Nucleare, l’Aiea: “L’Iran apre sulle ispezioni”

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NEW YORK – L’Iran fa una mossa a sorpresa, a poche ore dall’apertura della conferenza di Bagdad con le superpotenze: si dichiara improvvisamente disponibile a riaprire alle ispezioni internazionali una delle sue basi militari sospettate di ospitare ricerche nucleari. La notizia viene accolta con reazioni che variano: forti i sospetti di Israele, mentre la Casa Bianca la definisce «un passo in avanti» e attende di «giudicare l’Iran dalle sue azioni». Sullo sfondo c’è un’altra scadenza cruciale, quella del primo luglio quando devono entrare in applicazione le nuove super-sanzioni volute dagli Stati Uniti. Da una parte l’apertura di Teheran sembra dare ragione a Barack Obama che ha sempre puntato sull’efficacia di quelle sanzioni; dall’altra alimenta i sospetti israeliani (e non solo) che si tratti ancora una volta di un espediente iraniano per guadagnare tempo, allentare le sanzioni, dividere la comunità  internazionale. La posta in gioco è alta per tutti: da Obama che per mesi ha temuto un attacco israeliano prima delle elezioni Usa; ai Paesi europei con l’Italia in testa che sono in prima fila nell’applicazione delle sanzioni economiche.
A rimettere in movimento la situazione sono state le dichiarazioni di Yukiya Amano, il capo degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), al suo ritorno da Teheran. Aimano ha annunciato di attendersi un accordo “in tempi rapidi” per un’ispezione nella base militare di Parchin, dove l’Aiea sospetta che gli iraniani abbiano condotto test segreti sui “detonatori” di armi atomiche. 
Se confermata, questa disponibilità  segna una svolta. Accade alla prima visita che Amano compie in Iran dal 2009. Il disgelo sulle ispezioni non coinvolge direttamente la conferenza internazionale che si apre oggi a Bagdad con la partecipazione dell’Iran e del Gruppo dei Sei: i cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania. Sul tavolo del vertice di Bagdad c’è un’altra richiesta: un limite stringente alla quantità  di uranio arricchito di cui l’Iran potrà  disporre. Il limite è considerato essenziale per fissare un confine tra l’uso civile dell’energia atomica ed il passaggio alla produzione di armi nucleari. 
Ma è evidente che un miglioramento dei rapporti tra l’Iran e l’Aiea può avere riflessi politici anche sul clima in cui si apre la conferenza di Bagdad. L’apertura di Teheran non giunge inattesa: durante il G8 e poi nel corso del vertice Nato diverse fonti dell’Amministrazione Obama avevano espresso ottimismo sulla possibilità  di raggiungere risultati positivi usando le vie diplomatiche. Ieri la Casa Bianca ha commentato l’annuncio di Amano con tono favorevole ma prudente: gli americani non vogliono rischiare una figuraccia come quella del 2007 – 2008 quando dopo una serie di finte aperture l’Iran si rimangiò le promesse e i rapporti precipitarono. A mettere in guardia gli Stati Uniti è il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, secondo il quale «l’Iran cerca di dare un’impressione di progresso per rimuovere la pressione delle sanzioni». Proprio la minaccia di un’operazione militare di Israele contro i siti nucleari iraniani, aveva spinto Obama ad accentuare la pressione sugli alleati per un’applicazione rigorosa del nuovo giro di sanzioni economiche. La campagna presidenziale americana era considerata dalla Casa Bianca come un periodo ad alto rischio per un coinvolgimento in un conflitto tra Israele e l’Iran.


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