“Nel lavoro flessibile aumenta l’elusione”

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ROMA – Nell’Italia dei contratti flessibili, molti lavoratori in nero sono emersi. Altri però sono finiti in una zona grigia in cui le aziende, per risparmiare sui costi, travestono i dipendenti da atipici. «Forme di elusione dure da scoprire, ma che la riforma del lavoro cerca di rendere più difficili», spiega Paolo Pennesi, direttore dell’attività  ispettiva al ministero guidato da Elsa Fornero.

Che cosa emerge dalla vostra azione?
«Nel 2011 abbiamo scovato 278 mila lavoratori irregolari, 47 mila più del 2010. Ma la percentuale di quelli del tutto in nero è scesa dal 53 al 38%».
Quindi il lavoro nero non è più il vostro pane quotidiano?
«Al Sud, dove la flessibilità  non è decollata, resta la nostra priorità . Ma al Centro-Nord molto nero è stato sostituito da forme di elusione. Dal 2009 al 2011 i contratti a chiamata sono aumentati del 247%, il lavoro occasionale accessorio, i cosiddetti voucher, del 458%. La nuova irregolarità  si nasconde lì».
Come vi muovete per contrastare questi abusi?
«Capire se un atipico è davvero tale non è come scovare un impiego in nero, ci vogliono lunghe indagini. E date le nostre forze (3.300 agenti del lavoro, più 423 Carabinieri, ndr) spesso non c’è il tempo materiale per svolgerle».
Cosa cambierebbe con la riforma del lavoro in discussione?
«Il campo dei voucher sarebbe ristretto, escludendoli dal commercio: bar, ristoranti e negozi. Per i rapporti a chiamata prevede che il datore la segnali in anticipo, almeno il giorno prima, in modo da aumentarne la tracciabilità . C’è poi il caso delle finte partite Iva, dipendenti mascherati da autonomi. Qui il passo è prudente, la riforma li “presume” come lavoratori a progetto, più tutelati. Certo questo non li riconosce ancora come subordinati».
Non sarebbe stato più utile limitare i tipi di contratto?
«Non è tanto il numero dei contratti ad incentivare gli abusi. L’importante è che la flessibilità  non venga usata per eludere rapporti di lavoro più stabili. Per questo deve essere tracciabile, trasparente».


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