«È un doppio errore». E oggi tocca a Landini

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Poi era arrivato l’art. 8 della «manovra» a spostare ancora più il là  il limite di quel che si poteva fare contro i diritti dei lavoratori (fino a quell’incredibile ammissione di «accordi che possono derogare ai contratti nazionale e alle leggi»). Al punto che il Comitato centrale della Fiom aveva definito ormai «carta straccia» il testo del 28 giugno. La consultazione tra gli iscritti alla Cgil era stata sospesa e dunque si poteva pensare che anche la segreteria confederale si fosse presa una pausa di riflessione. Poi, al Direttivo della scorsa settimana, Susanna Camusso aveva preteso una delega in bianco a «verificare» con le altre parti sociali, che preludeva a una firma senz’altri giri di consultazione.
Il primo oppositore della Camusso, Gianni Rinaldini (coordinatore nazionale dell’area di minoranza), è stato anche il primo a reagire. «Con la firma odierna dell’intesa applicativa dell’accordo del 28 giugno la Cgil compie due gravi errori». Il primo sul piano della democrazia formale: «Sottoscrivere un Accordo senza la consultazione degli iscritti, come esplicitamente previsto dallo Statuto della Cgil, è un atto di gravissima lesione della democrazia interna: qualsiasi pronunciamento degli organismi, qualsiasi atto di responsabilità  dei gruppi dirigenti non può sovrapporsi all’espressione di volontà  e al diritto dell’iscritto». L’altra di politica sindacale: «Pensare di aver messo in tutela i lavoratori dai guasti dell’art.8 con questa intesa applicativa è pura illusione perché la legge è comunque superiore a qualsiasi accordo. L’intesa odierna non fa che rafforzare il principio contenuto nell’articolo 8, secondo il quale si può derogare da una legge con un accordo sindacale. Bene, oggi l’accordo sindacale deroga la deroga, in una spirale infinita di confusione giuridica e politica che finisce per offuscare l’unica cosa seria da fare, vale a dire cancellare l’articolo 8 della manovra».
Fuori della Cgil, è drastico il giudizio dei sindacati di base. Per Pierpaolo Leonardi, dell’esecutivo Usb, «con la ratifica odierna cade l’ultimo possibile baluardo contrattuale contro il diritto del lavoro in deroga». I lavoratori, infatti, «non possono più opporre l’esistenza di norme di legge di maggior tutela a causa dell’art. 8 del decreto, e da oggi non potranno neppure invocare l’esistenza di norme contrattuali di maggior tutela». Tornando in zona Cgil, secondo Giorgio Cremaschi, leader storico della sinistra interna, «nessuno dell’organizzazione può ritenersi impegnato nel rispetto di tale atto». Non sembra credere molto alle parole della Marcegaglia: «Le ridicole assicurazioni da parte della Confindustria che non si avvarrà  della legge lasciano il tempo che trovano e, in ogni caso, non impegnano alcuna azienda, alcuna altra organizzazione padronale». Silenzio ufficiale, invece, da parte della Fiom e dal suo segretario generale, Maurizio Landini. Ma non bisognerà  attendere molto: oggi pomeriggio, a Cervia, si terrà  l’assemblea nazionale dei metalmeccanici per discutere i contenuti della piattaforma con cui la categoria si presenterà  al tavolo per il rinnovo del contratto nazionale. E interverrà  anche la Camusso.


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