La Cina sfida i giganti del rating Superagenzia con l’aiuto di Prodi

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Dagong, secondo un’anticipazione del China Daily, starebbe infatti contattando con quest’obiettivo diverse «organizzazioni» in Europa, negli stessi Stati Uniti e nei paesi Brics, l’associazione che oltre alla Repubblica Popolare mette insieme Brasile, India, Russia e Sudafrica. E, per l’operazione, Dagong guarda a Romano Prodi che — ha scritto il quotidiano — «ha aiutato a formulare i piani per fondare l’agenzia» del futuro.
Dagong, che diffonde a pieno regime le sue valutazioni dall’anno scorso, ha saputo cogliere l’attimo un mese fa, quando ha anticipato di pochi giorni il brusco downgrading imposto da Standard & Poor’s al Tesoro statunitense con una bocciatura analoga. Adesso, dal giornale che si rivolge alla comunità  internazionale, l’amministratore delegato Guan Jianzhong spiega di «sperare che l’agenzia possa guadagnare una posizione leader nel mercato globale del rating nel giro di cinque anni» e poiché «siamo perfettamente consapevoli che un’organizzazione internazionale non può essere spinta da una sola agenzia, dunque dobbiamo coinvolgere altri Paesi».
La strategia di Dagong, in realtà , sarebbe a due livelli. Da una parte coinvolgere più partner (si parla di otto attori), pescando appunto fra chi ritiene necessario, se non urgente, contenere il monopolio della triade Fitch-Moody’s-Standard & Poor’s, che da sole saturano il 95% del mercato. Il secondo canale consisterebbe invece nel muoversi, da parte di Dagong, autonomamente sulla scena europea, e qui, tra le possibilità  concrete, c’è quella di una partecipazione del fondo Mandarin (al quale contribuiscono Intesa Sanpaolo, la China Development Bank e la Export-Import Bank of China). All’inizio del 2012 la Esma — l’autorità  europea competente per gli strumenti finanziari e i mercati — dovrebbe valutare il piano di Dagong e, se non sorgono problemi, la nuova agenzia di rating potrebbe essere operativa entro la metà  dell’anno.
Romano Prodi non ha alcun ruolo formale in queste operazioni. Gli interlocutori cinesi, piuttosto, sembrano ansiosi di attingere alla sua esperienza. Il passato di ex presidente della Commissione europea ed ex premier italiano fa del Professore una voce che la sua rete di contatti, coltivata negli anni, considera credibile e utile. A Pechino le sue posizioni favorevoli a un maggior coinvolgimento della Cina su scala globale trovano attenzione. Dagong intanto guarda all’Europa. Potrebbe scegliere Francoforte come sede, starebbe già  selezionando personale. E sogna che la partita del rating, ora un affare a tre, possa diventare presto un poker globale.


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