Allarme Grecia, no di Berlino a nuovi aiuti Juncker: “L’uscita dall’euro è possibile”

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BERLINO — Cominciano i dieci giorni cruciali per il futuro dell’euro, e in vista dei vertici di Angela Merkel giovedì con Franà§ois Hollande, venerdì con Antonis Samaras e il 29 con Mario Monti, la sorte della Grecia spacca la Ue: Germania contro Francia ed Europa mediterranea. «Sarebbe stupido non pensare a piani d’emergenza se gli sforzi per risolvere la crisi dell’euro dovessero fallire», e «non è pensabile un nuovo programma di aiuti per Atene», ha ammonito ieri a Berlino il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble: «non possiamo gettare denaro in un pozzo senza fondo». I piani d’emergenza per un dopo-euro evocati dalla Finlandia dunque non sono sconfessati dalla Repubblica federale, tutt’altro. Niente concessioni al premier ellenico, né sconti né tempi più lunghi, incalza il responsabile degli Esteri, Guido Westerwelle. È una posizione opposta a quella dell’Eliseo e dei paesi mediterranei. Al summit franco-tedesco e agli altri appuntamenti tra i leader dell’eurozona si preannunciano duri scontri, e compromessi ardui se non impossibili. L’avvertimento più duro viene dal premier lussemburghese e capo dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: un’uscita della Grecia dall’eurozona «è tecnicamente possibile ma non concepibile dal punto di vista politico, e i suoi rischi sarebbero imprevedibili». La posizione di Atene è sempre più insostenibile, e l’appoggio francese e dell’Europa meridionale (il ministro dell’Economia spagnolo de Guindos ha auspicato interventi illimitati della Banca centrale europea) potrebbe non bastare. Samaras vuole due anni di tempo in più, fino al 2016 anziché 2014, per tagli per 11,5 miliardi, consolidamento e riforme concordati con la Trojka, i negoziatori di Ue, Bce e Fondo monetario. Ma nuovi allarmi rafforzano i no tedeschi. Secondo Spiegel online, Atene lamenta un buco di circa 3 miliardi in più rispetto al previsto. I tagli dovrebbero dunque arrivare attorno a 14 miliardi, e già  un terzo degli 11,5 miliardi risulta non coperto. La causa: deludenti entrate delle privatizzazioni e calo degli introiti tributari, per la recessione. Con un debito a oltre 303 miliardi, Atene ha già  bruciato i tagli sugli interessi concessile tre mesi fa. Non basta dunque l’attacco di Westerwelle agli «euroscettici che creano la paura del tedesco cattivo». Un accordo per la proroga è impossibile, rincarerebbe troppo il conto per i creditori, nota egli stesso. E soprattutto Schaeuble lancia duri moniti: «Ci sono dei limiti, non è pensabile mettere a punto un nuovo piano per la Grecia». Il ministro delle Finanze ha anche chiesto ai tedeschi «più rispetto per i paesi dell’Europa meridionale: anche noi a volte diamo fregature e violiamo le regole». Ha rassicurato, sottolineando che l’euro è stabile, il rischio inflazione non esiste, e le reazioni dei mercati «sono esagerate, visto che gli Usa stanno molto peggio di noi», ma il segnale duro ad Atene, e alla Parigi di Hollande, resta preciso, e fotografa il disaccordo. La mediazione di Juncker, atteso mercoledì da Samaras, potrebbe non riuscire. «Non ci sono ragioni per ritenere possibile lo scenario di un’uscita greca», egli insiste. Sottolineando poi che «i mercati sono ingiusti con Italia e Spagna, non tengono conto delle loro misure di consolidamento. I tassi sopra il 7 per cento sono alti, e ingiusti». Ma nuovo allarme e crescente pessimismo tedeschi verso Atene possono far precipitare tutto.


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