I primi dubbi: linciaggio, sharia e ora le stragi

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Ieri, Peter Bouckaert, responsabile di Human Rights Watch, ha denunciato la scoperta, proprio domenica, nel giardino di un hotel abbandonato di Sirte, il Mahari, che durante la battaglia era nelle mani delle milizie anti-gheddafiane di Misurata, di «53 corpi in decomposizione, apparentemente sostenitori di Gheddafi», Lo stato dei corpi, le mani legate, i proiettili in testa, «suggeriscono» che siano stati uccisi fra il 14 e il 19 ottobre «mentre erano prigionieri» degli insorti e suggeriscono anche che «quest’ultimo massacro fa parte di una serie di uccisioni, saccheggi e altri abusi commessi dai combattenti anti-Gheddafi che si considerano al di sopra della legge». Per cui «se il Cnt non indagherà  su questo crimine darà  il segnale che quelli che hanno combattuto Gheddafi possono fare qualsiasi cosa senza temere di essere perseguiti». Ieri HRW, una settimana fa era stata Amnesty a denunciare gli abusi commessi contro i gheddafiani veri e presunti a Tripoli.
L’orribile fine riservata a Gheddafi e il suo osceno linciaggio (ma «sia chiaro», la Nato non c’entra, ha giurato ieri il generale Bouchard, comandante dell’operazione, «noi non sapevamo che Gheddafi fosse a bordo del convoglio», e noi di certo ci crediamo) e ora i 53 corpi trovati da HRW mettono sotto pressione il Cnt. Ieri, in una conferenza stampa a Bengasi, Abdel Jalil ha annunciato una «commissione d’inchiesta» sulla morte del Colonnello. Ma non ci sono solo il linciaggio e le stragi. Le parole pronunciate domenica da Abdul Jalil sulla inevitabile reintroduzione della sharia quale «fonte fondamentale» della prossima costituzione, hanno allarmato l’occidente democratico e deliziato l’oriente islamista. Se sui siti web solitamente portavoce di al Qaeda e affini fioriscono i messaggi di elogio e ringraziamento a Abdul Jalil (definito in un messaggio «il principe dei credenti»; «anche se ci saranno elezioni, la Libia sarà  islamica», si legge in un altro), a Roma, Parigi, Bruxelles certa frasi pronunciate domenica dal leader vittorioso (forse solo per assecondare l’umore della piazza?) – tipo «qualsiasi legge che contraddica la sharia islamica è nulla e vuota» o «un esempio è la legge sul matrimonio e divorzio che restringe la possibilità  di avere più di una moglie: questa legge va contro la sharia e sarà  respinta» – hanno fatto venire i brividi a Frattini (che teme «infiltrazioni di un islam non moderato»), al ministero degli esteri francese («vigileremo sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici») e perfino alla fantasmatica lady Ashton, capo della politica estera Ue, che ha fatto appello «al rispetto dei diritti dell’uomo e dei principi democratici».
Per cui, ieri, Jalil è tornato sul tema per calamare le acque, in modo però così confuso da aumentare i timori anziché diradarli («Noi in questa fase transitoria dobbiamo fare una costituzione temporanea che dichiari in uno dei suoi articoli che la sharia è la risorsa fondamentale della legge e la costituzione è la legge principale». Chiaro?
Per rassicurare gli amici è intervenuto anche l’ex-ambasciatore della Libia gheddafiana a Roma, Gaddur, divenuto ora l’ambasciatore della «nuova Libia» post-Gheddafi. La denuncia di HRW sulla nuova strage di Sirte? «Non mi risulta», ma «il Cnt si assumerà  le sue responsabilità  se…»; la cattura e il linciaggio di Gheddafi? Lui si attiene alla versione «ufficiale» del Cnt: «c’è stata una sparatoria in cui Gheddafi è stato colpito, poi ci hanno garantito che lo stavano trasportando in ospedale ed è deceduto durante il trasporto» (e i video, le foto che hanno fatto il giro del mondo?); i timori per la prevalenza della sharia? «La costituzione sarà  moderna, la sharia sarà  una fonte importante ma sicuramente ci saranno anche i diritti umani». Tranquilli.


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