gli equilibri militari regionali», il Libro bianco replica che «per quanto riguarda le forze armate, la Cina è impegnata a perseguire una politica di natura difensiva». Il paese però ha «una vasta estensione territoriale e un’ampio spazio marino, con frontiere lunghe oltre 22.000 chilometri e coste per oltre 18.000. E la Cina deve fronteggiare sfide tradizionali e non tradizionali alla sua sicurezza e la minaccia dei separatismi e del terrorismo». Per questo motivo è «necessaria e giustificata la modernizzazione delle capacità  difensive cinesi, per rafforzare la sicurezza della Cina e proteggere il suo sviluppo pacifico».
Il fine dichiarato dello «sviluppo pacifico» è trasformare la Cina «in un paese socialista ricco, forte, democratico, civile, armonioso e moderno entro il centesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare, nella metà  del XXI secolo». Per questo a livello interno il Pcc si prefigge una serie di obiettivi che rispondono alla necessità  di raffreddare le tensioni generate da uno sviluppo impetuoso e in parte disordinato: il potenziamento della domanda interna (rafforzando istruzione e sanità  pubbliche, in modo che la popolazione sia più libera di spendere per acquistare il made in China invece di risparmiare per educazione e cure mediche private), l’accelerazione dell’economia verde, per raddrizzare i disastri ambientali che affliggono un paese in continua trasformazione.


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