Rischio crac, 400 milioni alla Regione

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PALERMO â€” Lo Stato corre in soccorso della Sicilia: ecco 396 milioni di euro per far fronte alla crisi di liquidità  della Regione. «Trasferimenti già  programmati », fanno sapere ambienti governativi all’indomani della lettera di Monti che aveva chiesto a Raffaele Lombardo conferma delle sue imminenti dimissioni e prospettato interventi sostitutivi per risanare i conti della Regione. Al termine di una lunga giornata di polemiche, il governo attenua la portata dell’allarme: «Non c’è rischio di default per la Sicilia. Il problema non è strutturale ma di temporanea mancanza di liquidità  ed è stato risolto». L’aiuto finanziario – che si era sbloccato in mattinata nel corso di un incontro al ministero dell’Economia consiste nel rimborso di fondi Fas che erano stati anticipati dalla Regione. Il bilancio dell’ente, aggiunge la fonte ufficiale, «è stato in attivo nel 2011 e nel 2010 e i fabbisogni delle Regioni speciali
non sono automaticamente garantiti dall’amministrazione centrale dello Stato». Un messaggio lanciato anche per tranquillizzare i mercati di fronte al rischio di un effetto-contagio. Di certo, nelle prime ore di ieri, il caso Sicilia era finito sul tavolo di un incontro
fra Monti e il capo dello Stato Giorgio Napolitano, mentre Casini e la Lega lanciavano strali sull’Isola assimilata alla Grecia. «Non possiamo accettare – dice il leader dell’Udc – che si trasformi in un nominificio in spregio al buco di bilancio». Roberto Maroni
sbotta: «Non pensate di far pagare ancora una volta al Nord i debiti folli della Sicilia». Lombardo incassa e passa al contrattacco. I conti della Sicilia? «Sono in ordine: abbiamo un bilancio di 27 miliardi e un indebitamento di cinque, lo Stato è messo molto peggio. Le agenzie di rating ci collocano sullo stesso livello del Veneto e un passo avanti rispetto al Piemonte». Il governatore respinge qualsiasi ipotesi di commissariamento da Roma («Lo Statuto non lo prevede, sarebbe un golpe») e conferma le dimissioni: «Me ne andrò il 31 luglio, se non il 24 quando incontrerò Monti. E si voterà  a ottobre in Sicilia». Lombardo vede una manovra politica dietro la mossa di Monti: «In realtà  Pd, Udc e Pdl vogliono che si vada alle urne in primavera anche per le Regionali, per usare questa terra come merce di scambio per gli accordi nazionali. Ma la Sicilia ha bisogno subito di un governo forte».
L’affondo più deciso su Casini («non dimentichiamo che ha sostenuto e coperto la giunta Cuffaro») e su Formigoni che aveva ironizzato sul suo cognome: «Felice di non essere lombardo di fatto – dice il governatore siciliano – Io di certo non vado seminudo a fare le vacanze pagate alle Antille». Ci sarebbero da spiegare anni di politiche clientelari che hanno gonfiato gli organici e fatto saltare la spesa: «Le assunzioni dei precari non le ho fatte io. Ora se qualche pseudo industriale pensa che debba licenziare 50 mila persone vada a morire ammazzato». Il bersaglio, malgrado Lombardo smentisca, sembra Ivan Lo Bello, il numero due di Confindustria. Che, dopo avere incassato ampia solidarietà , dal Pdl a Idv, reagisce così: «Il presidente della Regione è in un momento di grave difficoltà . Anche psicologica».


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