Scontri, morti milizie fai da te. Abdel Jalil scorato

E il leader del Cnt Mustafa Abdel Jalil che riconosce che il suo Consiglio nazionale transitorio non controlla praticamente nulla e che il paese è allo sbando. Mentre gli sponsor della «guerra umanitaria» di liberazione improvvisamente sembrano ammutoliti e svaniti nel nulla (almeno quelli occidentali, perché Qatar e Arabia saudita continuano a essere presentissimi). 
Qualche giorno fa è scoppiata una (l’ennesima) battaglia a Sebha, città  nel deserto a 650 km da Tripoli e una delle roccaforti del gheddafismo a cadere per ultime, dove gli scontri fra miliazini della tribù Tabu e della tribù Abu Seif hanno provocato una ventina di morti a colpi di mitra e perfino di missili nelle strade centrali della città . Forze «governative» assenti. Assenti anche sui confini orientali, con l’Egitto, dove in assenza di forze «governative di frontiera», dei frustrati «residenti» si sono fatti carico del controllo (si fa per dire) dei passaggi verso e dall’Egitto, chiudendoli nella giornata di domenica, visto che pare di lì passi ogni tipo «di droghe e di armi». Sempre domenica i miliziani berberi venuti da Zintan, sulle montagne occidentali, hanno lasciato il controllo dell’aeroporto internazionale di Tripoli, che avevano «occupato» al momento della loro offensiva finale sulla capitale in agosto, non tanto per ottemperare all’appelo (dire «ordine» sarebbe esagerato)m rivolto dal Cnt alle milizie di lasciare le postazioni occupate e di tornarsene ai luoghi di origine, quanto perché stanchi di lavorare gratis in assenza di una «forza di polizia» o di un «esercito nazionale». Basta? No. Notte di terrore fra sabato e domenica all’hotel Rixos di Tripoli (quello dove era stata piazzata la stampa internazionale durante la guerra civile), quando miliziani armati sempre della temibile brigata al Zintan hanno fatto irruzione sparando (al soffitto) colpi di kalashnikov e sequetrando per qualche ora il personale dell’albergo… in segno di protesta contro la cacciata di un loro uomo ospitato nell’hotel per non aver pagato il conto. Ancora sabato un «proiettile vagante» finito «accidentalmente» (versione ufficiale) all’interno dell’ambasciata italiana di Tripoli, ha ferito «lievemente» un appuntato dei carabinieri.
Lunedì scorso il leader del Cnt Abdel Jalil ha dovuto riconoscere che il suo «governo» ha fallito nell’obiettivo di restaurare la stabilità  e di imporre la sua autorità  non solo nel paese ma anche solo nella capitale. «Non sono soddisfatto dalla performance del governo e del Cnt», ha detto l’ex-ministro della giustizia di Gheddafi annunciando (sperando) che i «ministri incompetenti» saranno licenziati dopo le elezioni di giugno per una assemblea costituente, senza però specificare come. Abdel Jalil era corso a Bengasi per «discutere» le recenti mosse dei leader orientali di proclamare uno stato «semi-autonomo» (propri parlamento, polizia, tribunali) chiamato Barqa, il nome arabo della Cirenaica.


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