Romney svela le tasse: paga il 14%

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NEW YORK — La notizia ha colto tutti di sorpresa. Per mesi durante le primarie repubblicane, Mitt Romney si è rifiutato di onorare la consolidata tradizione che da decenni vede i candidati alla presidenza Usa rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi. Il motivo del diniego: «Si tratta d’informazioni non rilevanti per la corsa alla Casa Bianca». Nel pomeriggio di ieri, il colpo di scena. «Nel 2011 Romney ha pagato 1,95 milioni di tasse, su un reddito di 13,7 milioni di dollari», ha dichiarato il responsabile della sua campagna elettorale. Il miliardario che ha accumulato una fortuna quand’era dirigente della Bain Capital, ha pagato un’aliquota complessiva del 14,1%: tra le più basse degli Stati Uniti, se si pensa che una segretaria part-time ne sborsa intorno al 30%. La sua decisione di rilasciare il documento proprio ieri è stata interpretata dai media come «un tentativo disperato per insabbiare la notizia». «Da sempre i politici scelgono il venerdì pomeriggio per rilasciare documenti più compromettenti — teorizza il New York Times — nella speranza che l’America in partenza per il weekend non segua le notizie di giornali e tv».
Lo stratagemma non è servito a sopire il crescente coro di opinionisti e politologi secondo cui Romney appare sempre di più come un candidato sotto assedio. Ancora ieri i siti web hanno rilanciato la notizia secondo cui, ad agosto, Barack Obama ha inflitto una cocente sconfitta al suo rivale repubblicano nella raccolta fondi. Grazie ad una moltitudine di piccoli donatori, il presidente Usa ha accumulato la cifra record di 84,7 milioni di dollari, contro i 66,6 dell’ex governatore del Massachusetts. Priorities Usa, il Super Pac che sostiene Obama, ha a sua volta raccolto 10,1 milioni di dollari, battendo per la prima volta Restore Our Future, che sostiene Romney e che ha rastrellato circa 7 milioni. Il rush finale per l’ex governatore del Massachusetts si preannuncia ancora più in salita. «Romney è entrato nell’ultimo giro di corsa con solo 35 milioni di dollari in cassa», rivela la Federal Election Commission, «contro gli 86 di Obama».
Persino i sondaggi lo vedono arrancare dopo il famigerato video reso pubblico lunedì dalla rivista Mother Jones, in cui denigrava il 47% degli americani che vota per Obama, definiti «parassiti sulle spalle dello Stato». Una rilevazione di Nbc/Wall Street Journal svela che Obama ha raggiunto la soglia del 50% dei voti, con cinque punti di vantaggio su Mitt Romney. Cinque punti di vantaggio anche per il più recente dei sondaggi della conservatrice Fox News, secondo cui le preferenze per Obama si attesterebbero al 49% contro il 44% di Romney.
Nel tentativo, deriso dalla blogosfera liberal, di soccorrere il consorte in difficoltà , Ann Romney ha concesso un’accorata intervista all’emittente conservatrice Radio Iowa, dichiarando di «averne abbastanza delle critiche rivolte a mio marito». «È un lavoro difficile — ha affermato — volete provare? Buttatevi nel ring». L’aspirante first lady ha esortato tutti gli americani a «capire quanto siamo fortunati ad avere una persona con le qualifiche e l’esperienza di Mitt come candidato alla presidenza». Poi l’aereo della moglie di Romney, diretto in California, è atterrato in emergenza in Colorado per un’avaria che aveva inondato di fumo la cabina: nessun ferito, solo tanta paura.
Che il clima stia diventando sempre più difficile per i repubblicani si è capito ieri all’evento organizzato a New Orleans dalla potente lobby dei pensionati Aarp, durante i quale il candidato alla vicepresidenza Paul Ryan è stato fischiato quando ha proposto di «metter mano alle pensioni e alla mutua per gli anziani», i due popolarissimi capisaldi dell’assistenza statale, considerati intoccabili dagli americani over-65.


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