Le pressioni di Eni e Enel: sistema elettrico in pericolo

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ROMA – Nel giro di meno di un anno lo scenario elettrico si è ribaltato. Ancora nel giugno scorso il governo Berlusconi voleva investire decine di miliardi di euro per costruire dieci centrali nucleari sostenendo che c’era bisogno di una maggiore capacità  di produzione elettrica. Oggi non si riescono a trovare clienti neppure per le centrali esistenti: molte girano a ritmo ridotto, spiazzate dalla flessione dei consumi e da un boom delle rinnovabili che i vertici delle grandi aziende energetiche avevano sottovalutato. «Se tutta l’Italia fosse ricoperta di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi, avremmo comunque a disposizione un quarto dell’energia necessaria», aveva dichiarato alle agenzie di stampa l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni nell’aprile del 2010.

Mercoledì scorso il rapporto sui Comuni delle rinnovabili, curato dalla Legambiente e sponsorizzato dal Gse, ha informato gli italiani che l’energia pulita è arrivata a produrre il 26,6 per cento dei consumi elettrici complessivi italiani e il 14 per cento dei consumi energetici finali.

E’ uno scenario assolutamente inedito per un paese abituato a dipendere da poche grandi centrali.

Ormai ci sono più di 400 mila punti in cui si produce l’energia: le rinnovabili sono diventate un oggetto domestico per centinaia di migliaia di famiglie, artigiani, piccole imprese.E acqua, sole, vento, biomasse hanno priorità  di ingresso in rete: a fermarsi, nel caso di un eccesso di produzione, sono le centrali che generano un maggiore impatto ambientale, cioè quelle alimentate dai combustibili fossili. Troppo “verde” tutto insieme, secondo i produttori tradizionali che lo vogliono ridurre ottenendo una rimodulazione degli incentivi: richieste ascoltate dall’Autorità  dell’energia e da una parte del governo. Il presidente dell’Enel, Paolo Andrea Colombo, ha parlato di «rischio di funzionamento del sistema delle centrali tradizionali». Le fonti rinnovabili – sostiene il presidente – senza un’adeguata remunerazione delle centrali tradizionali pronte a garantire la riserva, mettono in pericolo il regolare funzionamento del sistema elettrico.

«L’energia pulita nel 2011 ha prodotto 84 miliardi di chilowattora, più dei consumi elettrici di tutte le famiglie italiane», ribatte Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. «Invece di pensare di fermarla sarebbe meglio smettere di costruire nuove centrali convenzionali. Chiudere quelle più vecchie e inquinanti. E trovare nuovi sbocchi per il mercato dell’elettricità , a cominciare dalle auto con la spina che, se collegate alle fonti rinnovabili, potrebbero abbassare drasticamente l’impatto del trasporto che resta una delle voci più pesanti nel bilancio energetico italiano dal punto di vista delle emissioni serra e dello smog».


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