Nunzia, suicida per disperazione “Non si vive con 600 euro al mese”

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GELA – Quella palazzina di quattro piani senza intonaco, come tante ce ne sono a Gela, gliela aveva tirata su suo marito con i risparmi di una vita da giardiniere. Ma adesso che lui se n’era andato, dopo una lunga malattia che lo aveva costretto a letto per 25 anni, “nonna Nunzia”, come tutti la chiamavano in via Amilcare, aveva paura di morire in povertà . Da sei mesi aspettava che l’Inps facesse i calcoli con quel che le spettava della pensione di reversibilità  del marito. Ascoltava alla tv le notizie sempre più allarmanti sulla crisi economica e diceva: «Come farò, come farò a pagare le bollette?». Poi ieri, quando i suoi figli le hanno detto che la pensione aveva subito un nuovo taglio, da 800 a 600 euro, non ce l’ha fatta più. Con gli acciacchi dei suoi 78 anni che non le permettevano di fare le scale, si è trascinata fino alla terrazza sul tetto della palazzina e si è buttata giù. Un volo di 12 metri che in un istante ha posto fine alla disperazione di un’anziana donna che, nonostante l’aiuto e l’affetto dei suoi quattro figli, viveva angosciata dall’incertezza di arrivare a fine mese con quell’assegno che si era ulteriormente e improvvisamente asciugato del 25%.
E Bruno, 43 anni, il figlio più piccolo al quale ancora ieri mattina aveva confidato le sue ansie prima che uscisse per andare a lavoro, non si dà  pace: «Lo Stato l’ha ammazzata – dice con rabbia – Non dovevano tagliarle la pensione in maniera così drastica».
Da quando, l’anno scorso, suo marito Giuseppe era venuto a mancare Nunzia Cannizzaro, donna mite e tranquilla, viveva da sola. La casa, per fortuna, ce l’aveva, sia lei che i suoi figli. Suo marito, una vita di lavoro in una cooperativa di giardinaggio, era riuscito a dare un minimo di solidità  economica alla sua famiglia costruendo quella palazzina dove abitavano anche tre dei quattro figli della coppia, due femmine e un maschio. Ed è stato proprio il figlio il primo ad accorrere ieri mattina davanti al corpo della madre: «Il taglio improvviso di 200 euro – racconta Bruno – ha fatto scattare qualcosa di sconvolgente nella sua mente. Non sapeva darsi pace, era disperata, la riteneva un’ingiustizia. Le notizie della crisi economica in Tv e i tagli operati dal governo avevano allarmato mia madre, come tutti gli italiani. Si può anche non credere a queste cose – aggiunge – ma bisogna trovarsi in talune situazioni di profondo scoramento per capire quel che una persona, psicologicamente debole, è in grado di pensare, di progettare e di mettere in pratica, fino all’autodistruzione, fino alla morte».
Di quegli 800 euro che attendeva da sei mesi, Nunzia si sarebbe anche arrangiata. «Tutto sommato andava ancora bene – dice il figlio – E’ stato quel taglio immotivato di 200 euro ha fatto scattare qualcosa di sconvolgente nella sua mente. Temeva di morire in povertà ».


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CASO UVA Ignoti devastano l’abitazione del testimone

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Finestra sfondata, mobili rotti, cassetti aperti. Ma nessun furto. E’ inquietante la scena che si è trovata di fornte la mattina di venerdì Alberto Biggiogero. La casa dove abitò con il suo amico Giuseppe Uva a Varese, e che ancora usa anche se spesso dorme dai genitori che abitano giusto al piano di spra, era stata distrutta senza un’apparente ragione. Biggiogero è il principale testimone sul caso della morte di Giuseppe.

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