Edison, il governo punta al polo rinnovabili

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MILANO – C’è chi sostiene che si tratti per lo più di una provocazione, in vista dell’ormai imminente incontro con i vertici di Edf. Ma la conferma arriva da fonti governative: al tavolo con i manager della società  transalpina per decidere le sorti di Edison si porrà  la questione della costituzione di un polo italiano delle rinnovabili.
In sostanza, il governo sta preparando un piano B. Dopo aver visto naufragare il progetto per la costituzione di un polo per la produzione di energia elettrica da fonti tradizionali, spingendo A2a e le altre utility italiane all’acquisto delle centrali a carbone a e gas di Edipower, ora cambia l’obiettivo industriale.
L’idea è degli ultimi giorni, dopo che dal progetto di un polo energetico “tradizionale” si sono sfilati tutti i possibili soggetti interpellati dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani: da Intesa Sanpaolo alla Cassa depositi prestiti, fino ad arrivare ai comuni di Milano e Brescia, soci di controllo di A2a. Così come, in precedenza, avevano detto “no, grazie” al ministro dell’Economia Giulio Tremonti sia Eni che Enel. Unica posizione contraria quella dei membri dei due cda vicini alla Lega, come ha dichiarato ieri il bresciano Bruno Caparini: «Sto lottando perché Edison rimanga italiana».
Uno sfarinamento del possibile fronte anti-francese che ha permesso tra ieri e l’altro ieri, ai consigli di gestione e di sorveglianza di A2a di deliberare per la ripresa delle trattativa per il divorzio da Edf ripartendo dagli accordi raggiunti nel marzo scorso e bloccati proprio da Tremonti a un passo dalla sottoscrizione. Per salvare la faccia e non ripetere quanto accaduto con il caso Parmalat, dove l’altolà  del governo non ha impedito ai francesi di Lactalis di conquistare il gruppo alimentare di Collecchio, il governo in queste ore sta insistendo con i soci e i manager di A2a per arrivare ad una nuova intesa che sia almeno in qualche aspetto “migliorativo” degli accordi di marzo.
Il miglioramento potrebbe passare per la richiesta di asset nel settore rinnovabili. Partendo dal fatto che uno dei punti di forza dell’intesa di primavera passava proprio per il passaggio dei gruppi “idro” in provincia di Udine e di Sondrio di proprietà  di Edipower ad A2a. Ma della partita potrebbero essere anche altri asset. Come dimostrano già  le indiscrezioni che vorrebbero la centrale idro di Tusciano (Salerno) finire come contropartita a Iren (l’utility controllata dai comuni di Genova, Torino, Piacenza, Parma e Reggio), a cui in un primo tempo era destinata la centrale a ciclo combinato di Turbigo.
Ma non solo. Il divorzio tra i soci italiani ed Edf non passa solo per lo spacchettamento di Edipower. Ma anche dalla cessione del 30% di azioni Edison. Operazione che potrebbe essere fatta in denaro ma anche in asset. E in questo caso potrebbero entrare in gioco sia gli impianti idro di Foro Buonaparte (ben 72 tra grandi e piccole) sia quelli eolici (400 megawatt). Tutti argomenti degli incontri che si annunciano risolutivi tra italiani e francesi previsti per la prossima settimana.


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